Attualità - 06 maggio 2026, 08:00

La magia del sambuco, dal Flauto Magico a Harry Potter

Fiori, usi e proprietà di una pianta dalla lunga storia tra folklore e leggenda

Fiore di sambuco

Fiore di sambuco

Il Roero si tinge di bianco, grazie alle infiorescenze di una pianta selvatica che, in qualche tradizione europea, viene riportata come la pianta scelta da Giuda per impiccarsi.

Il profumo dei fiori di sambuco riempie l’aria di questi giorni, quasi fosse la nota olfattiva del passaggio all’estate e ai suoi colori, quando vedremo il bianco dei fiori svanire, il verde delle foglie farsi più intenso e il nero-viola delle bacche fare capolino tra la vegetazione.

Parliamo di una pianta molto antica, già conosciuta presso i popoli preistorici, che sfruttavano le bacche per preparare bevande fermentate o tinture per tessuti, come testimoniano alcuni ritrovamenti in insediamenti Neolitici in Italia e Svizzera. Nell’antichità, alcuni popoli germanici pestavano le bacche di sambuco per realizzare una tintura usata per dipingersi il corpo in occasione di battute di caccia e guerre.

Questa pianta, tradizionalmente attribuita alla famiglia delle Caprifogliacee (sebbene appartenga alle Adoxaceae) riserva molte sorprese per via degli usi che se ne possono fare e delle tradizioni e leggende ad essa collegate.

La parte più utilizzata, sia in cucina sia in ambito fitoterapico ed erboristico, sono i fiori: piccoli, di color bianco panna, profumatissimi e a forma di stella, sono riuniti in infiorescenze a forma di ombrello, che possono raggiungere anche i 20 cm di diametro. Le infiorescenze possono essere impiegate per la preparazione di infusi e di sciroppi dissetanti, oppure possono essere immersi nella pastella e consumati come frittelle.

Le bacche, invece, vengono raccolte a fine estate e utilizzate per la realizzare marmellate, per la produzioni di inchiostri o di tinture per stoffe e fili, dai colori che variano dal rosso-viola al nero, o ancora per dare colore al vino.

Le virtù del sambuco venivano contate fino a sette: germogli per le nevralgie, foglie per la cute, fiori per una tisana, bacche per i polmoni, corteccia per l’intestino e gli occhi, radice per la diuresi, midollo antinfiammatorio.

Sette è un numero magico, lunare, poiché in quattro cicli di sette giorni si divide il mese lunare. Pianta lunare, pianta femminile, dunque. Forse per questo il pittore inglese Brian Froud interpreta lo spirito del sambuco come una vecchia strega dallo sguardo malevolo. Lo scrittore palermitano Giuseppe Pitrè, sempre alla ricerca di tradizioni popolari, diceva che bacchette di sambuco hanno il potere di uccidere i serpenti. Inoltre, il sambuco era molto usato nelle cerimonie e i riti di festeggiamento di Santa Rosalia.

Ciò che colpisce maggiormente di questa pianta, infatti, è il legame con la magia e leggende di ogni luogo e tempo.  Ad esempio, partendo proprio dai nostri giorni, la bacchetta magica del famoso maghetto Harry Potter era fatta di legno di sambuco o, tornando indietro di qualche tempo, è di sambuco anche il piffero della favola Flauto Magico in grado di incantare sia gli animali che i bambini col suo suono.

“Legno stregonio” è uno dei tanti nomi con cui viene appellato questo alberello, poiché non è raro trovare, nei tronchi spaccati di altri alberi, del sambuco nato dai semi lasciati dagli uccelli, estremamente ghiotti delle sue bacche. Il legno di simili piante era stregato e non in senso negativo, piuttosto perché era un albero incantato e gli amuleti realizzati col suo legno erano in grado di proteggere chi li indossava. In particolar modo questo prezioso talismano era attaccato con un laccio rosso alle bestie gravide come auspicio per la buona riuscita della nascita o era scelto dalle donne incinte come protezione, visto il significato del tronco aperto che ricordava il ventre materno.

In Germania era chiamato anche “l’albero di Holda”. Holda era una fata del folklore germanico medievale, dai lunghi capelli d’oro, che abitava negli alberi di sambuco situati vicino a laghi e corsi d’acqua. Le credenze ne esaltavano enormemente le virtù benefiche, tanto che fino all’inizio del 1900 i contadini tedeschi, quando incontravano una pianta di sambuco lungo il loro cammino, si levavano il cappello in segno di rispetto.

Il sambuco, tuttavia, è detto anche l’albero delle streghe. La composizione dei rametti, molto singolare, presenta un anima o midollo simile ad una spugna che, quando il ramo cresce, secca e diventa polvere, lasciando una cavità al suo interno. Questa struttura, che ricorda quella di un piccolo flauto naturale (difatti può essere utilizzato veramente per fare strumenti musicali, non solo nelle favole) fa in modo che i rami cavi emettano dei suoni, soprattutto nelle giornate di vento. L’inspiegabile melodia prodotta da questa pianta ha fatto nascere la tradizione che, dentro ogni pianta di sambuco, ci vivesse una strega.

Perciò state accorti: non abbiamo dubbi sul fatto che le streghe del sambuco siano quelle buone, un po’ come i suoi fiori fritti. Ma anche se non la vedete, ricordate di ringraziare la sua strega ogni volta che raccogliete del sambuco selvatico.

Silvia Gullino

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