Ottantuno anni dopo, il nome dei 67 antifascisti assassinati dalle SS al poligono di tiro di Cibeno continua a essere una ferita aperta nella memoria del Paese. A ricordare quella strage, avvenuta il 12 luglio 1944, c’era anche la Sezione ANED di Savona, presente alla cerimonia al Memoriale del campo di concentramento di Fossoli con il presidente Simone Falco, la presidente onoraria Carla Vicco e il vicepresidente dell’associazione “Sandro Pertini” di Stella, Marco Roselli.
L’eccidio di Cibeno rappresentò uno degli episodi più drammatici della repressione nazista in Italia. Dopo la fucilazione dei 67 prigionieri, le SS decisero di abbandonare il campo di Fossoli e trasferirono i detenuti rimasti a Bolzano, da dove partirono numerosi convogli diretti verso i campi di concentramento e di sterminio europei.
La commemorazione si è aperta con la deposizione delle corone d’alloro in memoria delle vittime e con la lettura dei nomi dei caduti da parte dei familiari. A seguire gli interventi della presidente della Fondazione Fossoli, Manuela Ghizzoni, e del sindaco di Carpi, Riccardo Righi.
Nel corso della giornata è stato presentato anche il documentario dedicato al progetto delle pietre d’inciampo, realizzato nel 2025 grazie alla collaborazione tra ANED nazionale e Fondazione Fossoli. Le pietre sono state collocate per restituire un’identità e una storia ai 67 uomini uccisi a Cibeno, riportando nelle città di provenienza il ricordo di chi fu travolto dalla violenza nazifascista.
La delegazione savonese ha voluto rendere omaggio in particolare a quattro vittime legate al territorio: Enzo Dolla ed Emilio Balletti di Albenga, Ettore Renacci di Bordighera e Giuseppe Palmero. Per loro, nel 2025, sono state posate le pietre d’inciampo, piccoli monumenti della memoria capaci di trasformare i luoghi quotidiani in spazi di riflessione sulla storia.
Nel ricordare quei nomi, l’ANED ha richiamato anche le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha sottolineato il prezzo pagato dagli italiani per riconquistare libertà e democrazia dopo la dittatura e la guerra: il sacrificio dei partigiani, delle popolazioni colpite dalle violenze naziste e fasciste, dei militari internati e degli italiani di origine ebraica deportati nei campi di sterminio.








