Anche il Comune di Borgio Verezzi ha approvato all’unanimità la deliberazione per il riconoscimento e la diffusione del termine “atèfano”, neologismo creato per identificare i genitori che hanno vissuto il dramma della perdita di un figlio.
L’iniziativa, che ha ottenuto il via libera durante la seduta del consiglio comunale di giovedì 30 luglio, accoglie e sostiene l'iniziativa dell’associazione “Rachele Franchelli – Uno Sguardo Senza Confini Aps”, fondata nel 2024 ad Albenga a seguito della prematura scomparsa per malattia di Rachele, appena sedicenne. L’associazione è nata per sostenere chi attraversa l'esperienza del lutto genitoriale, con il proposito di trasformare la sofferenza in una proposta di solidarietà e riscatto umano: dare un nome a chi ha perso un figlio aiuta a riconoscere un dolore sinora rimasto "invisibile", perché nessuno si senta abbandonato e solo in questa condizione.
L’adozione della delibera da parte di diversi Comuni della Provincia di Savona, ma non solo, dimostra l'importanza e delicatezza dell'argomento, e la volontà di sensibilizzare comunità e istituzioni sul tema. Al Consiglio Comunale di Borgio Verezzi era significativamente presente Silvia Ravera, madre "atèfana" di Rachele, che con il marito Gastone Franchelli ha fondato l'associazione.
"Con 'Atefano' vogliamo offrire alla lingua e alla società una parola che accolga il dolore ma che allo stesso tempo riconosca la dignità e la forza di chi continua a vivere, amare e donare dopo una perdita così grande - il commento dell'amministrazione di Borgio -
L’associazione 'Rachele Franchelli: Uno Sguardo Senza Confini APS' crede che le parole possano curare: quando il linguaggio riesce a nominare ciò che prima era indicibile, permette alla comunità di condividere, comprendere e prendersi cura".





