Attualità - 29 aprile 2026, 07:30

Ad Alassio il giardino salvato dal tempo: a Villa della Pergola, vent’anni di bellezza ritrovata

In occasione di Flauer 2026, visita al magnifico parco nato nell’Ottocento dal desiderio del Generale Montagu McMurdo e di sua moglie Lady Susan Sarah Napier, che scelsero la Baia del Sole per la loro dimora invernale

Tra i vialetti che si arrampicano sopra Alassio, il profumo dei fiori si mescola all’aria salmastra del mare. Il tempo sembra rallentare. Anzi, è un salto nel passato… a 150 anni fa, anno più, anno meno, quando gli inglesi scelsero Alassio come meta turistica. Siamo nei Giardini di Villa della Pergola, un raro esempio di parco anglo-mediterraneo interamente preservato nella sua estensione originaria. Un luogo dove la bellezza è da vedere e da vivere a 360 gradi.

Un po’ di storia. Il Parco nacque nella seconda metà degli anni settanta dell'Ottocento dal desiderio del Generale Montagu McMurdo e di sua moglie Lady Susan Sarah Napier di realizzare una dimora privata per trascorrere la stagione invernale e la primavera in Riviera. Originariamente l'attuale Villino della Pergola, già Villino Napier, era la residenza estiva dei Conti della Lengueglia.

È qui, nei celebri Giardini di Villa della Pergola, che Flauer 2026 ha trovato una delle sue cornici più raffinate, con una visita guidata a cura di Alessandra Ricci, una delle tre figlie di Antonio Ricci e Silvia Arnaud. Con sguardo appassionato, la nostra guida si muove tra fiori, alberi e terrazze come una moderna Cicerone, svelando aneddoti, curiosità botaniche e frammenti di storia che rendono questi giardini un piccolo paradiso.

Premiati come “Parco più bello d’Italia” e recentemente nominati “Partner Garden” dalla Royal Horticultural Society — la più prestigiosa istituzione di orticoltura al mondo, sotto il patronato di Carlo III — i Giardini di Villa della Pergola custodiscono un legame profondo con la cultura britannica. Un legame che affonda le radici nelle famiglie inglesi che qui lasciarono il segno, come i Dalrymple e gli Hanbury, contribuendo a creare un paesaggio botanico di rara raffinatezza.

Il 2026 segna anche un anniversario importante: vent’anni da quello che molti definiscono un gesto “folle”, ma che oggi appare lungimirante e necessario. Nel 2006, infatti, Silvia Arnaud e Antonio Ricci salvarono questo luogo da un progetto di speculazione edilizia, restituendo al territorio un patrimonio storico e naturale destinato altrimenti all’oblio. Da allora, grazie anche al lavoro dell’architetto paesaggista Paolo Pejrone e a opere durate diversi anni, i giardini sono stati riportati al loro splendore originario.

Oggi, passeggiare tra queste terrazze affacciate sul mare significa attraversare un mosaico vivente fatto di migliaia di specie botaniche. Le celebri collezioni raccontano stagioni e colori: i glicini, protagonisti tra marzo e aprile con la collezione più importante d’Italia, stanno lasciando spazio agli agapanti, già pronti a sbocciare con qualche settimana di anticipo grazie al clima particolarmente mite. Tra pochi giorni, promettono, trasformeranno il parco in un mare di blu e viola, dando vita alla collezione più ampia e spettacolare d’Europa.

Ma la bellezza qui non è  fine a sé stessa. Ogni dettaglio parla di cura, attenzione, eleganza. Gli agrumi coltivati nel parco, ad esempio, non sono solo ornamentali: diventano marmellate artigianali che raccontano il territorio anche attraverso il gusto, perfettamente in sintonia con lo spirito di Flauer.

Dietro questa armonia, si nascondono anni di lavoro, ricerca e manutenzione costante. I Giardini sono visitabili tramite percorsi guidati prenotabili online. Ogni euro incassato dai biglietti acquistati dai visitatori, viene reinvestito nella cura e nella conservazione di questo straordinario patrimonio.

Una passeggiata tra fiori rari e panorami mozzafiato, in occasione di Flauer, si è trasformata in un incontro tra diversi e affascinanti elementi: natura, storia, cultura, anche gastronomica e botanica. Un invito a rallentare, osservare e riscoprire il valore di ciò che è stato salvato, custodito e fatto rifiorire, nel vero senso della parola.

Maria Gramaglia

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