Se il suo stesso ideatore e primo proprietario non riuscì proprio a goderselo, sembra che questa esistenza tormentata sia scritta nel destino del Castello Vuillermin. Uno degli edifici senza dubbio più ammirati di Finale Ligure, che domina il rione di Marina dall'alto di via Castelli e via dei Forti di Legnino, il prossimo settembre cercherà una nuova vita, o quantomeno un nuovo titolare: il giorno 21, al Tribunale di Savona, si deciderà chi prenderà in mano le chiavi della torre neogotica che da quasi novant'anni suscita l'attenzione di chi si trova nella cittadina rivierasca.
Nell'ambito della procedura esecutiva 135/2025, seguita dal giudice Davide Atzeni con il delegato alla vendita e custode Mirko Ferrando, serviranno non meno di quasi 4 milioni di euro (3.997.847,69 euro è il prezzo base, con offerta minima per entrare in gara a 2.998.385,77 euro) per aggiudicarsi un immobile protagonista da quasi un secolo di una storia che procede da sempre "a strappi", tra sogni interrotti e progetti mai finiti.
E' questa, infatti, la seconda asta per questo curioso edificio ispirato nell'architettura neogotica che guardava ai castelli Coppedè di Genova - come il celebre D'Albertis - dopo quella del 2019 che lo vide finire in mano ad una società genovese per circa 1,2 milioni di euro. Il progetto allora in auge prevedeva la riconversione in 12 alloggi privati con box auto di quello che dal 2008 era diventato un ostello, con l'intenzione di conservare comunque uno spazio pubblico per eventi istituzionali in memoria del costruttore. Ad oggi, però, nonostante un ultimo tentativo di ripartenza dei lavori nel gennaio 2025, ciò non è andato a buon fine.
Anni complessi per la struttura dopo la chiusura dell'ostello contenuto al suo interno, aperto negli anni '60 dopo un lungo tempo in cui restò disabitata. Non riuscì infatti a goderselo l'avvocato milanese Renato Vuillermin. Il castello nacque tra il 1936 e il 1941 come una via di fuga per l'allora responsabile dell'ufficio legale della SIP a Torino, convinto antifascista mai piegatosi al ricatto del regime mussoliniano che gli imponeva la tessera del Partito Nazionale Fascista: licenziamento immediato, quindi la scelta di ritirarsi a Finale, in un luogo isolato e difendibile; ma poi anche l'arresto nella mattina del Natal 1943 e la morte, per fucilazione, il 27 dicembre, al Forte Madonna degli Angeli di Savona, insieme ad altri sei partigiani, senza processo.
Fu dopo quasi vent'anni che l'Associazione Italiana Ostelli per la Gioventù ne fece una tappa fissa per viaggiatori con lo zaino e arrampicatori diretti alle falesie finalesi. Una seconda vita utile, durata quasi cinquant'anni, fino alla svolta immobiliare del 2008 e le vicende già raccontate.
Oggi il castello si presenta come un corpo di fabbrica a "U", con le mura di cinta ancora merlate e, al piano rialzato, un nucleo ottagonale che conserva l'impianto pensato da Vuillermin quasi novant'anni fa. È un guscio che porta ancora addosso l'idea originaria del suo costruttore, sopravvissuta a decenni di gestioni molto diverse tra loro.






