Val Bormida - 18 agosto 2026, 14:40

Peste suina, 6 nuovi casi a Cengio. Osa e Pai: "La strategia adottata finora sta davvero producendo i risultati attesi?"

Sono in totale 25. "Continuare a inseguire i cinghiali con le armi non può diventare l’unica risposta a un problema sanitario complesso"

Peste suina, 6 nuovi casi a Cengio. Osa e Pai: "La strategia adottata finora sta davvero producendo i risultati attesi?"

Aumentano a sei i casi di peste suina a Cengio con le positività che salgono in totale a 25.

L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta lo ha reso noto nel bollettino settimanale.

E non mancano le polemiche da parte dell'Osservatorio Savonese Animalista e del Partito Animalista Italiano.

"I sei nuovi casi di peste suina africana accertati nei giorni scorsi a Cengio, in provincia di Savona, ripropongono con forza una domanda che le istituzioni non possono più eludere: la strategia adottata finora sta davvero producendo i risultati attesi? Secondo l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) e il Partito Animalista Italiano (PAI), l’andamento delle positività registrate sul territorio impone una seria riflessione sull’efficacia delle misure finora adottate. Di fronte alla persistenza e alla diffusione della malattia, continuare a puntare prevalentemente sugli abbattimenti dei cinghiali rischia di trasformarsi in una risposta tanto cruenta quanto incapace di affrontare alla radice il problema - dicono - È bene ricordare che in diversi contesti europei sono state sperimentate strategie differenti, fondate anche sul contenimento della mobilità degli animali e sulla gestione rigorosa delle aree interessate, anziché affidarsi esclusivamente agli abbattimenti".

"La peste suina africana è una malattia estremamente grave per i suidi e, nei casi in cui si manifesta in forma virulenta, può provocare un’elevatissima mortalità negli animali infetti. Proprio per questo è necessario che ogni misura adottata sia valutata sulla base dei risultati concreti ottenuti e non semplicemente reiterata per inerzia - continuano - PAI e OSA chiedono quindi al Commissario Straordinario per la peste suina africana e alle autorità sanitarie competenti: quando verrà effettuata una valutazione pubblica, trasparente e complessiva dei risultati ottenuti dagli abbattimenti effettuati fino a oggi? E ancora: quando verranno prese seriamente in considerazione strategie alternative, basate anche sulla riduzione della mobilità degli animali, sul controllo delle aree a rischio e su misure di prevenzione capaci di incidere realmente sulla diffusione della malattia?".

"Continuare a inseguire i cinghiali con le armi non può diventare l’unica risposta a un problema sanitario complesso. Se, nonostante anni di abbattimenti, la malattia continua a comparire e a interessare nuovi territori, è legittimo — e doveroso — chiedersi se sia arrivato il momento di cambiare approccio. La peste suina africana non può diventare il pretesto per una gestione emergenziale permanente. Chiediamo alle istituzioni di dimostrare, dati alla mano, quali risultati abbiano prodotto finora gli abbattimenti e perché si debba continuare a considerarli centrali. La scienza deve guidare le decisioni, non l’abitudine - concludono l'Osservatorio Savonese Animalista e il Partito Animalista Italiano - È tempo di cambiare prospettiva: meno fucili come risposta automatica, più prevenzione, più controllo, più trasparenza e più coraggio nel valutare strategie diverse. Perché davanti a un’emergenza che continua, continuare semplicemente a fare ciò che si è sempre fatto non è necessariamente prudenza. Può essere soltanto immobilismo".

Redazione

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