“Sono trascorsi due anni dall’insediamento della nuova amministrazione comunale, e Finale Ligure è ancora priva di un Piano Urbanistico Comunale aggiornato”. A denunciare quella che viene considerata una mancanza è il circolo del Partito Democratico cittadino, rimarcando come questa situazione “non è neutra” ma rischia invece di incidere in modo significativo sulle prospettive di sviluppo del territorio.
Nella loro nota, i dem finalesi evidenziano come “in assenza di uno strumento pianificatorio moderno, il territorio continua ad essere oggetto di uno sfruttamento insostenibile”, sottolineando una presunta contraddizione con “le promesse elettorali di chi oggi governa la città”.
Nel mirino le nuove edificazioni. “Ciò a cui assistiamo è sotto gli occhi di tutti - si legge nel comunicato - nuove costruzioni che nulla hanno a che fare con il bisogno abitativo reale dei finalesi. Non case per chi vuole vivere e lavorare a Finale Ligure tutto l’anno, ma loculi di 40-50 metri quadri pensati per essere venduti come seconde case a chi il territorio lo visita soltanto stagionalmente, contribuendo a svuotare ulteriormente la comunità locale”.
Una dinamica che, sempre secondo il partito, rende urgente un’inversione di tendenza, “un cambio di rotta immediato”. E’ così che il Pd chiede l’adozione di “un Puc moderno, coraggioso e orientato al futuro, che ponga lo stop al consumo indiscriminato di suolo come principio fondante, e che privilegi esclusivamente interventi a favore di chi sceglie Finale come residenza permanente”. L’obiettivo, viene ribadito, è quello di realizzare “case vere, per famiglie vere, per una comunità che voglia avere un futuro”.
Nel documento viene inoltre fatto un richiamo alla Giunta Berlangieri. Con un invito: “Chi amministra una città ha la responsabilità di tutelare il bene comune, non di assecondare interessi speculativi - si legge infine - Invitiamo l’amministrazione a convocare quanto prima un confronto pubblico sul tema e a presentare un cronoprogramma concreto per l’adozione del nuovo Puc”.
La nota si chiude con una presa di posizione netta: “Il territorio di Finale Ligure non è una merce. È casa nostra”.





