Attualità - 28 aprile 2026, 17:53

Giovani, in provincia di Savona tra lavoro e difficoltà abitative è allarme per la Cgil: "Non è emergenza, è fallimento strutturale"

Il punto del segretario della Camera del Lavoro savonese, Pasa: "Lavoro stabile un’eccezione, pochissimi appartamenti a prezzi decenti. Non si scappa dal territorio ma da condizioni di vita insostenibili"

«Basta con le lacrime di coccodrillo. Basta con il racconto di imprese che “non trovano personale”. Il problema non è che mancano i lavoratori. Il problema è che mancano lavori dignitosi». È un duro j’accuse quello che arriva da Andrea Pasa, segretario generale della Cgil provinciale savonese, a pochi giorni dalla Festa dei Lavoratori, che fotografa una provincia alle prese con spopolamento giovanile, precarietà occupazionale e difficoltà abitative.

«In provincia di Savona non siamo di fronte a una semplice “fuga di giovani”, siamo di fronte a un fallimento strutturale - afferma il segretario provinciale del sindacato - I dati parlano chiaro: sempre meno giovani, sempre più anziani, sempre più precarietà». Secondo Pasa, oggi gli under 29 rappresentano appena il 13% della popolazione, mentre gli over 75 raggiungono il 16%, uno squilibrio demografico che definisce senza eguali nel Paese.

Negli ultimi dieci anni, sostiene il sindacato, oltre 8 mila giovani hanno lasciato il territorio savonese: circa 2.500 si sono trasferiti all’estero e più di 6 mila in altre regioni. Complessivamente sarebbero oltre 20 mila le persone che hanno abbandonato la provincia. «Non è mobilità: è svuotamento. E chi resta? Resta intrappolato in un mercato del lavoro che definire fragile è poco».

La denuncia si concentra poi sul fronte occupazionale. Secondo i dati citati dalla Cgil, solo il 17% dei giovani tra i 15 e i 24 anni lavora. La disoccupazione giovanile sarebbe al 28%, con un picco del 40% tra le giovani donne. 

Ma il nodo principale, secondo Pasa, riguarda la qualità del lavoro. Tra gennaio e settembre 2025, su 31 mila assunzioni di under 29, il 32% sarebbe stagionale, il 28% a tempo determinato e il 20% intermittente. Solo il 3,9% riguarderebbe contratti a tempo indeterminato, mentre il 45% del totale sarebbe part-time. «Questo significa una cosa sola: il lavoro stabile è diventato un’eccezione - continua il segretario savonese della Camera del Lavoro -. E senza lavoro stabile non esiste autonomia, non esiste futuro, non esiste possibilità di restare. Poi ci si chiede perché i giovani se ne vanno. La verità è semplice: non si fugge da un territorio, si fugge da condizioni di vita insostenibili».

Nel mirino anche il tema casa. Il segretario della Cgil evidenzia affitti elevati rispetto ai salari e migliaia di abitazioni vuote: «Con un problema enorme che riguarda la disponibilità di appartamenti a prezzi decenti, eppure nella sola città di Savona ci sono oltre 7 mila appartamenti vuoti».

Pasa richiama inoltre i dati del Sole 24 Ore sulla qualità della vita degli under 30, secondo cui la provincia di Savona si colloca al 74° posto su 107 province italiane, con criticità legate agli incidenti stradali notturni, ai canoni di locazione, al divario tra affitti in centro e periferia e alle infrastrutture sportive.

Da qui la richiesta di un cambio di passo: «Serve una svolta vera. Servono politiche industriali che creino occupazione stabile e qualificata. Serve un piano straordinario per la casa. Servono investimenti mirati, non distribuiti a pioggia. Serve rafforzare il legame tra sistema produttivo e campus universitario, per creare opportunità concrete sul territorio». E conclude: «Serve, soprattutto, rimettere al centro il lavoro: stabile, sicuro, ben retribuito. Perché senza lavoro di qualità, non c’è sviluppo. E senza giovani, non c’è futuro. Continuare così significa accettare il declino. E questo non è più tollerabile».

Redazione