Attualità - 03 luglio 2026, 11:09

Andrea Pasa saluta la Cgil Savona: "La nostra forza è la comunità, non i singoli"

Dopo vent’anni nel sindacato e otto da segretario generale, l’intervento all’assemblea: "Abbiamo attraversato pandemia, crisi e guerre restando sempre dalla parte del lavoro. Ora una Camera del Lavoro più forte, aperta e radicata sul territorio"

Andrea Pasa saluta la Cgil Savona: "La nostra forza è la comunità, non i singoli"

"Non è un passaggio formale. È un momento di bilancio, ma soprattutto di riflessione". Così Andrea Pasa ha aperto il suo intervento di commiato da segretario generale della Camera del Lavoro di Savona davanti all’Assemblea generale della Cgil provinciale, dopo la sua recente elezione a metà giugno nella segreteria confederale della Cgil Liguria.

Dopo vent’anni di militanza sindacale e otto alla guida dell’organizzazione, Pasa ha scelto parole misurate ma dense, ripercorrendo una stagione che definisce "tra le più complesse attraversate dalla mia generazione e non solo".

Nel suo discorso, l’ex segretario ha insistito su un punto chiave: il sindacato come comunità prima ancora che come struttura. "Non ho mai considerato questo ruolo un punto di arrivo, ma una responsabilità temporanea affidata da una comunità collettiva", ha detto, rivendicando una visione della Cgil fondata su regole condivise, collegialità e partecipazione. "Nessuno è più grande dell’organizzazione", ha ribadito, sottolineando come la forza del sindacato non risieda nei singoli ma nella sua capacità di restare fedele a una democrazia interna costruita nel tempo.

Un passaggio centrale è dedicato al contesto storico degli ultimi otto anni: pandemia, crisi economica ed energetica, guerra in Europa, inflazione e precarizzazione del lavoro. "Non abbiamo scelto il tempo nel quale esercitare il nostro mandato. Ma abbiamo scelto come attraversarlo", ha detto Pasa, rivendicando la continuità dell’azione sindacale anche nei momenti più difficili, quando "la Camera del Lavoro non si è fermata nemmeno durante l’emergenza sanitaria".

Nel racconto della sua esperienza savonese, il segretario uscente ha ricostruito una stagione segnata da vertenze industriali, trasformazioni del tessuto produttivo e crisi aziendali. "Ogni vertenza ha posto la stessa domanda: quale futuro vogliamo per questo territorio", ha osservato, ricordando come il sindacato abbia cercato di tenere insieme difesa dell’occupazione e visione di sviluppo.

Accanto alla dimensione economica e industriale, Pasa ha rivendicato una forte apertura sociale della Camera del Lavoro: le collaborazioni con associazioni, il lavoro nelle scuole, le iniziative culturali e soprattutto la costruzione di una rete territoriale ampia. "Abbiamo scelto di uscire dalle nostre sedi per abitare il territorio", ha spiegato, definendo questa scelta "la più importante del mandato". In questo quadro ha citato anche la nascita della "Via Maestra territoriale", una rete di oltre trenta realtà associative.

Ampio spazio è stato dedicato ai temi della sanità pubblica, della sicurezza sul lavoro e del caporalato. Su quest’ultimo fronte, Pasa ha rivendicato un lavoro di denuncia e intervento "quando ancora il tema era poco conosciuto dall’opinione pubblica. Il sindacato deve stare sempre dalla parte di chi è più esposto al ricatto e allo sfruttamento", ha affermato.

Non è mancato il riferimento alla partecipazione democratica e alle mobilitazioni: dai referendum alle campagne sui diritti, fino alle manifestazioni per la pace che, ha ricordato, "hanno riempito piazze savonesi come non si vedeva da decenni". Nel tratto finale del suo intervento, il tono si è fatto più personale. Pasa ha ringraziato delegate e delegati, strutture, servizi e collaboratori, rivendicando un lavoro collettivo che avrebbe portato risultati concreti: crescita degli iscritti, rafforzamento dei servizi, investimenti organizzativi e una struttura «più solida e radicata sul territorio».

"Conta avere lasciato un’organizzazione più forte, più credibile e più consapevole del proprio ruolo", ha sintetizzato, indicando come criterio guida di ogni dirigente quello di "lasciare la Cgil in condizioni migliori di come l’ha trovata".

Infine, il passaggio di consegne. Un augurio a chi guiderà la Camera del Lavoro dopo di lui, ma anche un monito: "Custodisci questa comunità, difendine l’autonomia, metti sempre il noi prima dell’io". Poi la chiusura, semplice e netta, quasi a riportare tutto a una dimensione di appartenenza più che di incarico: "Gli incarichi finiscono. L’appartenenza resta. Viva la Camera del Lavoro di Savona. Viva la Cgil".

Redazione

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