Attualità - 17 marzo 2026, 17:25

Esplosioni sulla Seajewel, aumentati i controlli di sicurezza: dai controlli delle navi all'implementazione delle telecamere

La Capitaneria sta lavorando anche per dar vita a sistemi anti intrusione subacquei

Esplosioni sulla Seajewel, aumentati i controlli di sicurezza: dai controlli delle navi all'implementazione delle telecamere

Le esplosioni sulla nave petroliera Seajewel lo scorso 14 febbraio 2025 ancorata alle boe Sarpom Tra Savona È Vado Ligure avevano di fatto portato la Capitaneria di Porto ad aumentare di fatto la sicurezza in ambito portuale.

Proprio questa mattina nella sede della Guardia Costiera è stato svolto un incontro del Comitato per la sicurezza Marittima al quale hanno partecipato l'Autorità di Sistema Portuale, i carabinieri, la polizia e la guardia di finanza, con al centro la guerra in Iran e tutte le strategie da mettere in campo come meccanismo di prevenzione.

La Capitaneria savonese a seguito proprio dell'attacco alla petroliera aveva rivisto lo scorso anno i piani di sicurezza degli impianti petroliferi e implementato le telecamere sul territorio, lavorando anche per dar vita a sistemi anti intrusione subacquei.

Inoltre è stata avviata un'attività preventiva di intelligence per capire chi sono i proprietari delle navi che arrivano nei porti, se hanno avuto incidenti in passato e controllando la merce trasportata.

"Dalla Seajewel in poi il 70% delle navi vengono ispezionate con i controlli delle carene - ha spiegato il Comandante Matteo Lo Presti - Le navi inoltre hanno il divieto di entrare in rada in attesa dell’attracco: le petroliere sono obbligate ad attendere a 12 miglia dalla costa e avvicinarsi ai porti solo dopo il via libera".

La nave fu colpita da due ordigni piazzati sullo scafo che aprirono uno squarcio, fortunatamente senza gravi conseguenze che avrebbero potute essere catastrofiche per l'ecosistema savonese.

Battente bandiera di Malta ma parte della flotta greca Thenamaris, era considerata una delle tante unità inserite nella cosiddetta “flotta fantasma” che, con GPS disattivati e rotte opache, collega i porti russi sul Mar Nero al Mediterraneo occidentale.

Dai rilievi subacquei, nonché dalle foto e riprese notturne dello scafo, era emerso come le due cariche esplosive potrebbero essere state collocate "da un commando subacqueo", con tecniche compatibili con operazioni militari speciali.

Fonti dei servizi segreti italiani, interpellate dal "Copasir", avevano confermato che la dinamica dell’attentato aveva portato ad escludere un incidente interno. Le lamiere lacerate della carena e la direzione delle deformazioni suggerivano infatt "un’esplosione proveniente dall’esterno verso l’interno dello scafo".

Inoltre, i filmati delle telecamere sulla spiaggia di Zinola e nei dintorni avrebbero mostrato "movimenti sospetti", con individui "indaffarati" dalle 22 alla mezzanotte, ovvero le ore immediatamente precedenti allo scoppio delle mignatte, i due ordigni esplosivi subacquei a fissaggio magnetico che avrebbero lacerato lo scafo della Seajewel.

Secondo la Procura di Genova che ha indagato per terrorismo, la Seajewel avrebbe caricato petrolio nel porto algerino di Arzew, ma gli incroci satellitari dimostrano una sosta precedente "nei porti russi del Mar Nero", tra cui Novorossijsk, con GPS spento. Le analisi condotte sull’origine del carico gettano un’ombra sulla reale provenienza del greggio, che potrebbe essere stato "trasbordato o miscelato per aggirare l’embargo europeo sul petrolio russo". 

Il sospetto iniziale, cioè che la nave fosse coinvolta in traffici per aggirare le sanzioni occidentali anti-russe sul trasporto di greggio, quale parte di quella che viene definita "flotta fantasma", aveva preso corpo con elementi che si erano via via aggiunti.

Luciano Parodi

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