Ma chi l'ha detto che i bambini di oggi stanno tutto il giorno al telefono e non sanno più giocare? Basta andare il pomeriggio al parco di Piazza delle Nazioni, dopo l'orario di uscita delle scuole De Amicis.
Gessetti alla mano, si vedono i bambini e le bambine tracciare a terra i giochi che anche noi facevamo da piccoli. Tutto in modo spontaneo e divertente. Il pampano (chiamato anche gioco della campana e in mille altri modi a seconda della zona geografica) è un classico gioco di strada, uno dei giochi all'aperto più antichi. Per farlo basta poco: un fondo asfaltato, un gessetto per disegnare le caselle numerate a terra e una pietra. I bambini lanciano un sasso piatto e saltellano su un piede solo tra le caselle, evitando quella con il sasso, per poi recuperarlo al ritorno.
Un gioco che non è solo divertimento: è anche esercizio di equilibrio, senso di definizione degli spazi, ma soprattutto occasione di confronto con gli altri. Ed è proprio grazie a questo ruolo formativo che il gioco ha resistito invariato per secoli e secoli.
Il gioco avrebbe origini antichissime, che si fanno risalire addirittura a circa 3.000 anni fa, ai tempi dell’Antica Roma. Pare che fosse praticato con il nome di gioco del “clàudus”, cioè “zoppo”. Il riferimento è infatti al fatto che, per giocare, si saltellava su una gamba sola.
Insomma, un gioco rimasto vivo e sempre amato dai più piccoli du tutte le generazioni, che ci ricorda che dovremmo smetterla di definire i bambini di oggi imbambolati davanti a un cellulare (come spesso facciamo noi adulti). Anzi, sono ancora capaci di divertirsi, inventare, socializzare e godersi le belle giornate all’aria aperta, riscoprendo il piacere semplice e autentico del gioco condiviso.





