Curiosità - 17 marzo 2026, 15:29

La festa patronale e i "balunetti". Tanti i savonesi ad acquistarli: "Molti dicono che è una tradizione morta, ma non è vero"

Questa sera occhi al cielo per vederli sulle finestre e sui balconi dei savonesi. Ora tocca alle nuove leve continuare il "rito". La storia dei balunetti

"Molti dicono che è una tradizione morta, ma non è vero":

Così i pochi commercianti rimasti a venderli si esprimono sui balunetti, una tradizione che però deve essere tramandata per non far sì che finisca nel dimenticatoio. 

La notte che precede la festa patronale di Nostra Signora della Misericordia a Savona da anni e anni le luminose lanterne colorate di carta, illuminano le finestre e i balconi dei savonesi.

E in alcuni negozi di Savona, purtroppo sono rimasti in pochi ad esserne provvisti, il via vai da alcuni giorni è importante. Soprattutto persone anziane ma non solo.

"La corsa al balunetto si è ridotta negli ultimi due giorni con l'inizio delle vendite da venerdi. Non sono tantissimi gli acquisti ma in linea con gli altri anni - ha detto il titolare di Carta Market di via Brusco - La richiesta c'è, tanti anziani soprattutto e pochi giovani ma diversi, 40-50enni che ricordano di averli avuti quando erano bambini e ora hanno messo su famiglia vogliono mantenere la tradizione con i figli".

Per non rischiare a causa del vento che si brucino in molti stanno optando per inserire all'interno altri tipi di luce.
"Ho venduto molto meno candele ma luci a led e pile" ha continuato l'esercente.

La tradizione risale al 1536 all'apparizione della Madonna al contadino nativo della valle di San Bernardo Antonio Botta nel 1536. Trovandosi nella valle del Letimbro a diversi km dal centro, nei pressi di un ruscello, alla confluenza del torrente Letimbro, su una pietra del corso d'acqua, gli apparve la  Vergine Maria vestita di bianco e circondata una forte luce abbagliante. Gli venne chiesto  di recarsi dal suo confessore e tramite quest'ultimo, di esortare il popolo a fare lo stesso. La Vergine gli avrebbe chiesto inoltre di ritornare nello stesso luogo dopo quattro sabati visto che altri messaggi dovevano essere comunicati alla curia e al popolo di Savona.

A quell'apparizione ne fece seguito un'altra, il quarto sabato dopo il primo evento, nella quale la Madonna gli portò messaggi di misericordia e non giustizia da diffondere ai savonesi. Proprio qualche anno prima infatti, nel 1528, Savona fu sconfitta dalla Repubblica di Genova attraversando poi una importante crisi economica.  L'obiettivo della Madonna era proprio far riappacificare Savona e Genova non utilizzando la giustizia ma la misericordia (durante la prima apparizione Botta fu convocato per un interrogatorio dal podestà genovese Baldassarre Doria che reggeva il feudo di Savona per conto della Repubblica di Genova). 

La Vergine Madre sarebbe poi in seguito apparsa ai savonesi in processione, per chiedere la costruzione di un santuario e di una cappella, per invitare tutti a unirsi alla preghiera.

Il primo progetto di costruzione fu un oratorio, ma optarono in seguito per la costruzione di un'opera maggiore, un santuario con vicino un ospizio per i poveri che vennero conclusi nel 1840. Il 18 marzo, giorno della prima apparizione mariana ad Antonio Botta,era stata scelta come una data di festa con annessa processione al santuario.

Per illuminare la strada della processione vennero poi allestiti dei falò a partire dalla chiesa di San Bernardo passando per la casa del Beato Botta arrivando fino a raggiungere il Santuario.

Per le vie e strade del centro ed della periferia poi i savonesi avevano deciso la sera prima, il 17 marzo, di illuminare la propria città con i "balunetti", così si chiamano in dialetto, di diverse colorazioni. Da sempre mettendo all'interno delle candele che però con un forte vento rischiano di far avvicinare la fiamma e bruciare i palloncini, ma anche negli ultimi anni con luci a led e lampadine mantenendo più basso il rischio incendio.

Ed era anche un classico della tradizione fare una passeggiata ed apprezzare la città colorata per la propria festa patronale.

 Tramandato da nonni e genitori il rito dei "balunetti" si sta rischiando soprattutto negli ultimi anni di perdersi. Ora sono le nuove leve che devono far sì che i propri figli la portino avanti.

Luciano Parodi

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