Un comunicato della Rsu ai lavoratori di Tpl sulla vendita dei biglietti a bordo dei bus divide i sindacati. Tutto parte dalla nuova bigliettazione e dai nuovi costi dei biglietti, in vigore dal 1° agosto. Il nuovo sistema coinvolge anche gli autisti, che sono incaricati della vendita dei biglietti a bordo degli autobus. Secondo la Rsu, però, questa attività è disciplinata da un accordo sindacale che deve essere aggiornato per tenere conto delle nuove modalità di emissione e delle relative responsabilità.
La principale contestazione riguarda il fatto che le biglietterie non fornirebbero più agli autisti i tradizionali biglietti cartacei da vendere a bordo, mentre il nuovo sistema digitale, che prevede l'utilizzo della stampante C6P, avrebbe evidenziato diverse problematiche tecniche e operative. Le difficoltà riguarderebbero anche la gestione e il versamento degli incassi. La Rsu sostiene inoltre di aver già segnalato queste criticità alla Direzione aziendale.
Alla luce di questa situazione, la Rsu invita gli autisti, fino a quando saranno disponibili, a continuare a utilizzare i biglietti cartacei vendendoli al prezzo di 3 euro, anziché applicare la nuova tariffa di 3,40 euro. Secondo il sindacato, infatti, la maggiorazione non sarebbe correttamente gestibile in assenza di una regolamentazione del nuovo sistema e potrebbe esporre i lavoratori a problematiche di natura economica e disciplinare.
Una volta esaurita la dotazione di biglietti cartacei, la Rsu invita quindi gli autisti a sospendere la vendita dei titoli di viaggio a bordo, in attesa che l'azienda chiarisca e definisca con le organizzazioni sindacali le modalità operative e le responsabilità connesse al nuovo sistema digitale. Il timore espresso è che eventuali problemi, come la mancata stampa del biglietto, anomalie legate alla matricola o trattenute non volontarie in busta paga, possano ricadere direttamente sui lavoratori.
In sostanza, la RSU chiede che il nuovo sistema venga prima adeguatamente regolamentato e che siano chiariti responsabilità e procedure, prima di attribuire agli autisti eventuali conseguenze derivanti dal suo utilizzo.
Dalla comunicazione inviata agli autisti si dissociano però le segreterie Fit-Cisl, Uiltrasporti e Faisa-Cisal con i loro delegati. Per loro sarebbe eccessivo e dannoso per i lavoratori stessi negare loro possibili introiti derivanti dalla vendita a bordo. “La vendita in vettura, se correttamente regolamentata e supportata da procedure chiare e strumenti funzionanti – dicono - rappresenta un’attività che genera competenze aggiuntive per gli autisti. Sospenderla in via unilaterale, senza aver prima definito con l’azienda modalità e tutele adeguate, non costituisce una difesa dei lavoratori, ma un’ulteriore rigidità che produce svantaggi economici evitabili e, al contempo, disagi significativi all’utenza, costretta a rinunciare a un servizio di vendita a bordo utile e diffuso”.





