Politica - 13 giugno 2026, 09:58

Termovalorizzatore in Val Bormida, Avs porta la questione in Parlamento: “Liguria e Piemonte uniti in difesa di ambiente e salute”

Unito il fronte ligure-piemontese, coi portavoce Simonetti e Trombin che avvertono: “La Valle ha già pagato caro il prezzo dell’inquinamento industriale”

Termovalorizzatore in Val Bormida, Avs porta la questione in Parlamento: “Liguria e Piemonte uniti in difesa di ambiente e salute”

La questione del termovalorizzatore in Val Bormida arriva sul tavolo del Parlamento. Porta la firma dei deputati Angelo Bonelli e del collega Marco Grimaldi di Alleanza Verdi Sinistra l’interrogazione per chiedere al Governo se ritenga opportuno realizzare un inceneritore in un’area della Liguria già segnata da pesanti criticità ambientali e collocata a ridosso del territorio piemontese.

L’iniziativa di Avs si inserisce in un clima di mobilitazione crescente tra Liguria e Piemonte. Un fronte interregionale che contesta l’ipotesi di localizzare l’impianto in una vallata già al centro, negli anni, di battaglie ambientali e industriali e che, nelle scorse settimane, ha visto assemblee pubbliche tenutesi sia nella valle ligure che in quella piemontese, sovente con la partecipazione di istituzioni, sindaci, associazioni, mondo agricolo e cittadini.

Il tema, nelle scorse settimane, era già approdato anche nel Consiglio regionale ligure, dove l’assessore al Ciclo dei rifiuti Giacomo Raul Giampedrone aveva assicurato sulla non esistenza di una decisione definitiva sulla localizzazione dell’impianto e che la Val Bormida non sarebbe citata negli atti regionali se non negli studi propedeutici di Rina. La Regione ha inoltre rivendicato la necessità di chiudere il ciclo dei rifiuti in Liguria, sostenendo che il coinvolgimento degli enti locali resterebbe previsto prima delle successive fasi procedurali. Una rassicurazione che non ha fermato le contestazioni dei territori e di Avs, secondo cui il tema non può essere affrontato soltanto sul piano tecnico o impiantistico, ma deve tenere conto della storia ambientale della vallata e delle ricadute su salute, agricoltura, turismo e immagine del territorio.

“L’ipotesi di costruire un inceneritore in Val Bormida ha sollevato le proteste della Granda e del Savonese. I territori si sono uniti per contrastare una servitù ambientale che potrebbe penalizzare fortemente il turismo, il settore agricolo di pregio e le aziende vitivinicole. Questa ipotesi sciagurata va assolutamente fermata, i rifiuti non vanno bruciati ma recuperati come prevede la proposta di legge di AVS in Regione Liguria”, dichiarano i co-portavoce di Europa Verde di Piemonte e Liguria, Mauro Trombin e Simona Simonetti.

“Il territorio della Val Bormida Ligure e la vicina provincia di Cuneo hanno pagato un prezzo altissimo a causa dell’inquinamento industriale - ricordano ancora Trombin e Simonetti - La Valle Bormida è stata una zona di sacrificio ambientale che avrebbe diritto ad una completa bonifica e non ad una nuova penalizzazione ambientale. Le aree ex-Acna, a distanza di anni, non sono state completamente bonificate né messe in sicurezza, e ancora oggi si riscontrano contaminazioni, seppur saltuariamente, anche nelle acque del Bormida”.

I co-portavoce verdi richiamano anche i dati ambientali contenuti nella relazione regionale sullo stato dell’ambiente, sostenendo che l’area presenti già un quadro emissivo problematico. “La Val Bormida è soggetta da anni ad emissioni di Benzo(a)pirene, noto mutageno, ad un valore compreso tra 45 e 82 kg/anno contro i 0-15 kg/anno della quasi totalità degli altri comuni liguri come attestato dalla relazione sullo stato dell’Ambiente della regione Liguria del 2024. La Liguria non ha bisogno di un inceneritore ma di una raccolta differenziata efficiente”, sottolineano i co-portavoce verdi di Piemonte e Liguria.

“Il territorio si è espresso chiaramente contro quest'opera. Cittadini e sindaci, guidati dal comitato No Inceneritore, hanno ricordato in più occasioni il passato di sofferenza che ha vissuto la Val Bormida in decenni di inquinamento”, spiega Jan Casella, consigliere regionale di AVS in Liguria.

Per Casella, la mobilitazione non può essere ricondotta a una semplice contrapposizione politica, perché il dissenso ha coinvolto amministratori di diverso orientamento e un ampio tessuto sociale e produttivo. “La lotta a questo impianto va oltre gli schieramenti politici - sottolinea - come dimostrato dal documento di netta opposizione firmato da tutti i 19 sindaci della Valle. Siamo stati al fianco dei valbormidesi fin dal primo giorno e continueremo ad esserlo, sia sul territorio sia nelle istituzioni. La mobilitazione unitaria di due regioni conferma l'inutilità di un impianto antiquato, che ricorre a una tecnologia superata e che rischia di compromettere la salute delle persone e il futuro di un comprensorio”.

La partita, dunque, resta aperta sia sul piano istituzionale sia su quello territoriale. Mentre la Regione continua a sostenere che non sia stata assunta alcuna scelta definitiva sulla localizzazione, Avs porta il caso in Parlamento e rilancia la richiesta di fermare l’ipotesi Val Bormida, chiedendo di puntare su bonifiche, prevenzione, recupero dei rifiuti e rafforzamento della raccolta differenziata.

Redazione

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