Politica - 22 aprile 2026, 09:13

25 Aprile ad Albenga, i collettivi contro Fiano: il conflitto israelo-palestinese spacca la Festa della Liberazione

Contestata la scelta dell’oratore: "Il vero spirito antifascista impone di schierarsi dalla parte delle vittime, non dei loro aguzzini"

25 Aprile ad Albenga, i collettivi contro Fiano: il conflitto israelo-palestinese spacca la Festa della Liberazione

Ad Albenga sarà l'onorevole Emanuele Fiano, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Fossoli e dirigente nazionale ANED, a fare l'orazione ufficiale del 25 aprile e si accende  la scintilla della polemica.

A ridosso delle celebrazioni per la Festa della Liberazione si accende il dibattito politico e civile attorno alla scelta dell’oratore ufficiale. Al centro della polemica c’è la partecipazione di Emanuele Fiano, figura storica del centrosinistra italiano, contestata per le sue posizioni sul conflitto israelo-palestinese.

Un comunicato diffuso da diverse realtà del territorio ingauno — tra cui Presidio Albenga Palestina, Sinistra Ingauna, Nonunadimeno Albenga e Attac Savona — esprime una netta contrarietà alla presenza di Fiano come oratore nelle celebrazioni del 25 aprile.

Il nodo centrale della critica è politico e simbolico: secondo i firmatari, una ricorrenza come il 25 aprile — che celebra la liberazione dal nazifascismo — dovrebbe essere un momento di unità attorno ai valori dell’antifascismo, della pace e dei diritti umani. In questa prospettiva, la scelta di Fiano viene considerata incoerente con tali valori, alla luce delle sue posizioni percepite come non sufficientemente critiche verso le azioni dello Stato di Israele.

"Condividiamo l'importanza di avere memoria degli orrori del passato — dice la nota — ma, proprio per evitare di ripeterli, contestiamo la scelta fatta. I momenti così significativi per la memoria collettiva devono essere occasione di unità sui valori fondamentali dell’antifascismo, della pace e dei diritti umani, ricordando che la Resistenza italiana si è battuta contro il razzismo, l’oppressione e la violenza di Stato".

"Crediamo sia necessario non lasciare nel passato le atrocità perpetrate — prosegue la nota — ma riconoscere oggi la tragedia umanitaria che colpisce il popolo palestinese, il genocidio in atto, decenni di occupazione militare, colonizzazione illegale, apartheid e violazioni sistematiche dei diritti umani. Queste espressioni sono figlie, infatti, della stessa logica di sopraffazione".

E conclude: "Il vero spirito antifascista impone di schierarsi dalla parte delle vittime, non dei loro aguzzini". Da qui l’accusa implicita: invitare Fiano significherebbe, secondo i collettivi, schierarsi dalla parte sbagliata della storia.

Emanuele Fiano è stato per anni uno dei volti più noti del Partito Democratico, con una lunga carriera parlamentare iniziata nel 2006. Figlio di Nedo Fiano, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz, ha costruito gran parte del suo impegno pubblico sui temi della memoria, della lotta all’antisemitismo e della difesa dei valori antifascisti.

Negli ultimi anni il suo nome è tornato spesso al centro del dibattito per le sue posizioni sul conflitto tra Israele e Palestina, soprattutto dopo gli eventi successivi al 7 ottobre 2023, data dell’attacco di Hamas contro Israele e dell’inizio della nuova fase della guerra a Gaza.

Dopo l’attacco del 7 ottobre, rivendicato da Hamas, Fiano ha espresso un sostegno netto al diritto di Israele a difendersi, condannando con forza il terrorismo, suscitando critiche crescenti, soprattutto nei movimenti pro-palestinesi.

In diverse occasioni, Fiano ha respinto l’uso del termine “genocidio” per descrivere le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza, sostenendo che si tratti di una definizione impropria e pericolosa. Ha inoltre denunciato quello che considera un aumento dell’antisemitismo in Europa, spesso collegato — secondo lui — a una narrazione distorta del conflitto.

Queste prese di posizione lo hanno posto in contrasto con una parte della sinistra italiana e dei movimenti sociali, che invece parlano apertamente di crimini di guerra e genocidio da parte di Israele. È in questo contesto che si inserisce la protesta dei collettivi ingauni. E la polemica di Albenga non è un caso isolato, ma si inserisce in un clima nazionale in cui la memoria della Resistenza viene sempre più spesso si intreccia con le questioni del presente.

Per i firmatari del comunicato, la coerenza tra memoria storica e attualità è imprescindibile: ricordare la lotta contro il nazifascismo significa, oggi, schierarsi contro ogni forma di oppressione e violenza, ovunque si manifesti. Da qui la richiesta, implicita ma chiara, di riconsiderare la scelta dell’oratore.

Dall’altra parte, chi difende la presenza di Fiano sottolinea il suo impegno pluridecennale nella difesa dei valori antifascisti e il suo legame personale e familiare con la memoria della Shoah, ritenendo quindi legittima e significativa la sua partecipazione alle celebrazioni. Recentemente Fiano si è scontrato con il Pd sulla questione del gemellaggio della città di Milano con Tel Aviv.

Elena Romanato

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