Politica - 29 marzo 2026, 14:30

Violenza giovanile, Podio: “Casi come Paolo e Aba segno di deriva pericolosa: dal dolore un monito alle istituzioni”

Mercoledì il consigliere comunale ingauno ha assistito, alla Camera, alla presentazione dell'associazione Uniti per Paolo: “Non possiamo aspettare un’altra tragedia”

Violenza giovanile, Podio: “Casi come Paolo e Aba segno di deriva pericolosa: dal dolore un monito alle istituzioni”

“Un tempo nelle scuole i diverbi si risolvevano con un pugno, oggi con un coltello e domani, se non interveniamo, rischiamo di vedere armi da fuoco tra i banchi. Non possiamo permetterlo”.

E’ l’auspicio del consigliere comunale albenganese Nicola Podio, che lo scorso mercoledì ha partecipato alla mattinata organizzata presso la Camera dei Deputati e dedicata al tema della violenza giovanile, dov’è stata anche presentata l’associazione Uniti per Paolo, nata dal tragico incidente che ha ridotto il giovane ingauno sulla sedia a rotelle per un’aggressione.

Podio ha ascoltato anche la testimonianza di Kiro, cugino di Aba, giovane marocchino ucciso a La Spezia “per un motivo assurdo e inaccettabile: una gelosia malata, l’idea che una persona possa essere una proprietà”

“Kiro ha avuto la forza e la lucidità di consegnarci tre parole semplici ma potentissime: dialogo, rispetto, responsabilità - continua Podio - Dialogo con le istituzioni, che devono essere presenti e capaci di ascoltare davvero, rispetto per ogni persona, al di là delle idee, del colore della pelle, della religione, e poi ancora responsabilità, perché chi sbaglia deve pagare, ma la società deve fare tutto il possibile per evitare che si arrivi a certi gesti. La testimonianza di Kiro è stata devastante, ma anche un monito che pesa come un macigno: i segnali ci sono sempre, il punto è se vogliamo vederli o continuare a ignorarli. Quello che è successo ad Aba non è un fatto isolato, è il sintomo di un disagio più profondo che riguarda i nostri giovani”

“Anche ad Albenga sappiamo bene cosa vuol dire confrontarsi con il dolore causato dalla violenza - ricorda il consigliere di minoranza albenganese - la storia di Paolo Sarullo e della sua famiglia ci insegna che si può trasformare una tragedia in un messaggio costruttivo, in un richiamo forte alla responsabilità collettiva. Non odio, ma impegno. Non vendetta, ma prevenzione. Ma non possiamo aspettare altre tragedie”

“Proprio in questi giorni un ragazzo ha tentato di uccidere la sua professoressa a scuola con un coltello. Le istituzioni devono fare la loro parte: più presenza educativa nelle scuole, strumenti di ascolto reali, coinvolgimento delle famiglie, percorsi di responsabilità per i giovani e un lavoro serio sul tema delle armi tra i minori. Ma anche la società civile deve sentirsi chiamata in causa. Non possiamo aspettare un altro caso come quello di Aba o come quello di Paolo. Dobbiamo intervenire adesso, insieme, perché la scuola e tutti i luoghi di socialità tornino a essere spazi sicuri, dove i nostri ragazzi possano crescere senza paura e con la speranza di un futuro migliore” conclude. 

Redazione

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