"La salvezza: relazione tra generazioni". Questo il titolo dell'incontro che si è tenuto questa mattina in Duomo a Savona con Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e dell’associazione Libera contro i soprusi delle mafie in tutta Italia e nel mondo.
La Cattedrale Nostra Signora dell'Assunta era gremita, soprattutto degli studenti degli istituti superiori, ma non solo anche molti cittadini che hanno ascoltato le parole del sacerdote e attivista sempre in prima linea per gli ultimi.
"Io rappresento un noi non un io e diffidate sempre dei navigatori solitari. Se li incontrate cambiate subito strada. Solo unendo le nostre forze diventiamo la forza. Una forza di cambiamento di cui abbiamo tanto bisogno. Tanti io che diventano noi, un elemento vitale. Oggi non è venuto Luigi Ciotti a Savona ma rappresento questo noi" ha detto in apertura.
"Voglio un sacco di bene a voi ragazzi e ne ho viste tante in questi 80 anni, ho visto cadere le dittature, nascere la democrazia, ho visto l'Italia ricostruire dopo la guerra, ma ho visto anche il ritorno della barbaria, la mafia, la corruzione dilagante però non ho mai smesso di sperare. Noi tutti non dobbiamo mollare mai, nonostante tutto. La speranza non è ingenuità ma chi sa che il bene vincerà, germoglia come un seme sotto la terra, come un bambino che nasce in un campo profughi,come una madre che sorride nonostante tutto - ha proseguito Don Ciotti - Vi consegno tre parole imparate dalla strada: la verità, senza non c'è giustizia, senza non c'è libertà. La seconda è proprio la giustizia che restituisce dignità, che ridà il futuro, che toglie ai ricchi per dare ai poveri, nel modo giusto. La terza è l'amore che si fa carico, che si prende cura, che non volta lo sguardo, l'unica risposta a tutta questa violenza. Noi dobbiamo sentire che siamo parte del cambiamento, la malattia più grave è la delega così come la rassegnazione".
"Siamo sempre indaffarati travolti da mille cose, ma abbiamo bisogno di fermarci per guardarci dentro, attorno, non bisogna confondere la solitudine con l'isolamento, la solitudine è un dialogo intimo che parte guardandoci dentro nella nostra coscienza. Ne abbiamo bisogno - ha specificato il sacerdote soffermandosi poi sul concetto di salvezza - Non c'è salvezza senza dialogo tra anziani e giovani, se gli adulti si chiudono nelle loro certezze e i giovani nelle loro paure e fragilità. Dobbiamo incontrarci, costruire rotte nuove insieme. Dobbiamo unire le nostre forse, costruire le forze generatrici. Non dimenticandoci che la salvezza dobbiamo applicarla, oggi è urgente, dobbiamo uscire dalle strutture di peccati, quelle strutture che schiacciano l'uomo, lo riducono a merce, lo vendono e comprano come oggetto".
Poi un passaggio è stato dedicato al giudice Giovanni Falcone, ad un giorno dall'anniversario della strage di Capaci, il 23 maggio di 34 anni fa.
"Due mesi prima della strage di Capaci ero con Giovanni Falcone, in un corso di formazione per la polizia di stato sul tema delle dipendenze. Era stato invitato a portare la sua esperienza di lotta a Cosa Nostra - ha continuato - La mafia è forte, nonostante il grande impegno, le trasformazioni e nonostante questo è 170 anni che ne parliamo".
Infine uno sguardo rivolto al presente e al futuro, all'intelligenza artificiale.
"Le nuove tecnologie sono un dono, tuttavia quando diventa fine a sé stessa, quando viene usata per dominare invece che servire si trasforma in una gabbia dorata. Non ho una risposta semplice ma ho una domanda: chi controlla gli algoritmi? Chi decide quali dati dare in pasto a quelle macchine? Quali valori vengono scritti nel codice? L'algoritmo porta dietro le scelte, le avidità di chi le progetta" conclude.
Dopo un lungo applauso spazio alle domande dei giovani.









