Le perquisizioni sia nelle auto che nelle abitazioni di due guardie zoofile savonesi, Silvia Scarzella e Luigi Bertogli, sta facendo discutere nelle ultime ore.
I due volontari che collaborano con l'associazione "Stop Animal Crimes" sono stati iscritti nel registro degli indagati dal Sostituto Procuratore Claudio Martini con l'accusa di usurpazione di funzioni pubbliche (articolo 347 del codice penale) di guardia particolare giurata zoofila. L'ispezione anche sui dispositivi elettronici dei due indagati è stata condotta dai carabinieri forestali nei giorni scorsi.
Secondo l'accusa Bertogli che sarebbe stato privo di titolo abilitativo all'esercizio di funzioni di guardia zoofila e di polizia giudiziaria di concerto con Scarzella si sarebbero attribuiti ed avrebbeo esercitato pubbliche funzioni presentandosi o venendo presentati come guardie zoofile, cinofile, volontari operanti con funzioni ausiliarie di polizia giudiziaria o comunque soggetti che sarebbero stati legittimati a compiere accertamenti, controlli e perquisizioni nei confronti di proprietari o detentori di animali.
Avrebbero partecipato ad accessi e sopralluoghi in private abitazioni e luoghi dove venivano custoditi animali, avrebbero redatto verbali di sopralluogo, atti di segnalazioni e comunicazioni dirette all'autorità giudiziaria e avrebbero impartito prescrizioni ai privati prospettando lo spostamento degli animali, la cessione, il canile o comunque la sottrazione degli stessi alla disponibilità dei proprietari.
Contraria a quanto accaduto la presidenza nazionale dell'associazione Stop Animal Crimes Italia che negli ultimi mesi nel savonese sono intervenuti in più di un'occasione a tutela degli animali maltrattati.
"La direzione nazionale, i soci e tutte le delegazioni d’Italia dell’associazione Stop Animal Crimes Italia tutti, siamo increduli e colpiti da come si possano trattare i cittadini perbene che svolgono attività di volontariato come dei criminali. Purtroppo, ancora una volta, siamo certi di essere di fronte all’ennesimo tentativo di delegittimazione che, interpretando leggi e comportamenti, ravvisa reati dove non esistono. Infatti, altri volontari e guardie sono stati indagati in passato e messi alla gogna mediatica solo perché facevano quello che non facevano determinati settori delle istituzioni, operando importanti attività sul campo con risalto mediatico, per poi essere prosciolti. Indagini, quelle rivolte alle nostre guardie zoofile di Savona, che fanno pensare a chi legge che uno il mattino si alza e si mette a fare sequestri di cani così a caso, ignorando le disposizioni normative sulle Guardie Zoofile che, lo ricordiamo, riconoscono alle stesse funzioni di Polizia Giudiziaria (art.6 ,legge 189/2004) e di Pubblico Ufficiale (art. 357 del codice penale) e autorizzandole, senza ombra di dubbio o interpretazione, a compiere tutti quegli atti tipici della Polizia Giudiziaria (art.55 codice procedura penale) come sequestri,
perquisizioni, identificazioni, ecc".
"Probabilmente è proprio questo che non va giù a qualcuno, così come l’autonomia che hanno di agire senza dipendere da alcun Ente. Le accuse rivolte alle guardie, giustappunto, riguardano anche il fatto che abbiano agito in assenza dei Forestali e della ASL, ignorando che nessuna legge lo dispone. Anche se una guardia dovesse sbagliare, lo Stato non dovrebbe condannarla ma prenderla per mano e correggerla perché ciò che fa è volontariato e sacrificio e subire queste cose rischia di spaventare ed allontanare i cittadini dal fare volontariato con grave nocumento al diritto e libertà di tutelare gli animali - continuano - Il reato di usurpazione è ben altro e cioè, a differenza di questo caso, è fare il poliziotto senza averne i titoli con l’elemento soggettivo dell’ottenere un vantaggio personale. Certa, l’associazione, che la magistratura, in cui riponiamo incondizionatamente sempre fiducia, vorrà vederci chiaro, invitiamo determinate autorità a cercare maltrattatori e sfruttatori di animali anziché fare indagare cittadini volontari incensurati".





