Eventi - 11 maggio 2026, 14:00

Quando il filo incontra il vetro: ad Altare la materia diventa memoria e linguaggio

Al Museo dell’Arte Vetraria Altarese una mostra mette in dialogo cinque artiste e il sapere della tradizione, in un percorso tra identità, percezione e intrecci contemporanei

Quando il filo incontra il vetro: ad Altare la materia diventa memoria e linguaggio

Dal 16 maggio al 12 luglio il Museo dell’Arte Vetraria Altarese ospita la mostra Filo e vetro. Dialoghi contemporanei tra materia, spazio e memoria, curata da Giuse Maggi e Michela Murialdo nell’ambito della XIV edizione di Altare Vetro Arte. L’inaugurazione è prevista sabato 16 maggio alle ore 17.

L’idea nasce dall’incontro tra due materiali solo in apparenza lontani, filo e vetro, che condividono invece una stessa vocazione: tracciare linee, costruire connessioni, generare tensioni. Da questa intuizione prende forma un percorso espositivo che unisce arte contemporanea, ricerca e memoria, trasformando lo spazio del museo in un ambiente di relazione tra linguaggi e saperi diversi.

Cinque artiste — Silvia Levenson, Laura GuildA, Cristiane Geraldelli, Federica Rindone e Loredana Mantello — presentano opere in cui questi materiali diventano strumenti di pensiero più che semplici supporti espressivi. Le loro installazioni affrontano temi come identità, memoria, percezione e rapporto con lo spazio abitato, costruendo un dialogo sottile tra fragilità e resistenza, trasparenza e intreccio.

Accanto a ogni lavoro, una selezione di oggetti scelti per risonanza simbolica amplia il racconto e apre nuove connessioni con altri ambiti del sapere: dalla storia della scienza all’antropologia, dall’archeologia alla storia del costume, fino alle tradizioni legate al vetro e alla filigrana. È un sistema di rimandi che trasforma la mostra in una rete di significati, dove ogni elemento rimanda a un altro livello di lettura.

Il progetto, realizzato dal Comitato Tecnico Scientifico del museo, si avvale dell’introduzione critica di Giulia Marinoni Marabelli e del contributo di istituzioni come i Musei Nazionali di Genova, il Museo della Filigrana Pietro Carlo Bosio, il Museo della Seta di Como e l’Herbarium Universitatis Mediolanensis dell’Università degli Studi di Milano.

Il filo, in questo contesto, diventa anche metafora della memoria: una linea sottile che attraversa il tempo e collega pratiche contemporanee e saperi tradizionali, in particolare quelli legati alla storica arte vetraria altarese. Il museo si conferma così non solo luogo di conservazione, ma spazio attivo di ricerca e confronto, dove la tradizione incontra la sperimentazione.

Promossa dall’ISVAV e dal Museo dell’Arte Vetraria Altarese, Altare Vetro Arte continua a proporre il dialogo tra artisti e maestri vetrai, in un confronto che rinnova un sapere antico attraverso le pratiche del presente.

Graziano De Valle

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