Attualità - 21 marzo 2026, 10:10

Commercio a Savona e serrande abbassate tra cambio dei consumi e chiusure di attività

I dati di Confcommercio riguardano le singole attività produttive con sede legale nel Comune, non quelle con sede in altri luoghi ma punti vendita in città

Da 552 negozi nel centro storico nel 2012 a 335 nel 2025; da 306 degli altri quartieri a 235. È il ritratto del commercio a Savona fatto dal rapporto di Confcommercio in Liguria, e nelle province della regione, su elaborazioni dell’Ufficio Studi Confcommercio su dati del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne.

Crollano da 158 a 120 i negozi di alimentari, con un calo più netto nel centro storico. Quasi dimezzati i negozi di abbigliamento e calzature, da 134 a 72; profumerie, fiorai e gioiellerie, da 134 a 96; mobili e ferramenta da 82 a 51; libri e giocattoli da 56 a 26. Diminuiscono anche le farmacie, da 27 a 21; le rivendite di tabacchi, da 31 a 21, e le edicole da 33 a 16.

I dati, specifica il Comune, riguardano le singole attività produttive con sede legale in città, escludendo ad esempio franchising o comuqnue con sede in altri luoghi ma punti vendita a Savona.

I dati segnano comunque un cambio nei consumi che ha visto un'accelerazione con il Covid e la realizzazione di punti vendita della grande distribuzione, dove è possibile trovare anche altri generi commerciali oltre a quelli commestibili. Durante la pandemia l'acquisto tramite internet ha trovato uno dei suoi maggiori sviluppi, cambiando molte abitudini d'acquisto che sono poi rimaste.

Le attività commerciali al dettaglio, di fronte a queste tendenze e ai cambi nelle abitudini dei consumi, a cui si sommano affitti elevati, tassazioni varie e altre spese, sono costrette a chiudere.

L'assessora al commercio del Comune di Savona si sta confrontando con i colleghi di città come Alba, Cuneo, Mondovì o Varese su queste tematiche e sul cambio di approccio ai consumi per trovare soluzioni. Una di quelle adottate da Palazzo Sisto è il recente bando contro lo sfitto commerciale".

"L’obiettivo del bando sfitto, che scade il 31/5, è sperimentare uno strumento che per la prima volta stanzia risorse dedicate all'avvio di nuova impresa - commenta Elisa Di Padova, vicesindaco e assessore al Commercio - sarà importantissimo il lavoro di coinvolgimento delle imprese interessate e anche la sensibilizzazione dei proprietari dei locali sfitti con il lavoro delle associazioni di categoria perché solo se c'è corresponsabilità si può fare il match".

"Crisi del commercio e rischio di desertificazione commerciale – prosegue - sono temi nazionali, come si rileva dall'analisi sulle sedi legali su tutti i capoluoghi. Bene il freno della città a questa tendenza rispetto alle posizioni del 2021, ma è nostra intenzione continuare a fare tutto quel che è nelle nostre possibilità con quegli interventi strategici che qualifichino Savona come città capace di attrarre risorse, persone e investimenti. Alcune zone sono più a rischio desertificazione commerciale e vanno seguite con molta attenzione".

"Per fare chiarezza e spingere tutti coloro i quali si stanno occupando di questo tema – conclude - ho inviato anche una nota indirizzata ai membri della Cabina di Regia del Commercio, all'Ordine dei Commercialisti, ai proprietari di immobili e alle agenzie immobiliari che, oltre a dare informazioni relative al protocollo e al bando contro lo sfitto in scadenza a fine maggio, riassume anche le misure già introdotte dal Comune per agevolare l'apertura di nuove attività e tuttora vigenti su tutto il territorio comunale, come la gratuità della Tari e della tassa sulle insegne per i primi tre anni e del suolo pubblico nel giorno dell'inaugurazione".

Ma anche alberghi e ristoranti vedono una rassegna di saracinesche che nel corso degli anni si sono abbassate. Gli alberghi scendono nel complesso da 13 nel 2012 a 10 nel 2025; i bar da 163 nel centro storico a 116, più quelli negli altri quartieri che da 68 diventano 58. I ristoranti in centro passano però da 80 a 89 nel centro storico e da 50 a 44 nelle altre aree cittadine; crescono invece rosticcerie e pasticcerie, da 46 a 60.