Attualità - 17 maggio 2026, 18:39

Salone del Libro, Pupi Bracali usa nel suo nuovo romanzo il termine “atéfano”: la parola per chi perde un figlio

Nel libro “Primavera nera”, presentato allo stand della Regione Liguria, lo scrittore cerialese lancia il neologismo promosso dall’associazione Rachele Franchelli Aps e già adottato da Regione e Comuni del savonese

Salone del Libro, Pupi Bracali usa nel suo nuovo romanzo il termine “atéfano”: la parola per chi perde un figlio

Mentre il Salone del Libro di Torino si avvia alla chiusura, dallo stand della Regione Liguria arriva anche un messaggio che va oltre la letteratura. Protagonista il giallista cerialese Pupi Bracali, che ha presentato il suo ultimo romanzo “Primavera nera”, pubblicato da Edizioni del Delfino Moro.

Durante l’incontro, Bracali ha richiamato l’attenzione su una parola ancora poco conosciuta ma sempre più presente: “atéfano”, il termine che definisce un genitore che perde un figlio. Nel romanzo la parola viene utilizzata per descrivere la condizione di uno dei personaggi e da lì si è aperta una riflessione sul significato del neologismo, nato dall’impegno dell’associazione Rachele Franchelli Aps.

“È giusto dare un nome a ogni dolore che si possa provare», ha spiegato Diego Delfino di Edizioni del Delfino Moro durante la presentazione. «La parola “atéfano” nasce proprio da questa esigenza: trasformare un lutto spesso indicibile in un riconoscimento umano e sociale”.

Bracali ha ricordato anche che, durante la stesura del libro “Quando scrivevo la parola al computer, il correttore automatico la segnalava come errore. L’auspicio è che possa diffondersi sempre di più e che un domani sia giustamente riconosciuta». Lo scrittore ha inoltre citato Alessandro Manzoni, ricordando che era “atéfano” di otto figli su dieci.

Il termine, coniato per iniziativa di Gastone Franchelli, fratello di Rachele, scomparsa a soli 16 anni a causa di un tumore cerebrale, e promosso dall’associazione a lei dedicata, “Rachele Franchelli Aps”, sta intanto entrando anche nelle istituzioni liguri. Dopo l’adozione da parte del Consiglio regionale della Liguria, il primo Comune a recepirlo ufficialmente è stato Albenga, città in cui vive la famiglia di Rachele. Successivamente hanno aderito anche Ceriale, Arnasco e Alassio, mentre il 29 maggio sarà la volta del consiglio comunale di Andora. Altri enti locali stanno valutando di portare il tema in aula nelle prossime settimane.

“Atéfano”, ‹a·té·fa·no› (agg. e s.m.; f. -a), dal prefisso privativo a- e dal greco téknon, “figlio”, quindi “senza figlio”, è una parola nata per dare un nome a un dolore universale e insieme costruire un messaggio di speranza ed è destinata quindi a entrare nel linguaggio del cuore. L’Accademia della Crusca, però, prevede che una parola entri nel dizionario solo se diventa di uso comune: per questo l’invito a tutti è quello di iniziare a usarla.

“Atefano” indica il dolore di un genitore che perde un figlio: una condizione rimasta per secoli senza una parola precisa e che oggi, grazie all’iniziativa dell’associazione, punta a trovare riconoscimento anche nel linguaggio istituzionale e culturale.

Redazione

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