Attualità - 15 aprile 2026, 08:00

Raddoppio ferroviario, Comitato Territoriale e "Non Perdiamo il Treno": "Meglio potenziare la tratta esistente"

"Questa soluzione permetterebbe di ridurre significativamente costi e tempi di realizzazione, grazie a un tracciato più corto e al minor numero di gallerie"

Raddoppio ferroviario, Comitato Territoriale e "Non Perdiamo il Treno": "Meglio potenziare la tratta esistente"

Nel dibattito sul futuro del potenziamento ferroviario nel Ponente ligure intervengono il Comitato Territoriale insieme al gruppo “Non Perdiamo il Treno”, che risponde alla Cisl con una presa di posizione articolata e critica sul progetto di spostamento a monte della linea. Un intervento che nasce, sottolineano i firmatari, “da chi vive quotidianamente il territorio e ne conosce il tessuto economico e sociale”, e che punta a evidenziare quelli che vengono indicati come nodi ancora irrisolti dell’opera.

“Lo spostamento integrale a monte della linea comporterebbe una fase di transizione estremamente lunga. Considerando le tempistiche delle tratte precedenti e l’impennata dei costi delle materie prime, appare oggi impossibile prevedere ragionevolmente una data di conclusione dei lavori”, spiegano. “Gli espropri previsti inoltre interesserebbero 2 milioni e 923 mila metri quadrati di terreni fertili, 238 abitazioni, 14 magazzini o laboratori, 293 garage o depositi, 56 fabbricati commerciali o industriali, una stalla e un luogo di culto. Tutto ciò comporterebbe una perdita immediata di posti di lavoro e di attività economiche locali”.

“Fin dall’avvio dei lavori si prevedono pesanti disagi al traffico e problemi legati alle polveri dovute al trasporto di ingenti quantità di materiale. È inoltre prevedibile un impatto diretto su aree di interesse storico, archeologico e ambientale (SIC) situate lungo il tracciato dei lavori”.

“Il progetto attuale prevede la cancellazione delle stazioni di Borgio, Loano, Ceriale e Laigueglia. Le stazioni di Pietra Ligure e Borghetto Santo Spirito verrebbero trasformate in fermate depotenziate e spostate a monte. Albenga resterebbe l’unica stazione principale, ma delocalizzata a 6 km dal centro e ridotta da 8 a 4 binari. La distanza dai centri abitati ridurrebbe il flusso dei passeggeri, con conseguente perdita di lavoro per chi opera nei servizi collegati. Inoltre, considerando l’aumento del turismo della terza età, è verosimile che i viaggiatori possano preferire località facilmente raggiungibili in treno, come avviene nella Riviera di Levante e in quella Adriatica, dove le stazioni si trovano nei centri abitati e vicino al mare”.

“Secondo la nostra valutazione, sarebbe più opportuno valorizzare l’esistente e intervenire con soluzioni mirate. In particolare, da Albenga a Loano la linea è già a doppio binario per oltre 9 chilometri, con velocità sostenute: questa tratta può essere mantenuta e potenziata”, proseguono. “Da Albenga ad Andora si potrebbe affiancare una nuova linea all’attuale tracciato, in parte in galleria sotto Alassio, mantenendo la stazione attuale per evitare anni di cantieri, polveri e grandi movimenti di terra nel centro urbano, nonché gli espropri previsti. La linea potrebbe poi proseguire in galleria fino ad Andora, passando sotto l’Aurelia, così da conservare anche la fermata di Laigueglia. Infine, da Finale a Loano si potrebbe optare per un tracciato interrato, sul modello dei passanti ferroviari o delle metropolitane urbane, utilizzando le principali arterie — via Aurelia e viale della Repubblica a Borgio — mantenendo le stazioni attuali in superficie e riducendo l’impatto sul territorio”.

“Questa soluzione comporterebbe una notevole riduzione dei costi, grazie a un minor numero di chilometri e di gallerie, e tempi di realizzazione più brevi. Consentirebbe inoltre la creazione di nuovi posti di lavoro nell’edilizia e nelle opere complementari, favorendo il rilancio del turismo per tutte le fasce d’età. Non si registrerebbero perdite di posti di lavoro agricoli né di suolo fertile, in linea con le direttive europee, e non vi sarebbero danni al patrimonio artistico e culturale né impatti negativi sui siti di interesse comunitario (SIC). L’opera sarebbe fruibile in tempi più rapidi e genererebbe ricadute economiche positive sin dalle prime fasi”, concludono. “Con questo spirito costruttivo, confermiamo il nostro supporto a un raddoppio ferroviario che sia, però, al servizio del territorio e non contro di esso”. 

Redazione

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