Ai piedi dell'Isola Gallinara sono da poco state calate sul fondo cinque cubi BORA: blocchi di calcestruzzo armato con strutture in acciaio, di 2 metri di lato, poggiate oltre i 35 metri di profondità. L’operazione in mare è stata gestita dalla ditta MUDS srl. Non sono strutture qualunque. Sono progettate per restituire al mare ligure quello che abbiamo perso: la complessità degli habitat che permette alla vita marina di trovare casa in modo stabile.
L'acronimo BORA sta per Barriere Polifunzionali per il Restauro dell'Ambiente costiero. L'idea è quella di un'architettura sommersa al servizio della biodiversità: ogni modulo è cavo all'interno, organizzato come una piccola grotta artificiale, con piani aggettanti che intercettano la corrente, anfratti, superfici ruvide e micro-cavità. Tutto è pensato per essere colonizzato da spugne e gorgonie — gli organismi che, costruendo colonie ramificate, creano la “foresta sommersa” mediterranea: il luogo dove pesci, crostacei e molluschi trovano riparo, cibo, e dove i loro piccoli si sviluppano.
Non solo strutture: un trapianto di specie autoctone
La novità sostanziale, però, non sta nei moduli in sé, ma in ciò che accadrà subito dopo la loro posa. I biologi dell'Università Politecnica delle Marche, guidati dal prof. Carlo Cerrano, trapianteranno sulle barriere frammenti di esemplari di specie locali, prelevati con tecniche non distruttive da popolazioni circostanti: alghe corallinacee (organismi calcarei che fanno da “cemento biologico”), spugne dei generi Spongia, Chondrosia e Axinella, gorgonie come Eunicella verrucosa, Leptogorgia sarmentosa e Paramuricea clavata, e perfino il corallo rosso (Corallium rubrum), da quasi 10 anni nuovamente presente in alcuni anfratti dell'isola — una piccola buona notizia che racconta da sola la fattibilità del ripristino.
È restauro attivo, non semplice riposo del fondale. Invece di aspettare che le strutture vengano colonizzate spontaneamente — un processo lento e oggi spesso “vinto” da specie aliene termofile, che tollerano meglio il mare che si scalda — si dà subito un vantaggio competitivo alle comunità autoctone dell'isola, accelerando la ricostituzione degli equilibri originari.
“Con BORA proviamo a fare quello che il mare da solo, oggi- dice il professor Carlo Cerrano, biologo marino, Università Politecnica delle Marche non riesce più a fare in tempi compatibili con la velocità del cambiamento: ricostruire un habitat complesso e dargli un nucleo di vita autoctona da cui ripartire. Non promettiamo miracoli, ma un esperimento serio e replicabile. Se funzionerà, la Gallinara potrà diventare un modello per altre coste del Mediterraneo.”
“Questo progetto rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra il Comune di Albenga e il mondo universitario possa tradursi in azioni innovative a tutela del nostro patrimonio ambientale e marino- spiega Giorgio Cangiano – Consigliere Comunale di Albenga delegato all’Isola Gallinara - Grazie al contributo scientifico dell’Università Politecnica delle Marche e al lavoro svolto da tutti i soggetti coinvolti, l’Isola Gallinara diventa un laboratorio di ricerca e di conservazione di grande valore. L’utilizzo di materiali compatibili con il fondale consentirà di ricreare condizioni favorevoli alla ricostruzione degli habitat sommersi e al ripopolamento della fauna ittica, favorendo il ritorno di specie che trovano in questi ambienti riparo e possibilità di sviluppo.
La presenza di queste strutture contribuirà inoltre alla creazione di un’area di particolare tutela, nella quale sarà possibile evitare i danni provocati dalle reti a strascico e da altre attività che possono compromettere gli equilibri del fondale marino. Desidero infine rivolgere un sincero ringraziamento all’architetto Stefano Robello del Comune di Albenga per la competenza, la professionalità e l’impegno con cui ha seguito il complesso iter amministrativo e la pratica legata alla concessione, contribuendo in maniera determinante alla realizzazione di questo importante progetto.
“L’Isola Gallinara rappresenta uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del nostro territorio - aggiunge Riccardo Tomatis, Sindaco di Albenga - e questo progetto dimostra come la tutela ambientale possa andare di pari passo con la ricerca scientifica e con una visione di lungo periodo. Investire nella conoscenza e nella salvaguardia del mare significa investire nel futuro della nostra comunità e delle nuove generazioni. Albenga continua a sostenere iniziative capaci di coniugare innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle proprie risorse naturali, nella consapevolezza che la tutela dell’ambiente costituisce un elemento fondamentale per lo sviluppo del territorio".
L'isola è una delle principali aree chiave per la biodiversità del Mar Ligure, un'area dove la presenza di specie locali oggi in rarefazione — gorgonie, spugne erette, popolamenti coralligeni — è o è stata documentata. Il corallo rosso ancora presente in alcuni anfratti dell'isola, dopo oltre dieci anni dal trapianto, è uno dei segnali che hanno suggerito di intervenire proprio qui. L'obiettivo è trasformare Gallinara in un laboratorio sperimentale sommerso: un sito in cui osservare nel tempo, con monitoraggio scientifico ripetuto, come la fauna usa le nuove strutture, quanto resistono i trapianti, quanto rapidamente le biocenosi tipiche si ricostituiscono. La speranza è che gli habitat artificiali possano facilitare il recupero dei fondali naturali dell’isola.
Perché l'esperimento abbia successo, è essenziale la collaborazione di chi il mare lo frequenta ogni giorno.
Pescatori professionali e ricreativi sono invitati a non posare attrezzi in prossimità dei moduli: oltre al rischio concreto di perdere reti, nasse o palamiti incagliati, c'è la possibilità di danneggiare strutture e organismi appena trapiantati, vanificando mesi di lavoro. Miglioramenti per i pescatori sono attesi nella zone circostanti.
Il lungo percorso autorizzativo che ha reso possibile la posa ha coinvolto Regione Liguria, Comune di Albenga, Agenzia del Demanio, Comune di Alassio e Guardia Costiera, oltre ai partner scientifici. Le prime risposte ecologiche significative — colonizzazione consistente, primi indizi di “effetto rifugio” sulla fauna — sono attese non prima di dodici-diciotto mesi dalla posa. La piena strutturazione di comunità mature, se il restauro funzionerà, richiederà anni. Sono i tempi del mare: ma è proprio questa pazienza programmata che fa di BORA un intervento scientifico a lungo termine.
L'intervento è realizzato nell'ambito del Centro Nazionale Biodiversità (NBFC – National Biodiversity Future Center), finanziato dal PNRR – Missione 4, Componente 2, Investimento 1.4 attraverso il Ministero dell'Università e della Ricerca.





