Incertezza economica, precarietà lavorativa, alti costi abitativi, carenza di servizi per le famiglie con bambini piccoli. In Italia calano drasticamente le nascite, l'età media delle partorienti si alza e la Liguria non è da meno.
I dati sono quelli pubblicati dal Ministero della Salute nei giorni scorsi. Il rapporto del Ministero è stato elaborato sulla base dei dati CedAP (Certificato di Assistenza al Parto) inviati dalle strutture ospedaliere, che nel 2025 sono stati 7.045, rilevati negli ospedali (7.841 nel 2023 e 7.973 nel 2024). In base a quanto rilevato, il tasso di natalità lo scorso anno è stato del 5,3 per mille.
Il 99,9% delle donne liguri che hanno partorito lo scorso anno ha scelto strutture pubbliche e solo il 79,3% dei parti, a livello nazionale, è relativo a madri di cittadinanza italiana.
La percentuale dei parti relativa a madri straniere è più elevata nelle aree del Paese dove si registra la maggiore concentrazione di popolazione straniera, ovvero al Centro-Nord, dove più del 20% dei parti avviene da madri non italiane. In Liguria, come in Emilia-Romagna e nelle Marche, oltre il 32% delle nascite è riferito a madri straniere.
Nel dettaglio, i parti di madri italiane sono il 67,75%, quelli di madri provenienti da Paesi Ue il 2,82%, da altri Paesi europei il 7,10%, dall’Africa il 10,31%, dall’America centro-meridionale il 5,91%, dall’America del Nord lo 0,08%, dall’Oceania il 5,76%, mentre lo 0,27% riguarda donne apolidi o di nazionalità non indicata.
Il fatto che in Liguria oltre il 32% delle nascite sia riferito a madri straniere è segno di un'importante trasformazione sociale. La popolazione immigrata non è soltanto una componente del mercato del lavoro o della popolazione residente ma sta diventando una componente fondamentale della struttura demografica regionale.
Per ciò che riguarda l’età delle partorienti liguri, il 61,74% ha un’età compresa tra i 30 e i 39 anni, il 24,93% tra i 20 e i 29 anni, il 10,28% ha più di 40 anni e lo 0,59% ha meno di 20 anni.
Il dato ligure sull'età delle madri è significativo: oltre il 61% ha tra i 30 e i 39 anni e più del 10% ha più di 40 anni. La maternità tende quindi a concentrarsi sempre più nella seconda parte dell'età riproduttiva.
Il percorso verso la genitorialità si è allungato: prima si cerca una stabilità economica, abitativa e lavorativa, poi si prende in considerazione la possibilità di avere figli. Il problema è che, quando quella stabilità arriva, può essere già trascorsa una parte importante dell'età fertile. Nel caso ligure c'è però un ulteriore elemento: una popolazione anziana e una componente giovane relativamente ridotta. Se ci sono meno donne e uomini nelle fasce d'età in cui normalmente si formano le famiglie, anche mantenendo invariata la propensione individuale ad avere figli, il numero assoluto delle nascite tende comunque a diminuire.
Le liguri sono inoltre attente al proprio stato di salute e a quello del nascituro: il 95,4% ha effettuato almeno quattro controlli in gravidanza, il 3,5% meno di quattro controlli e l’1,1% nessuna visita di controllo. Il 4,3% ha effettuato un’amniocentesi e lo 0,3% il test dei villi coriali.
Il ricorso ai tagli cesarei negli ospedali liguri, nel 2025, è stato del 28,3%, meno della media nazionale, pari al 29,8%, e con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano come in Italia vi sia un ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica.
Negli ultimi anni i dati hanno comunque mostrato una tendenza alla diminuzione, in linea con le indicazioni delle “Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”, confermata anche nel 2025.





