«Basta con le lacrime di coccodrillo. Basta con il racconto di imprese che “non trovano personale”. Il problema non è che mancano i lavoratori. Il problema è che mancano lavori dignitosi». È un duro j’accuse quello che arriva da Andrea Pasa, segretario generale della Cgil provinciale savonese, a pochi giorni dalla Festa dei Lavoratori, che fotografa una provincia alle prese con spopolamento giovanile, precarietà occupazionale e difficoltà abitative.
«In provincia di Savona non siamo di fronte a una semplice “fuga di giovani”, siamo di fronte a un fallimento strutturale - afferma il segretario provinciale del sindacato - I dati parlano chiaro: sempre meno giovani, sempre più anziani, sempre più precarietà». Secondo Pasa, oggi gli under 29 rappresentano appena il 13% della popolazione, mentre gli over 75 raggiungono il 16%, uno squilibrio demografico che definisce senza eguali nel Paese.
Negli ultimi dieci anni, sostiene il sindacato, oltre 8 mila giovani hanno lasciato il territorio savonese: circa 2.500 si sono trasferiti all’estero e più di 6 mila in altre regioni. Complessivamente sarebbero oltre 20 mila le persone che hanno abbandonato la provincia. «Non è mobilità: è svuotamento. E chi resta? Resta intrappolato in un mercato del lavoro che definire fragile è poco».
La denuncia si concentra poi sul fronte occupazionale. Secondo i dati citati dalla Cgil, solo il 17% dei giovani tra i 15 e i 24 anni lavora. La disoccupazione giovanile sarebbe al 28%, con un picco del 40% tra le giovani donne.
Ma il nodo principale, secondo Pasa, riguarda la qualità del lavoro. Tra gennaio e settembre 2025, su 31 mila assunzioni di under 29, il 32% sarebbe stagionale, il 28% a tempo determinato e il 20% intermittente. Solo il 3,9% riguarderebbe contratti a tempo indeterminato, mentre il 45% del totale sarebbe part-time. «Questo significa una cosa sola: il lavoro stabile è diventato un’eccezione - continua il segretario savonese della Camera del Lavoro -. E senza lavoro stabile non esiste autonomia, non esiste futuro, non esiste possibilità di restare. Poi ci si chiede perché i giovani se ne vanno. La verità è semplice: non si fugge da un territorio, si fugge da condizioni di vita insostenibili».
Nel mirino anche il tema casa. Il segretario della Cgil evidenzia affitti elevati rispetto ai salari e migliaia di abitazioni vuote: «Con un problema enorme che riguarda la disponibilità di appartamenti a prezzi decenti, eppure nella sola città di Savona ci sono oltre 7 mila appartamenti vuoti».
Pasa richiama inoltre i dati del Sole 24 Ore sulla qualità della vita degli under 30, secondo cui la provincia di Savona si colloca al 74° posto su 107 province italiane, con criticità legate agli incidenti stradali notturni, ai canoni di locazione, al divario tra affitti in centro e periferia e alle infrastrutture sportive.
Da qui la richiesta di un cambio di passo: «Serve una svolta vera. Servono politiche industriali che creino occupazione stabile e qualificata. Serve un piano straordinario per la casa. Servono investimenti mirati, non distribuiti a pioggia. Serve rafforzare il legame tra sistema produttivo e campus universitario, per creare opportunità concrete sul territorio». E conclude: «Serve, soprattutto, rimettere al centro il lavoro: stabile, sicuro, ben retribuito. Perché senza lavoro di qualità, non c’è sviluppo. E senza giovani, non c’è futuro. Continuare così significa accettare il declino. E questo non è più tollerabile».














