Cronaca - 02 luglio 2026, 16:38

Bancarotta, false fatturazioni e riciclaggio, patteggia 4 anni e 8 mesi l'imprenditore Giulio Brunello

La moglie è stata assolta dall'accusa di riciclaggio, ha patteggiato un anno e 8 mesi per gli altri reati. Assolta la figlia della coppia

Bancarotta, false fatturazioni e riciclaggio, patteggia 4 anni e 8 mesi l'imprenditore Giulio Brunello

Lo scorso 30 giugno davanti al Giudice per le Udienze Preliminari Alessia Ceccardi, si è concluso il procedimento aperto a carico di Giulio Brunello, il quale era stato citato a giudizio insieme ad altri 36 imputati per i reati di bancarotta, false fatturazioni e riciclaggio.

L'imprenditore, difeso dagli avvocati Giambattista Petrella e Gianluca Rudino, ha patteggiato una pena di 4 anni e 8 mesi. 

La moglie dello stesso Brunello, invece è stata assolta per le ipotesi di riciclaggio ed ha patteggiato una pena di 1 anno e mesi 8 per i restanti reati, con la concessione della sospensione condizionale ed il beneficio della non menzione. 

Assolta da tutte le accuse, invece, la figlia della coppia, anch'essa difesa dai legali, perché il fatto non costituisce reato.

Brunello, di origini milanesi ma da anni a Laigueglia, particolarmente conosciuto nel comune del ponente savonese, era stato arrestato nel gennaio del 2025 dalla Guardia di Finanza.

Operava nel settore della carta e dei servizi di consulenza alle imprese tramite la propria ditta individuale e due società a responsabilità limitata, ma a lui erano state contestate dalle Fiamme Gialle del Comando provinciale di Savona la bancarotta fraudolenta, l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, la distruzione e l’occultamento della contabilità e il trasferimento fraudolento di valori.

L’attività della Guardia di Finanza della Compagnia di Albenga, sui soggetti economici riconducibili all’imprenditore, aveva fatto emergere una rilevante frode fiscale, perpetrata tramite l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un ammontare complessivo di 28 milioni di euro.

Nel corso delle indagini di polizia giudiziaria, dirette dall'Autorità Giudiziaria e suffragate da capillari attività tecniche di intercettazione, di analisi dei conti e di perquisizione, era stato acclarato, in particolare, come l’ideatore della frode, formalmente attivo nel settore del commercio di carta e cartone, nonché della consulenza aziendale e informatica, nella sostanza fosse invece privo di dipendenti, beni strumentali e mezzi idonei per conseguire i rilevanti volumi d’affari dichiarati; allo stesso modo, erano state disconosciute le fatture di prestazioni di servizio, connotate da elementi vaghi e generici.

Insieme all’imprenditore, erano state segnalate alla Procura della Repubblica savonese altre persone fisiche, residenti in dodici regioni italiane, principalmente della Lombardia e del Piemonte, titolari di ditte o società risultate beneficiarie delle fatture false emesse, fatte successivamente confluire nelle rispettive dichiarazioni dei redditi.

Alcune tra queste, destinatarie di ispezioni tributarie, questionari fiscali ovvero perquisizioni, avevano effettuato spontaneamente ravvedimenti operosi, versando all’Erario circa 3 milioni di euro, mentre altri soggetti avevano optato per l’adesione ai verbali di constatazione stilati dai finanzieri, per un importo complessivo di oltre 600 mila euro.

Nei confronti dell’imprenditore, della compagna convivente e di altri due soggetti, risultati tra i principali utilizzatori delle fatture inesistenti, erano stati eseguiti, su delega dell'Autorità Giudiziaria, sequestri preventivi, anche per equivalente, su disponibilità finanziarie liquide per un ammontare complessivo di circa 1,1 milioni di euro (su tre conti correnti) e su due immobili, valutati in circa 1 milione di euro e costituiti da una villa con affaccio sul Lago Maggiore e un attico a Laigueglia.

Inoltre, 400.000 euro, nella disponibilità dell’imprenditore, erano stati sottoposti a pignoramento a seguito delle attività ispettive fiscali svolte.

Luciano Parodi

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