Sabato 4 luglio, in Liguria come nella gran parte d’Italia, scatteranno i saldi estivi 2026, che nella nostra regione proseguiranno, come da regolamento, per 45 giorni, fino al 17 agosto. Date che, come è noto, Fismo Confesercenti contesta ormai da anni, poiché vanno a snaturare il senso stesso per il quale i saldi erano nati, che era quello di svuotare le rimanenze di magazzino al termine, e non all’inizio, di una stagione di vendite.
Per questo, ma più in generale per riequilibrare un settore che tra il 2019 e il 2025 ha visto chiudere oltre 18mila negozi di abbigliamento e calzature in tutto il paese, con un calo del 13,5% e circa 17mila posti di lavoro persi, la stessa Fismo, che dalla scorsa primavera è presieduta a livello nazionale dalla genovese Francesca Recine, ha promosso la petizione “Saldi e promozioni: regole chiare per un mercato più equo”, con l’obiettivo di arrivare a una riforma complessiva del quadro normativo: «Non si tratta soltanto di intervenire sulla data dei saldi, ma di riformare un intero settore per tutelare e proteggere i negozi di vicinato, sulle cui spalle è stato invece scaricato finora l’intero peso del cambiamento epocale a cui stiamo assistendo, sul piano culturale e dei consumi», spiega Recine.
Nel dettaglio, la petizione Fismo chiede il posticipo della data di inizio dei saldi invernali alla fine della prima settimana di febbraio e di quelli estivi alla fine della prima settimana di agosto; la limitazione della durata dei saldi a trenta giorni; che le vendite promozionali, in tutto il territorio nazionale, non possano essere effettuate nei trenta giorni antecedenti l’inizio dei saldi, abbiano una durata non superiore ai sette giorni, non possano essere effettuate in più di quattro occasioni all’anno e comunque riguardino non tutto l’assortimento dell’esercizio, ma solo quei prodotti per i quali sussista l’effettiva esigenza di un lancio promozionale; che siano previste forme di controllo per il commercio online atte a garantire che tale forma distributiva non benefici di vantaggi competitivi nei confronti della distribuzione esercitata in esercizi commerciali fisici.
«A due settimane dal lancio – dichiara Recine – abbiamo già raccolto quasi tremila firme e questo dimostra quanto il tema sia sentito dai colleghi, che hanno trovato la forza per alzare la voce e chiedere alle istituzioni, in primis il ministero delle Imprese e del Made in Italy, che si assumano la loro parte di responsabilità mettendoci nelle condizioni di competere ad armi pari con la grande distribuzione e i colossi dell’e-commerce, a cui chiediamo che venga applicato lo stesso quadro normativo».
Si può partecipare alla sottoscrizione lanciata da Fismo Confesercenti accedendo, tramite Spid o Cie, al sito della Camera dei deputati e cercando la petizione n. 1641.





