C'è un vuoto profondo nella lingua italiana: se un bambino perde i genitori diventa orfano, se un coniuge perde il partner diventa vedovo, ma non esiste una parola per definire un genitore che sopravvive al proprio figlio. Ormai da qualche mese, partendo dalla provincia di Savona, questo strappo emotivo e linguistico ha un nome: "atefano".
In linea a quanto già portato avanti da altre amministrazioni, anche il Consiglio Comunale di Boissano ha approvato una delibera storica per sostenere e promuovere la conoscenza e la diffusione di questo neologismo.
L'iniziativa nasce dall'Associazione "Rachele Franchelli — Uno Sguardo Senza Confini APS" di Albenga. Dietro la proposta c'è il desiderio profondo della famiglia di Rachele di trasformare un dolore immenso in una forza generatrice di vita, solidarietà e speranza.
La mozione approvata dal parlamentino boissanese riconosce l'altissimo valore sociale, culturale ed etico del progetto. Secondo quanto espresso nel documento ufficiale, assegnare un nome specifico a questa condizione non è solo una questione di dizionario, ma un atto formale che può aiutare a generare conseguenze positive anche dal punto di vista sociale, offrendo una sponda di riconoscimento a chi affronta questo dramma.
Con il via libera del Consiglio, il Comune guidato dalla sindaca Paola Devincenzi si impegna a promuovere attivamente il termine "atefano" attraverso tutti i propri canali di comunicazione, dai siti web ai social media, fino ai comunicati stampa. La parola diventerà inoltre il fulcro di futuri eventi, convegni e iniziative pubbliche dedicate ai temi cruciali della famiglia, della sanità e del sociale.





