Attualità - 05 settembre 2026, 10:49

Termovalorizzatore, le Pantere Grigie: "No a Cengio, Ferrania e Bragno. La salute viene prima di tutto"

L’associazione rilancia la mobilitazione tra Liguria e Piemonte: "Difendiamo cittadini, agricoltura e territorio"

Termovalorizzatore, le Pantere Grigie: "No a Cengio, Ferrania e Bragno. La salute viene prima di tutto"

"Il termovalorizzatore non va fatto né a Cengio, né a Ferrania, né a Bragno. Da nessuna parte deve essere fatto un inceneritore". È netta la posizione dell’Associazione Nazionale Pantere Grigie, che torna a schierarsi contro l’ipotesi di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti in Val Bormida e lancia un appello alla mobilitazione comune tra Liguria e Piemonte.

"Undici anni fa il governo Renzi, con un decreto legislativo, tracciò le linee guida per la costruzione di dodici inceneritori", ricorda l’associazione, indicando sulla cartina le aree interessate. "Qui in Liguria non parliamo della zona di Genova, ma della provincia di Savona, esattamente della nostra Val Bormida. In Piemonte, invece, c’è Torino, dove l’inceneritore è già attivo da diversi anni ed è stato potenziato fino a 250mila tonnellate annue".

Per le Pantere Grigie, il tema centrale è quello della salute pubblica. "La nostra associazione è contraria all’insediamento degli inceneritori non solo in Liguria e in Piemonte, ma in tutto il Paese. Da anni ci battiamo per la sanità pubblica e, in questo caso, per la salute pubblica".

L’associazione richiama anche l’articolo 32 della Costituzione: "Conserviamo gelosamente la Costituzione, che all’articolo 32 tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività".

Da qui l’appello ai cittadini piemontesi e liguri: "Mi rivolgo agli amici piemontesi e liguri affinché siano uniti in questa battaglia. La salute è preziosa per tutti". E c’è anche una preoccupazione legata alle produzioni agricole del territorio: "Siamo fiduciosi che i piemontesi non solo difenderanno la loro salute insieme alla nostra, ma capiranno che, per non perdere i noccioleti, i vigneti e gli allevamenti, dovranno convincere il presidente della Regione Piemonte, Cirio, che non vogliono un inceneritore né a Ferrania, né a Bragno, né a Cengio".

Nel mirino dell’associazione c’è anche l’impianto di Torino. "Se siamo d’accordo sul fatto di non far respirare ai torinesi le diossine che escono dalla ciminiera, non esiste una via legale per spegnerlo", sostengono le Pantere Grigie. "Essendo un’opera strategica, brucerà rifiuti urbani, ospedalieri e industriali per i prossimi trent’anni, giorno e notte".

Secondo l’associazione, una possibile alternativa sarebbe quella di utilizzare l'impianto piemontese per i rifiuti provenienti dalla Liguria, evitando così la realizzazione di un nuovo inceneritore in Val Bormida. "Se, come immaginiamo, i valbormidesi piemontesi convinceranno il presidente Cirio a concordare con il presidente ligure Bucci che la Regione Liguria invii i propri rifiuti a Torino, e quindi non si farà l’inceneritore in Val Bormida, la salute dei cittadini sarà salvaguardata e l’intera economia del Piemonte sarà protetta".

Un altro punto sollevato riguarda la dispersione degli inquinanti attraverso i venti. L’associazione sottolinea come la particolare conformazione della valle e la presenza di correnti provenienti da direzioni diverse possano favorire il trasporto delle sostanze nell’area circostante.

"I venti che interessano la nostra valle sono molteplici e spingono l’aria e le sostanze che essa contiene, che si disperdono sulle colline dai 500 ai 900 metri", spiegano le Pantere Grigie.

Nel loro intervento vengono citate diverse correnti: dalla brezza notturna, che da Cengio si dirige verso Saliceto, alla tramontana, fino al marino e alle brezze di monte e di valle. "Le diverse correnti possono interessare sia la parte ligure sia quella piemontese della Val Bormida, arrivando verso l’Alta Langa e le aree dell’entroterra".

Per l’associazione, la questione non riguarda soltanto la qualità dell’aria. Gli inquinanti che si depositano sul terreno possono infatti entrare nella catena alimentare. "L’esposizione alle sostanze inquinanti trasportate nella Val Bormida può avvenire anche attraverso la dieta, con l’assunzione di carne, pesce, uova, latticini e grassi animali", sostengono.

Il riferimento è in particolare alla deposizione delle diossine sui terreni agricoli e sui pascoli. "In seguito alla deposizione secca o umida delle diossine sui suoli agricoli e sui pascoli, alcune di queste sostanze inquinanti sono classificate dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro nel gruppo 1, come cancerogene per l’uomo".

Le Pantere Grigie richiamano inoltre i possibili effetti sulla salute attribuiti all’esposizione ad alcuni inquinanti: "Altre sostanze possono provocare infiammazioni e patologie dell’apparato polmonare e cardiocircolatorio, mentre altre ancora possono danneggiare il sistema nervoso e avere effetti sullo sviluppo del feto".

Graziano De Valle

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A SETTEMBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU