14 agosto, ore 11,36. Sono passati otto anni da quella terribile giornata, otto anni da quella pioggia battente che sembrava un tragico presagio del dramma del crollo del Ponte Morandi.
Otto anni da quelle 43 vite spezzate in un istante che oggi, come ogni 14 agosto, vengono ricordate proprio sotto al ponte, oggi ricostruito, che ha preso il posto degli stralli progettati da Morandi.
Le campate del ponte San Giorgio, la radura della memoria e il memoriale sono la cornice alla cerimonia che vuole continuare a essere un abbraccio per i familiari e gli amici delle vittime, ma anche per quelle centinaia di famiglie che con il crollo del Morandi hanno andare sgretolarsi la propria quotidianità, distrutta da un crollo a cui ancora oggi, nonostante il pronunciamento della Magistratura che ha condannato i vertici di Autostrade e non solo, si fa fatica a credere.
POSSETTI: “UNA SENTENZA CHE RIDÀ SPERANZA, MA IL SISTEMA DEI PROFITTI DEVE CAMBIARE”
Il discorso più inteso è stato quello di Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo delle Vittime, che ha espresso il sollievo per la pronuncia giudiziaria e scagliato un duro atto d'accusa contro la logica del profitto e i tentativi di difesa dei vertici aziendali.
"Abbiamo atteso otto anni con pazienza, trepidazione e speranza. Oggi possiamo ricordare i nostri cari conoscendo il giudizio di primo grado: un giudizio importante, qualificato e serio, che rileva gravi responsabilità, omissioni e condotte inadeguate. Sono emersi anni di incuria, di colpe, di menzogne, di presunzione e incompetenza, sotto gli occhi serrati di chi avrebbe dovuto controllare: funzionari dello Stato, immobili, succubi e chini”.
Possetti ha poi attaccato direttamente le reazioni di parte del mondo manageriale seguite alle recenti condanne: "Nessuno obbliga nessuno a diventare manager. È un ruolo faticoso, di grande impatto e responsabilità, per questo molto ben remunerato. In questo caso gli obiettivi non contemplavano la sicurezza, ma solo gli utili. Le loro presunzioni di onnipotenza sono crollate insieme alle macerie del ponte. Assistiamo alla ribellione di alcuni manager che sentono gravare su di sé responsabilità eccessive e vogliono tentare scorciatoie per ottenere privilegi, affiancati da chi in passato ha avuto ruoli istituzionali. Noi ci batteremo affinché questo sistema cambi: la sicurezza dev'essere un investimento, non un costo”.
Ricordando la trasformazione del dolore in impegno civile e citando JFK (“Quando il potere corrompe, la poesia rigenera”), la presidente del Comitato ha concluso: “Il nostro dolore si fa resistenza. Non vogliamo più ricostruire i crolli: vogliamo che questo scempio trasformi lo sguardo sui beni del Paese, risanando gli uomini e le cose”.
TASCA: “ IL TEMPO CHE PASSA PUÒ INSEGNARE A CONVIVERE CON IL DOLORE, MA NON LO RENDE MENO VERO”
Nel corso della commemorazione, diversi sono stati gli interventi che si sono alternati.
Ad aprire la sequenza degli interventi istituzionali è stato il Vescovo di Genova, monsignor Marco Tasca, mettendo l'accento sul valore profondo del ricordo e sul peso delle responsabilità umane.
“Ci ritroviamo ancora una volta in questo luogo della memoria. Il tempo che passa può insegnare a convivere con il dolore, ma non lo rende meno vero. Nessuna ricostruzione ha potuto ricomporre quanto in quel giorno si è spezzato. Siamo qui perché la memoria non diventi abitudine, perché il ricordo continui a interrogare le nostre coscienze e perché il desiderio di giustizia non venga estinto”.
Il Vescovo ha poi richiamato l’attenzione di chi riveste ruoli pubblici, citando l'esortazione giubilare di San Francesco ai reggitori dei popoli: “Dimenticare il Signore significa, in fondo, dimenticare l'uomo; significa lasciare che altre logiche prevalgano: il profitto che dimentica il volto di chi lavora, il calcolo che prevale sulla cura, la superficialità che sostituisce la vigilanza. Quando questo accade, le tragedie che recano il segno della responsabilità umana si rivelano l'espressione di crisi morali e civili”.
