I Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia –, in collaborazione con il Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, hanno disarticolato un’organizzazione criminale transnazionale italo-albanese, dotata di basi e strutture logistiche in diverse province del Nord Italia (Brescia, Lecco, Milano, Monza e Brianza, Pavia, Savona e Siena), attiva nella distribuzione di sostanze stupefacenti nelle regioni Lombardia, Liguria e Toscana. Durante il periodo estivo, l’attività di spaccio veniva estesa anche a importanti località turistiche del Nord-Est (Sistiana, Grado, Latisana, Lignano, Bibione, Jesolo e Caorle), con cessioni effettuate all’esterno di discoteche, pub, stabilimenti balneari e strutture ricettive.
L’operazione ha tratto origine da un controllo effettuato a Latisana (UD), nei pressi della nota località turistica di Lignano Sabbiadoro, che ha portato all’arresto di due corrieri e al sequestro di 2 kg di marijuana. Gli sviluppi investigativi hanno consentito, sin da subito, di delineare una prima architettura criminale, evidenziando il coinvolgimento di numerosi soggetti, prevalentemente di nazionalità albanese, operanti in diverse province lombarde. Da qui il necessario raccordo con la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano che, al fine di garantire la massima sinergia operativa, ha assunto il coordinamento giudiziario delle indagini.
Le attività investigative si sono sviluppate attraverso l’impiego di diverse tecniche d’indagine, dalle metodologie tradizionali – quali pedinamenti, appostamenti e intercettazioni ambientali audio-video – fino a strumenti tecnologicamente più avanzati, resi necessari anche dalla significativa caratura criminale dei componenti del sodalizio.
Il quadro investigativo ha progressivamente fatto emergere l’esistenza di una solida organizzazione, rigidamente strutturata secondo uno schema verticistico, composta da veri e propri “professionisti” del narcotraffico. Il gruppo adottava strategie sofisticate volte a massimizzare i profitti, limitando al contempo la visibilità delle proprie attività e il rischio di essere individuato.
Le comunicazioni tra gli appartenenti all’organizzazione avvenivano mediante piattaforme di messaggistica criptata, cui si affiancavano un continuo ricambio di schede SIM e telefoni cellulari. Analoga attenzione veniva riservata ai veicoli impiegati, sostituiti frequentemente per eludere eventuali attività di monitoraggio da parte delle forze dell’ordine.
L’approvvigionamento di cocaina, marijuana e hashish era assicurato attraverso l’importazione lungo consolidate rotte balcaniche, grazie alla collaborazione tra organizzazioni criminali italiane e consorterie di origine albanese.
Nel corso delle indagini è stato inoltre accertato che il sodalizio si era dotato, nella campagna pavese, di una serra destinata alla produzione autonoma di marijuana.
Una volta introdotte sul territorio nazionale, le sostanze stupefacenti venivano inizialmente stoccate in locali dedicati, costituiti da una ramificata rete di appartamenti e autorimesse presi in locazione da soggetti incensurati utilizzati quali meri prestanome, così da rendere non immediatamente riconducibili tali immobili ai membri dell’organizzazione.
Particolarmente articolato era il sistema di redistribuzione della droga ai pusher operanti sia nelle tradizionali piazze di spaccio lombarde sia nei locali e nelle aree a elevata vocazione turistica dell’Italia settentrionale. A tal fine, il sodalizio si avvaleva di soggetti reclutati ad hoc, gergalmente denominati “cavallini”, incaricati della consegna delle sostanze sul territorio. Le mansioni erano accuratamente suddivise tra chi provvedeva al confezionamento delle dosi e chi si occupava della loro capillare distribuzione, attraverso una rete composta da cittadini italiani e giovani albanesi. Questi ultimi, incensurati, venivano fatti giungere in Italia per soggiorni di breve durata, non superiori a 90 giorni, periodo corrispondente a quello consentito per motivi turistici; allo scadere di tale termine rientravano in Albania, venendo sostituiti da altri connazionali con identiche funzioni.
Nel corso delle indagini, caratterizzate da un costante monitoraggio delle attività criminali, sono stati sequestrati 70,5 kg di marijuana (64 kg a Sesto San Giovanni, 2 kg a Latisana e 4,5 kg a Lecco), 21 kg di cocaina (20 kg a Saronno e 1 kg a Milano), una pistola Beretta modello 34 calibro 9 corto con matricola abrasa e relativo munizionamento, nonché un’autovettura Alfa Romeo Stelvio, appositamente modificata nel telaio per il trasporto degli stupefacenti. Contestualmente, sono stati arrestati in flagranza di reato sette soggetti.
Al termine delle attività investigative, la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ha richiesto e ottenuto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Milano l’emissione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti principali componenti dell’organizzazione. Sono state inoltre delegate perquisizioni nei confronti di 33 indagati, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, ricettazione, riciclaggio e detenzione di armi clandestine.
Parallelamente alle attività investigative finalizzate allo smantellamento dell’organizzazione criminale, i Finanzieri del Nucleo P.E.F. di Trieste hanno impiegato le proprie specifiche competenze in materia economico-finanziaria per ricostruire in maniera analitica i patrimoni illecitamente accumulati dagli indagati grazie ai proventi del traffico di sostanze stupefacenti. Flussi finanziari, conti correnti, investimenti, acquisti immobiliari e disponibilità bancarie sono stati sottoposti ad approfonditi accertamenti, consentendo di quantificare in circa 1,1 milioni di euro i profitti illecitamente conseguiti. Sulla base di tali risultanze, la Procura della Repubblica di Milano ha disposto un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza, che ha consentito di sottoporre a vincolo immobili, autovetture, gioielli, denaro contante e ulteriori disponibilità finanziarie.
Alle attività sopra descritte si sono aggiunti, nell’ambito delle perquisizioni delegate dall’Autorità Giudiziaria, l’arresto in flagranza di un ulteriore indagato per detenzione di armi clandestine e il sequestro di ulteriori 7,2 kg di marijuana, già confezionati e pronti per la commercializzazione, due pistole con matricola abrasa e relativo munizionamento, dieci armi bianche, orologi di lusso Rolex e denaro contante in valuta nazionale ed estera.







