Attualità - 11 agosto 2026, 09:30

Il "Paraxo" di Borgo Castello torna a splendere con "Figure di donna". Ad Andora ecco un nuovo polo museale d'eccellenza

Al Castello dei Clavesana inaugurata la mostra con le opere della Fondazione Cavallini Sgarbi: da Artemisia Gentileschi a Guido Cagnacci, un viaggio nella rappresentazione femminile dal Cinquecento al Novecento

Giunge a un nuovo culmine il progetto pilota di rigenerazione urbana, culturale e sociale "Ricordare il passato, per costruire il futuro", ideato dal Comune e finanziato dal Ministero della Cultura con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, su Borgo Castello ad Andora.

Ha aperto ieri (lunedì 10 agosto, ndr) le porte al pubblico il Castello dei Clavesana, noto ai più come il Paraxo, che dall'alto della collina che domina il centro ponentino torna a vivere come nuovo polo museale d'eccellenza. Ad inaugurare la rinascita della fortezza è "Figure di donna. Tesori d'arte dalla Fondazione Cavallini Sgarbi", mostra che riunisce per la prima volta trentacinque opere, tra dipinti e sculture, dedicate alla rappresentazione della donna nell'arte italiana.

La collezione, dichiarata di eccezionale interesse storico artistico e sottoposta a vincolo dal Ministero della Cultura con decreto della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale dell'Emilia-Romagna del 2019, attraversa oltre quattro secoli di storia dell'arte, dal Cinquecento ai primi del Novecento. Tra gli autori in mostra figurano nomi di primo piano come Guido Cagnacci, Artemisia Gentileschi, Ignazio Stern e Orsola Maddalena Caccia, accanto a numerosi altri artisti che hanno interpretato il tema del femminile tra sacro e profano, mito e realtà.

«Con emozione e gratitudine affido il futuro di Borgo Castello a tutti coloro che amano l'arte - ha detto il sindaco, Mauro Demichelis - Ogni visitatore di questa mostra entra a far parte di questo percorso virtuoso: contribuisce a custodire e tramandare un patrimonio artistico italiano di alto valore, che appartiene alla nostra comunità e, insieme, alla storia del nostro Paese».

La curatela e i promotori

L'esposizione porta la firma di Vittorio Sgarbi e Pietro Di Natale, storico e critico d'arte nonché direttore della Fondazione Ferrara Arte, con la supervisione di Elisabetta Sgarbi per la Fondazione Cavallini Sgarbi. L'iniziativa è realizzata in collaborazione con il Comune di Andora e con la Fondazione Borgo Castello. Il catalogo, edito da La nave di Teseo, è dedicato alla memoria di Stefano Bighi, componente del consiglio di amministrazione della Fondazione, e ai genitori di Vittorio ed Elisabetta Sgarbi, Rina Cavallini e Giuseppe Sgarbi.

A illustrare il fil rouge dell'esposizione è lo stesso Vittorio Sgarbi, al quale si deve la collezione di queste e molte opere che, col tempo, potranno implementare o rinnovare la mostra. «Siano esse divinità, figure letterarie o del mito, sante, blasfeme o nobildonne, tutte queste donne hanno in comune l'intraprendenza e la sensualità, che ogni artista ha presentato a suo modo. I molti volti della bellezza che vedremo (visi idealizzati, tratti di vivo realismo, avvenenze sformate dal tempo o dal tormento, illuminate dalla grazia) non debbono richiamare la vertigine predatoria del catalogo di Leporello nel Don Giovanni di Mozart. Essi sono piuttosto figure, parvenze al pari delle apparizioni dantesche descritte da Erich Auerbach, capaci di "rappresentare e annunciare qualche altra cosa", qualcosa in cui possiamo riconoscere noi stessi. È questo il fine, è questo il desiderio, che alimenta la ricerca della bellezza: arrivare a riconoscere quella bellezza dentro di sé».

Di Natale ha quindi descritto la mostra come un sistema di idee, una vera e propria geografia delle sensibilità di chi l'ha costruita nel tempo, una collezione capace di restituire dignità ai volti meno noti e di ricordare come la storia dell'arte appartenga anche, e soprattutto, ai nomi meno celebrati. «La mostra propone un appassionante viaggio attraverso alcune delle più affascinanti raffigurazioni femminili conservate nella collezione della Fondazione Cavallini Sgarbi, offrendo l'occasione di esplorare la straordinaria varietà di significati assunti dalla figura della donna nell'arte italiana nel corso di oltre quattro secoli - ha spiegato - Una selezione di trentasei opere, tra dipinti e sculture di straordinaria qualità, realizzate tra il Cinquecento e l'inizio del Novecento da artisti e artiste, come Artemisia Gentileschi e Orsola Maddalena Caccia, differenti per provenienza geografica e formazione, dà vita a un percorso che conduce dall'universo delle idee alla dimensione storica e individuale, attraversando il mondo pagano e quello cristiano. L'esposizione offre così un'ampia e strutturata riflessione sul ruolo della donna nell'immaginario figurativo occidentale, rivelando come la sua immagine sia stata costantemente reinventata per incarnare, di volta in volta, idee, aspirazioni e sentimenti capaci di trascendere il tempo».

Elisabetta Sgarbi ha ricordato le origini della raccolta, presentando la mostra come un percorso al tempo stesso cronologico e cromatico sulla figura della donna e sulla sua rappresentazione nell'arte, un itinerario che permette al visitatore di uscire dagli stereotipi tradizionalmente legati all'immagine femminile. «La collezione della Fondazione Cavallini Sgarbi, costituita nel 2008 per volontà della nostra famiglia e vincolata dal Ministero della Cultura, è nata per dare una forma alla vita, per la gioia di chi c'è ora e di chi verrà dopo».

Mattia Pastorino

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