“Malgrado una certa cascola primaverile-estiva, il prodotto sulle piante è abbondante e di buona qualità; le strategie da mettere in campo devono essere adottate con attenzione e continuamente evolute per rispondere alle sfide climatiche del futuro”.
Anche la produzione di olive risente del cambiamento climatico e del caldo eccezionale ma, come spiega il direttore del CeRSAA Giovanni Minuto, ci sono gli strumenti per rispondere ai cambiamenti.
In Liguria nell'annata 2024-2025 sono stati prodotti 736.505,32 chili di olive; la produzione riguarda per l'80% l'area dell'Imperiese, seguita da La Spezia, Savona e Genova. Nel periodo 2023/2024 337.656,21 e nella stagione produttiva 2022/2023 340.156,48 chili. Nella raccolta 2021/2022 erano stati 241.164,43 chili , raccolto preceduto dai 775.795,11 dell'annata 2020/2021. Ora si attende il raccolto di quest'anno.
Nella nostra regione le olive inserite nella Dop sono 28; la più blasonata è la Taggiasca, ma nel Savonese non va dimenticata la Colombaia.
“La campagna olivicola del 2026 – spiega Minuto – è fortemente condizionata da un andamento meteorologico peculiare che sta mettendo a dura prova i meccanismi di resilienza dell’olivo, ma che sta cambiando anche i convenzionali ritmi biologici di molti patogeni e parassiti, tra cui la mosca dell'olivo (Bactrocera oleae)”.
A partire da giugno e luglio, il rapido innalzamento delle temperature ha causato una severa carenza idrica nei suoli. Lo stress idrico e termico ha provocato una forte sofferenza delle piante, in particolare sulle drupe e sulle foglie, determinando fenomeni di cascola primaverile (caduta precoce dei frutti) negli oliveti collinari e di versante non dotati di impianti di irrigazione.
Nel corso del mese di luglio, l'accumulo di caldo e umidità ha innescato un'impennata improvvisa delle ovideposizioni negli areali costieri. Le azioni di mitigazione messe in atto dagli olivicoltori sono in fase di attuazione, ma nuove e meglio organizzate strategie sono in fase di messa a punto anche grazie all’attività di sperimentazione del CeRSAA.
“Ci troviamo di fronte a un cambiamento climatico che porta a un cambiamento delle temperature fresche in primavera, con abbassamenti termici che possono causare aborto fiorale. In annate normali questo non comporta problemi particolari, ma in annate come lo scorso anno, se ci sono ondate di calore e carenza di acqua, ecco che la pianta può andare in crisi. Quest'anno, memori di quello che è successo l'anno scorso e grazie al lavoro fatto dal CeRSAA con vari partner, ci siamo attrezzati e abbiamo messo a punto una serie di strategie, anche collaudandole nell'oliveto sperimentale di Luccinasco”.
Le soluzioni sono l'irrigazione “in deficit”, che permette di mettere la pianta sotto stress ma senza che abbia danni da carenza di acqua. Un'altra soluzione che il CeRSAA sta collaudando è il sistema di irrigazione passiva: cartucce di carbone vegetale intorno alle piante che durante l'inverno si “caricano” di acqua per cederla progressivamente durante l'estate.
“Poi - continua Minuto - abbiamo dato indicazioni agli olivicoltori di mettere in atto tutte quelle pratiche destinate ad abbassare la temperatura sulle foglie e sui frutti, come l'uso della polvere di caolino. Usata per l'imbiancatura della chioma, riduce la riflessione e tiene più fresche le piante. Grazie a tutte queste soluzioni, le piante stanno tenendo bene il frutto”.
Tutto questo viene ora messo in correlazione con la difesa contro la mosca olearia. Infatti, anche a carico della mosca dell’olivo il clima ha causato modifiche fisiologiche. “In primavera si sono registrate temperature insolitamente fresche, al di sotto dei 20-25 °C ottimali per l'insetto - conclude Minuto -. Questo freddo prolungato ha indotto un forte rallentamento del metabolismo del parassita, che poi è letteralmente 'esploso' a metà luglio 2026. In questo caso, però, le attività di monitoraggio sia di Regione Liguria sia dei tecnici e delle organizzazioni presenti sul territorio hanno permesso agli olivicoltori di non farsi cogliere di sorpresa, mettendo in atto le soluzioni tecniche migliori e di minore impatto ambientale e igienico-sanitario”.





