Nonostante alcuni passi avanti nel rinnovo del contratto nazionale, il tema della precarietà resta centrale nel settore metalmeccanico, anche nel territorio savonese. La FIOM accende i riflettori su una situazione che rischia di compromettere il futuro occupazionale e produttivo, chiedendo interventi concreti da parte di imprese e istituzioni.
“Il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici - spiega Cristiano Ghiglia, segretario di Fiom Cgil Savona - ha portato risultati positivi anche in termini di contrasto alla precarietà con l’introduzione di garanzie reali di stabilizzazione come il 20% per usare le causali oltre i 12 mesi e i 48 mesi di missione per i lavoratori interinali, ma questo potrebbe non essere sufficiente. La Fiom intende affrontare con forza la problematica del crescente aumento della precarietà nel settore metalmeccanico anche nel savonese, una condizione che colpisce sempre più lavoratrici e lavoratori, minando diritti, dignità e prospettive future. Contratti a termine reiterati, somministrazione, part-time involontario e false partite IVA non possono diventare strumenti strutturali di gestione del lavoro, anziché eccezioni. La situazione rischierebbe di generare insicurezza economica e sociale, impedendo alle persone di costruire un progetto di vita stabile".
"Non è accettabile - prosegue Ghiglia - che, in un settore strategico per il Paese e per il territorio si scarichi il rischio d’impresa sui lavoratori più deboli. La precarietà non solo impoverisce chi lavora, ma indebolisce l’intero sistema produttivo, riducendo qualità, sicurezza e innovazione. La Fiom rivendica e intende affrontare per via contrattuale sul territorio e in ogni azienda la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, il rafforzamento delle tutele collettive e investimenti su formazione. La Fiom è disponibile a fare la sua parte, chiediamo alle imprese e alle istituzioni un cambio di rotta immediato. È necessario rimettere al centro il lavoro stabile, sicuro e dignitoso. Da anni anche il nostro territorio vede ridurre la propria base produttiva, stanno mancando da parte della politica e delle Istituzioni gli orientamenti e le scelte sui temi del lavoro e dell’industria.
"Sono sempre più urgenti interventi di politica industriale -aggiunge - senza i quali si rischia di peggiorare ulteriormente una condizione già precaria in quanto la produzione generalmente è tornata a scendere. Si perdono professionalità e i dati dell’occupazione nel comparto metalmeccanico in provincia non sono positivi.
Pertanto, serve creare percorsi formativi affinché i nostri giovani possano avere un lavoro stabile, non precario, ben retribuito e di qualità nelle nostre fabbriche.
Sono aperte criticità aziendali come Zendra Systems e Bitron coinvolte nella problematica più generale del comparto Automotive e bisogna ancora chiarire il merito delle realtà che possono avere una prospettiva come Alstom e Piaggio Baykar, non solo su intendimenti generici ma con segnali concreti. Senza lavoro di qualità e certezze occupazionali in ogni fabbrica e in ogni stabilimento, non sarà possibile ipotizzare un serio rilancio del comparto metalmeccanico del nostro territorio.”





