Un abbraccio e un applauso della sala Rossa del comune di Savona, gremita, per Michele Costantini, ex funzionario dei vigili del fuoco di Savona e Antonietta Bosio, la “bambina” che Costantini salvò in via Giacchero a Savona nell’attentato che colpì lo stabile la sera del 20 novembre 1974. Uno degli attentati con due vittime della serie che colpì Savona tra il maggio del 1974 e la primavera del 1975.
L’evento “Una città unita, 50 anni dopo dice grazie ai soccorritori, organizzato da Radio Jasper con il patrocinio de Il Comune di Savona e dell’Isrec di Savona (Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea) ha rappresentato la conclusione delle iniziative dedicate al 50° anniversario degli attentati che colpirono Savona negli anni 1974-1975. “Un momento di memoria e riconoscenza, con un taglio particolare – hanno osservato il sindaco Marco Russo e il presidente dell’Isrec di Savona Mauro Righello - in cui una città unita ha voluto dire grazie a tutti coloro che, in quei giorni drammatici, si mobilitarono con coraggio e spirito di servizio insieme a tutti i Cittadini: le nostre Croci Bianca e Rossa, i Vigili del Fuoco, i medici e gli infermieri del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Paolo, la Polizia Municipale, la Polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di Finanza”.
A scoprire e rintracciare Antonietta Bosio all’epoca una bimba di 9 anni – “una emozione unica e un abbraccio intenso mezzo secolo dopo a Michele e idealmente a tutti quelli che fecero i soccorsi” il commento della Bosio che oggi vive a Mondovì – è stata Katia Orengo di Radio Jasper. Un soccorso immortalato in una immagine simbolo, il pompiere Costantini che si cala in un sacco-soccorso appunto con la bimba per portarla via dall’edificio lesionato dalla bomba.
“Avevo cercato quella bambina – ha ricordato oggi Michele Costantini, ma non ero poi riuscito a rintracciarla. Oggi mi è stato fatto un grande regalo con una grande sorpresa”. L’evento ha visto le testimonianze di vari protagonisti dei soccorsi di quella tragica stagione di attentati senza verità e senza giustizia: i volontari della Croce Bianca e Croce Rossa Maurizio Turboni e Enrico Nicora, della Polizia Municipale (gli allora Vigili Urbani con Domenico Danello), dell’allora pronto soccorso del San Paolo (la caposala Maria Mimma Bronzi e Mauro Selis, figlio di Giovanni Selis, uno dei medici della “squadra” del pronto soccorso del “vecchio ospedale San Paolo”), Oreste Leone dell’allora Squadra mobile della Questura di Savona e un ex ragazzo dell’epoca, Massimo Botta, oggi avvocato e all’epoca studente del Liceo Scientifico, la prima scuola, seguita il giorno dopo dall’Itis Galileo Ferraris, a organizzare la vigilanza studentesca nelle scuole savonesi, una delle pagine della vigilanza popolare che coinvolse oltre diecimila persone per alcuni mesi durante gli attentati.
Un abbraccio e un applauso della sala Rossa del comune di Savona, gremita, per Michele Costantini, ex funzionario dei vigili del fuoco di Savona e Antonietta Bosio, la “bambina” che Costantini salvò in via Giacchero a Savona nell’attentato che colpì lo stabile la sera del 20 novembre 1974. Uno degli attentati con due vittime della serie che colpì Savona tra il maggio del 1974 e la primavera del 1975.
L’evento “Una città unita, 50 anni dopo dice grazie ai soccorritori, organizzato da Radio Jasper con il patrocinio de Il Comune di Savona e dell’Isrec di Savona (Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea) ha rappresentato la conclusione delle iniziative dedicate al 50° anniversario degli attentati che colpirono Savona negli anni 1974-1975. “Un momento di memoria e riconoscenza, con un taglio particolare – hanno osservato il sindaco Marco Russo e il presidente dell’Isrec di Savona Mauro Righello - in cui una città unita ha voluto dire grazie a tutti coloro che, in quei giorni drammatici, si mobilitarono con coraggio e spirito di servizio insieme a tutti i Cittadini: le nostre Croci Bianca e Rossa, i Vigili del Fuoco, i medici e gli infermieri del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Paolo, la Polizia Municipale, la Polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di Finanza”.
A scoprire e rintracciare Antonietta Bosio all’epoca una bimba di 9 anni – “una emozione unica e un abbraccio intenso mezzo secolo dopo a Michele e idealmente a tutti quelli che fecero i soccorsi” il commento della Bosio che oggi vive a Mondovì – è stata Katia Orengo di Radio Jasper. Un soccorso immortalato in una immagine simbolo, il pompiere Costantini che si cala in un sacco-soccorso appunto con la bimba per portarla via dall’edificio lesionato dalla bomba.
“Avevo cercato quella bambina – ha ricordato oggi Michele Costantini, ma non ero poi riuscito a rintracciarla. Oggi mi è stato fatto un grande regalo con una grande sorpresa”. L’evento ha visto le testimonianze di vari protagonisti dei soccorsi di quella tragica stagione di attentati senza verità e senza giustizia: i volontari della Croce Bianca e Croce Rossa Maurizio Turboni e Enrico Nicora, della Polizia Municipale (gli allora Vigili Urbani con Domenico Danello), dell’allora pronto soccorso del San Paolo (la caposala Maria Mimma Bronzi e Mauro Selis, figlio di Giovanni Selis, uno dei medici della “squadra” del pronto soccorso del “vecchio ospedale San Paolo”), Oreste Leone dell’allora Squadra mobile della Questura di Savona e un ex ragazzo dell’epoca, Massimo Botta, oggi avvocato e all’epoca studente del Liceo Scientifico, la prima scuola, seguita il giorno dopo dall’Itis Galileo Ferraris, a organizzare la vigilanza studentesca nelle scuole savonesi, una delle pagine della vigilanza popolare che coinvolse oltre diecimila persone per alcuni mesi durante gli attentati.
Un incontro tra chi ha soccorso e chi è stato salvato. Un grazie che attraversa il tempo a un “mondo” abituato ad agire ogni giorno senza clamori ma che ha rappresentato e rappresenta un tessuto sociale importante concluso dall’incontro “sorpresa” tra un soccorritore e una bambina salvata appunto cinquanta anni fa.





