Dopo il grido d’allarme lanciato dalla Croce Bianca di Giusvalla sulla tenuta del servizio di emergenza sanitaria nelle aree interne del savonese, è Anpas a intervenire sul tema sempre molto sentito, invitando però a ricondurre il dibattito entro una cornice più ampia, evitando letture parziali o esclusivamente locali.
«Anpas Liguria segue con attenzione quanto emerso in questi giorni su alcune realtà del territorio», si legge nella nota diffusa dall’associazione, che riconosce come «il tema della sostenibilità del servizio di emergenza, in particolare nelle aree interne e meno servite, è reale e va affrontato con serietà». Un passaggio che conferma la fondatezza delle criticità emerse, ma che al tempo stesso introduce un elemento di complessità: «Negli ultimi anni si sono intrecciati fattori diversi – evoluzione normativa, cambiamenti sociali e difficoltà nel ricambio del volontariato – che richiedono una lettura ampia e responsabile». Proprio su questo punto l’associazione delle pubbliche assistenze regionale invita a evitare semplificazioni: «Allo stesso tempo, è importante evitare letture generalizzate: il sistema dell’emergenza sanitaria in Liguria continua a garantire quotidianamente il servizio grazie all’impegno delle Pubbliche Assistenze e al coordinamento con il sistema sanitario regionale».
Nel dibattito degli ultimi giorni, uno dei nodi più discussi riguarda l’impatto della nuova normativa regionale sulla formazione dei soccorritori. Anche su questo fronte Anpas rivendica il proprio ruolo, spiegando come non siano pensate per rappresentare un ostacolo, bensì un rafforzamento qualitativo: «Il percorso che ha portato all’adozione, nel 2025, dei nuovi percorsi formativi per i soccorritori è stato fortemente voluto anche da Anpas, con l’obiettivo di valorizzare la qualità del servizio e la professionalità degli operatori, volontari e dipendenti, senza distinzione».
Per questo più strutturale, secondo l’associazione, è invece il tema della carenza di volontari: «La carenza di volontari non è riconducibile a singoli elementi normativi, ma a dinamiche sociali più ampie, particolarmente evidenti nei territori dell’entroterra, dove si registrano invecchiamento della popolazione e difficoltà nel coinvolgere nuove generazioni». In questo contesto, Anpas sottolinea come l’equilibrio tra volontariato e lavoro retribuito sia già oggi una componente essenziale del sistema: «L’integrazione tra volontari e personale dipendente è già oggi una realtà necessaria, che rafforza il sistema e consente di garantire continuità al servizio».
Quanto alle possibili soluzioni, l’associazione esclude approcci frammentati: «La risposta a queste criticità non può essere frammentata o locale, ma deve essere di sistema». In questa chiave viene richiamato anche il progetto regionale di riorganizzazione delle postazioni di emergenza, «già ipotizzato a livello regionale», che «non è mai stato pensato per singoli territori né con dimensionamenti sproporzionati, ma come parte di una pianificazione complessiva del servizio».
Infine, una presa di posizione netta su una delle proposte emerse nel dibattito, quella di una contribuzione diretta da parte dei cittadini per sostenere il servizio. «Riteniamo che eventuali proposte di contribuzione diretta da parte dei cittadini vadano lette come provocazioni: le risorse per sostenere il sistema di emergenza devono essere individuate nell’ambito del servizio sanitario, senza prevedere ulteriori oneri per la popolazione».
Anpas ribadisce quindi la propria disponibilità al confronto istituzionale, dicendosi «disponibile a collaborare con le istituzioni per individuare soluzioni sostenibili che rafforzino il servizio, valorizzando il ruolo fondamentale del volontariato e garantendo una risposta adeguata ai bisogni delle comunità». Tutto senza dimenticare comunque il valore della partecipazione: «Le persone devono continuare a contribuire liberamente, ciascuno secondo le proprie possibilità, perché riconoscono il valore delle Pubbliche Assistenze sul territorio».