Attualità - 02 aprile 2026, 07:43

Giovedì Santo tra fede e tradizione con i Sepolcri e il giro delle 7 chiese

Un rito antico che parte dalle reliquie dei martiri e riscoperto da san Filippo Neri

Foto di repertorio del Sepolcro nella chiesa dei Battuti Neri, a Bra

Foto di repertorio del Sepolcro nella chiesa dei Battuti Neri, a Bra

Toccanti, suggestivi e autentici. Sono i riti della Settimana Santa, nati dalla fede, dalle tradizioni ed antiche devozioni non sempre perdute, ma anzi spesso gelosamente tramandate nei secoli ed arrivate praticamente intatte fino ad oggi.

Uno di essi si svolge il Giovedì Santo, giorno in cui dal pomeriggio e fino a tarda notte i fedeli si recano nelle chiese per adorare e raccogliersi in preghiera dinanzi ai cosiddetti “Sepolcri”, termine popolare con cui vengono identificati gli altari della reposizione, luoghi in cui nella liturgia cattolica viene riposta e conservata l’Eucaristia al termine della Messa vespertina in Coena Domini (Messa nella Cena del Signore) in cui prende il via il Triduo pasquale.

Se oggi la visita ai Sepolcri inizia la sera del Giovedì Santo e prevede la visita delle Sette Chiese o la sosta in almeno tre chiese, ma comunque in un numero dispari, si deve a San Filippo Neri, che a partire dal 1552 ha recuperato e rilanciato una pratica risalente ai primi secoli delle antiche comunità cristiane. Attraverso questo fioretto quaresimale, intendeva far allontanare i fedeli dalle “seduzioni” del Carnevale romano, e divenne presto un’usanza molto radicata nella popolazione di quel tempo.

L’itinerario filippino si snodava lungo le strade di Roma e per 24 chilometri prevedeva 7 fermate presso le 4 basiliche maggiori di San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le mura e alle 3 basiliche minori di San Sebastiano sull’Appia, Santa Croce in Gerusalemme e San Lorenzo fuori le mura.

Le 7 chiese hanno però una simbologia particolare: la prima chiesa ricorda il viaggio di Gesù dal Cenacolo (dove celebra l’Ultima Cena con i suoi apostoli) al giardino del Getsemani (dove prega e suda sangue). La seconda fa riferimento al passaggio dal giardino del Getsemani alla casa di Anna, dove fu interrogato e ricevette lo schiaffo da una guardia. Nella terza chiesa, la preghiera si concentra sul viaggio di Gesù nella casa di Caifa, dove ha ricevuto sputi, insulti e sofferto per tutta la notte, mentre il centro di riflessione per la quarta chiesa è la prima volta di Gesù davanti a Pilato, il governatore romano della regione. Nella quinta chiesa il Signore è accompagnato davanti al re Erode, nella sesta si medita sulla seconda volta davanti a Pilato e quando Gesù fu coronato di spine e condannato a morte, mentre nell’ultimo tempio ricordiamo il viaggio di Cristo dalla casa di Pilato al monte Calvario, portando la croce sulle spalle, la sua morte e il suo passaggio alla tomba, da dove risorge il terzo giorno.

Nella Città Eterna, le basiliche custodiscono da sempre importanti reliquie della cristianità e sono considerate anche luogo di sepoltura dei primi martiri: proprio da questa ragione nacque l’uso popolare di indicare le stazioni di questo itinerario con il nome di Sepolcri, nome che la tradizione ha portato poi erroneamente ad identificare con il semplice tabernacolo che si espone sull’altare al termine della Messa serale del Giovedì Santo.

Tra gli addobbi tipici dei sepolcri, troviamo i fiori bianchi, il vino fatto bollire con l’incenso e i semi di grano germogliati al buio che simboleggiano il passaggio dalle tenebre della morte di Gesù alla sua risurrezione. Nell’altare vengono collocati il tavolo, simbolo del sacrificio, il pane, i dodici piatti degli Apostoli e il tabernacolo dove è collocata l’Eucaristia. Tutto il resto in chiesa viene oscurato in segno di contrizione, perché è iniziata la Passione di Gesù: le campane tacciono, l’altare maggiore è disadorno, il tabernacolo vuoto è aperto, i crocifissi coperti. Fino al grande giubilo della Risurrezione nel giorno di Pasqua.

Silvia Gullino

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