SALIS: “PROCEDEREMO CON LA RICHIESTA DI UN RISARCIMENTO IMPORTANTE PER LA CITTÀ”
La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha voluto sottolineare il valore simbolico dei 43 alberi che compongono la versione definitiva della Radura della Memoria prima di soffermarsi sugli sviluppi processuali: “Questo 14 agosto segna un confine rispetto agli altri anni: per la prima volta sentiamo che le nubi iniziano a dissiparsi e la sete di verità si sta avvicinando. La recente sentenza inizia a rendere giustizia. Oggi c'è scritto nero su bianco che quello che è successo non è stato una fatalità imprevedibile, ma un fatto determinato da omissioni inaccettabili e incurie intollerabili. Siete state vittime di scelte in cui l'avidità e l'interesse economico hanno calpestato il dovere sacro della manutenzione”.
Salis ha poi annunciato l'intenzione di perseguire le dovute tutele patrimoniali a favore della collettività: “L'intera città ha subito un danno profondo. Per questo è doveroso annunciare che il Comune di Genova chiederà un risarcimento molto, molto importante per i danni patrimoniali e di immagine che ha subito. Qualsiasi risorsa riusciremo a ottenere verrà interamente dedicata a un programma di cura, manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città”.
BUCCI: “QUESTA DATA È UN FARO PER CHI HA IL DOVERE DI COSTRUIRE IL FUTURO”
Il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, già sindaco e commissario straordinario per la ricostruzione , ha rivolto il suo pensiero sia alle famiglie delle vittime che alla resilienza di tutti i cittadini e ai seicento sfollati di quei giorni.
“Ci sono date che rimangono nella storia. Questa data rimane e rimarrà nella memoria delle famiglie, dei seicento sfollati e delle tante aziende che hanno visto compromettere il proprio lavoro. La città non era in ginocchio e non è mai stata in ginocchio: si è rialzata e ha lavorato”.
Pensando al futuro, il Governatore ha espresso la volontà che la tragedia diventi un'eredità di rigore per la pianificazione pubblica: “Io vorrei dire che questa data è un faro per chi ha il dovere, il diritto e la capacità di costruire le nuove infrastrutture. Chiunque costruisca o cambi qualcosa ha la responsabilità di fare le cose bene, secondo tutti i criteri della scienza, della conoscenza e della responsabilità civile. Non c'è futuro senza memoria e questa memoria deve guidarci a ricostruire una grande società civile dove queste tragedie non succederanno mai più”.
RIXI: “I PROCESSI SI CHIUDANO IN TEMPI BREVI. INVESTIRE IN MANUTENZIONE PRIMA DEL CONSENSO”
A rappresentare ufficialmente il Governo è stato il Viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, che ha portato un ricordo personale oltre che il mandato delle istituzioni romane: “Oggi rappresento il Governo italiano, ma faccio parte di quella comunità genovese. Io stesso, un'ora prima del crollo, mi trovavo su quel ponte e sarei potuto essere la 44ª vittima. Questo luogo del ricordo deve ricordare a tutti che, se le amministrazioni pubbliche e i concessionari autostradali non fanno il loro dovere e non vengono fatte le manutenzioni, le tragedie possono avvenire”.
Rixi si è poi concentrato sui processi in corso e sul cambio di paradigma richiesto alla politica: “Voglio ringraziare la magistratura per il lavoro che sta facendo e chiedo che si arrivi a chiudere il processo fino al terzo grado il prima possibile, per avere finalmente chiara un'immagine di dove e come intervenire. Mai come oggi abbiamo investito in manutenzione per mettere in efficienza una rete che da trent'anni non vi guardava. Pensare di fare manutenzioni che oggi ti fanno perdere voti e creano disagio, ma che serviranno alle prossime generazioni, è un elemento che si fa fatica a digerire, ma è il dovere delle istituzioni”.
























