Ci sono momenti in cui una città cambia profumo. A Mondovì, per un fine settimana, l’aria si è riempita di note leggere, di colori inattesi e di sapori che arrivano da un mondo spesso osservato, ma raramente assaggiato: quello dei fiori.
La 65ª Fiera di Primavera si è trasformata in un racconto diffuso, capace di intrecciare tradizione e visione contemporanea attorno a una domanda semplice: cosa succede quando il fiore smette di essere decorazione e diventa ingrediente? Questo interrogativo ha trovato risposta nel “Giardino delle Parole”, il cuore culturale della manifestazione diretto da Mimma Pallavicini, che ha ospitato un laboratorio sui fiori eduli curato da Claudio Porchia.

Più che una lezione, è stato un viaggio sensoriale tra profumi e assaggi. Sul tavolo, come in un piccolo giardino raccolto, si sono alternati nasturzio, begonia, tulbaghia, primule, alisso, verbena, garofanini, salvia elegans, calendula, rosa e viola. Fiori diversi per carattere, capaci di svelare una geografia del gusto che spazia dal vegetale al piccante, dal dolce all’acidulo.
Ogni assaggio ha mostrato una cucina che non cerca effetti speciali, ma nuove armonie, recuperando gesti antichi per tradurli in un linguaggio moderno dove il fiore ha un ruolo reale e non solo simbolico. I fiori per il laboratorio sono stati forrniti dalle aziende Metti Un fiore di Mira (VE) e Fiori di Castel d'Appio di Ventimgiia (IM)

Il racconto è proseguito nel pomeriggio in piazza Ferrero, trasformata per l'occasione in un giardino urbano. Qui le erbe aromatiche hanno dialogato con la mixology nell'incontro tra Claudio Porchia e Ottavia Castellaro. È stata l'opportunità per riscoprire il ruolo fondamentale delle aromatiche e per presentare il libro di Castellaro, “Aromatiche da bere”, un volume che esplora l'uso creativo dell'orto nei cocktail d'autore.

A suggellare l’esperienza, il brindisi con “Il Monregalese”, un cocktail realizzato dalla barlady e promosso dall’Ente di Promozione del Monregalese. Un prodotto che racchiude l’identità del territorio attraverso il Rakikò di Mondovì, il vermouth e la nota sottile della Nigella.
Mentre i visitatori si muovevano tra gli stand, i fiori continuavano a vivere nei piatti preparati dai ragazzi del CFP Cemon. Sotto la guida dei dirigenti dell’istituto e degli chef Andrea Basso e Paolo Pavarino, i giovani allievi hanno deliziato il pubblico con un menù floreale di alto livello:
· Risotto Carnaroli (selezione Isos) con crema di Seirass alle viole;

· Turtei alle erbette primaverili e fiori di calendula;

· Il tipico Raott rivisitato con pane alle ortiche e fiori di nasturzio;
· Panna cotta al basilico con coulis di fragole.
Un’esplosione di colori che ha confermato la cucina con i fiori come una frontiera gastronomica ricca di potenzialità, capace di valorizzare con eleganza le eccellenze monregalesi.
Quest'anno Mondovì ha offerto più di una fiera: ha regalato un’esperienza e un invito a guardare con occhi nuovi ciò che ci cresce intorno. Perché i fiori non sono stati solo da ammirare, ma sono diventati parte del gusto e, in qualche modo, del nostro modo di pensare la cucina.


























































