Attualità - 17 maggio 2026, 10:00

Da Cairo a Dubai, la traiettoria internazionale di Federico Laurenza nel mondo della mixology

Dal primo corso base in Val Bormida ai bar tra Londra, Ibiza e Medio Oriente: il bar manager valbormidese che guarda ora al Giappone e ai “50 Best Bars”

C’è un filo sottile — ma resistente come certi legami che non si spezzano mai davvero — che unisce la Val Bormida alle luci verticali di Dubai. Quel filo porta il nome di Federico Laurenza, originario di Cairo Montenotte, bartender e bar manager che negli ultimi quindici anni ha trasformato il bancone in una professione globale. Una storia che, probabilmente, lui stesso inizierebbe con un “facciamo un drink e ne parliamo”, ma che merita anche il tono ordinato del racconto giornalistico. Con qualche sorriso inevitabile.

Federico entra nel mondo della ristorazione quasi per caso. O forse per destino, come spesso accade in un mestiere dove le traiettorie raramente seguono linee dritte. Poi arriva la scoperta della mixology e qualcosa cambia definitivamente: il cocktail smette di essere soltanto servizio e diventa linguaggio, tecnica, estetica, identità.

"Era il 2013 o il 2014, non ricordo l’anno esatto", racconta ridendo. "Un corso base a Cairo Montenotte. Una folgorazione. Ho scoperto un mondo che per chi viene da piccoli paesi è quasi difficile persino immaginare".

Da lì comincia un percorso internazionale costruito shaker dopo shaker. Prima Londra, una delle capitali mondiali del settore, palestra durissima dove si impara a reggere ritmi serrati e standard altissimi. Poi Ibiza, dove nightlife e beach club insegnano che velocità e precisione devono convivere perfettamente, anche alle tre del mattino. Nel mezzo, anche ritorni in Italia, soprattutto nei passaggi più delicati, come quelli segnati dal periodo post-pandemico.

Negli ultimi anni il baricentro della sua carriera si sposta nel Golfo Persico. A Dubai Federico lavora come Bar Manager al “1920”, una delle realtà più riconoscibili della nightlife cittadina. Un ruolo che, tradotto dal linguaggio del settore, significa tenere insieme creatività e disciplina, estetica e numeri, ospitalità e pressione costante.

Perché dietro un cocktail ben fatto — quello che arriva al tavolo con il ghiaccio perfetto, il bicchiere giusto e magari un profumo che resta in testa — c’è un lavoro invisibile fatto di gestione del team, sviluppo menu, organizzazione e formazione continua. E nel mondo dell’hospitality internazionale il margine d’errore è minimo. Praticamente inesistente. O, al massimo, grande quanto uno shaker sbagliato.

La filosofia di Federico è chiara: il cocktail non come semplice bevanda, ma come esperienza. Un approccio che passa dalla conoscenza dei distillati alla cura del servizio, fino alla costruzione di menu originali capaci di parlare a pubblici diversi ogni sera. Perché a Dubai, come nei grandi hub internazionali, cambiano lingue, abitudini e culture, ma la qualità deve restare identica.

"L’esperienza a Dubai è finita a marzo di quest’anno", racconta. "Adesso sono tornato in Italia per una fase di passaggio".

L’estate lo vedrà in Toscana all’Hermitage Hotel & Resort di Forte dei Marmi – Starhotels, come equilibrio temporaneo più che come approdo definitivo. Lo sguardo è già altrove: per il prossimo inverno potrebbe infatti nascere un progetto internazionale in Giappone, un’altra cultura del bere e un nuovo capitolo di una carriera che segue le rotte della mixology contemporanea.

Head bartender, head mixologist, bar manager: più che titoli, gradini successivi di responsabilità dentro un settore che negli ultimi anni è diventato sempre più competitivo e globale. E dove il talento da solo non basta più: servono organizzazione, studio, resistenza e una capacità quasi naturale di stare sotto pressione senza perdere il sorriso.

Nel frattempo, la storia di Federico resta quella di un professionista partito dalla provincia ligure e arrivato nei circuiti internazionali del bartending. Uno che ha trasformato un lavoro nato “dietro al bancone” in una professione capace di attraversare continenti.

"L’obiettivo - conclude - è entrare in grandi progetti internazionali legati al mondo della mixology e collaborare con realtà corporate di livello mondiale, con l’ambizione di partecipare all’apertura di locali importanti e affermarmi nel circuito dei The World’s 50 Best Bars".

E in fondo, forse, il senso è tutto lì: nel mondo dei cocktail, come nella vita, gli ingredienti contano. Ma è il modo in cui li misceli che fa davvero la differenza.

Graziano De Valle

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