Il Comune di Ceriale compie una scelta significativa sul piano umano, culturale e istituzionale, adottando formalmente il termine “atéfano” per dare voce a una necessità reale e profondamente sentita, nata nel territorio della vicina Albenga, grazie all’impegno dell’Associazione Rachele Franchelli – Uno Sguardo Senza Confini APS, nata in memoria di Rachele, scomparsa nel 2024 a soli 16 anni a causa di un tumore cerebrale.
Il Consiglio comunale cerialese ha infatti approvato all’unanimità l’ordine del giorno presentato dal presidente del Consiglio Comunale Gianbenedetto Calcagno con oggetto l’“Adozione e promozione del vocabolo ‘atéfano’”.
La proposta nasce con l’obiettivo di colmare un vuoto linguistico della lingua italiana: l’assenza di una parola che identifichi il genitore che ha perso un figlio. Il vocabolo “atéfano” si propone infatti di definire questa condizione, riconoscendo dignità e visibilità a un dolore profondo, spesso privo di una precisa identificazione. Il termine nasce dal greco antico, dall’unione di ‘a-’, alfa privativo, la radice ‘té-‘ da ‘téknon’ (figlio) e la desinenza ‘-fano’, da ‘orphanòs’ (‘privo’, ‘mancante’, ‘orfano’)”.
Il termine “atéfano” ha già ottenuto un importante riconoscimento istituzionale con l’approvazione all’unanimità di una mozione da parte del Consiglio regionale della Liguria e del Consiglio comunale di Albenga, oltre ad essere stato recentemente presentato in Parlamento a Roma.
Con il voto unanime espresso, il Comune di Ceriale si impegna a promuovere il termine “atéfano” attraverso i propri canali istituzionali, negli atti pubblici e in occasione di eventi e iniziative dedicate ai temi della famiglia, della sanità e del sociale, facendosi inoltre portavoce della proposta presso altre istituzioni.
«Ceriale ha scelto di adottare formalmente il termine “atéfano” per dare voce a una necessità che nasce dal territorio e che parla a tutta la nostra comunità – spiega il presidente del Consiglio comunale Gianbenedetto Calcagno -. Dare un nome a questa condizione significa riconoscere un dolore immenso e spesso invisibile, offrendo dignità e attenzione a tanti genitori che vivono la perdita di un figlio. È un atto di civiltà e sensibilità che auspichiamo possa essere condiviso da altre amministrazioni».
«Speriamo che altri amministratori pubblici vogliano contribuire all’adozione e alla promozione di un termine che rappresenta un riconoscimento umano, sociale e culturale fondamentale – aggiunge la consigliere comunale Nadia Viglizzo -. Dare un nome a questa realtà significa rompere il silenzio, creare consapevolezza e costruire una rete di vicinanza e supporto. È un piccolo gesto linguistico, ma dal grande valore simbolico e concreto. Silvia e Gastone Franchelli, mamma e fratello di Rachele, hanno trasformato l’assenza più lacerante in impegno, in presenza viva, in amore che continua. Nel ricordo di una ragazza luminosa, hanno trovato la forza di tendere la mano ad altri genitori, affinché nessuno resti solo davanti a un dolore che chiede ascolto, dignità e speranza».





