Economia - 08 settembre 2026, 08:29

Calciomercato, ambizioni e nuovi progetti: il calcio italiano cambia volto

Il calcio italiano cambia, si rinnova. Certamente nei nomi (anche se non arrivano più grandissimi colpi come negli anni scorsi) ma pure in strategia, sostenibilità e progetti a lungo termine.

Calciomercato, ambizioni e nuovi progetti: il calcio italiano cambia volto

Fattori che ridisegnano la Serie A. È cambiato il modo di ragionare delle Società nel mercato; non più colpi istintivi e opportunità ma operazioni a favore del bilancio.

Il calciomercato è sempre più strategico

Siamo all’inizio della nuova stagione calcistica, molte squadre fanno ancora i conti con il mercato. Prendiamo così in riferimento lo scorso anno: la sessione estiva 24/25 ha visto al Serie A spendere circa un miliardo di euro in acquisti (dato Transfermarkt e Calcio e Finanza). Siamo “secondi” alla ben più ricca Premier League che ha investito 2,34 miliardi di euro. Chi ha speso di più? Il Milan (164 mln e un campionato fallimentare) seguito dalla Juventus (137) e dall’Atalanta (quasi 126). Insomma, i soldi ci sono ma sono spesi in maniera diversa.

Grande attenzione per i profili emergenti

Oggi quasi il 60% di chi arriva rappresenta gli under 35 e il 22% gli over 27, dato interessante dell’Ufficio Studi di Banca Ifis su dati Transfermarkt. Inter e Atalante hanno puntato sullo scouting in Nord Europe e Sud America. Roma e Juventus hanno scelto profili rivendibili. Obiettivo chiaro: abbassare il monte ingaggi creando importanti plusvalenze

Diversi studi tra cui uno specifico della Gazzetta dello Sport evidenziano come i nostri Club non fanno più operazioni che siano in perdita anche alla luce di tre fattori: dati analytics, scouting avanzato e sostenibilità finanziaria. Cambia anche l’approccio dei tifosi. Sì all’entusiasmo, alla ricerca del giocatore idolo ma anche ai valori di mercato, statistiche e varie proiezioni diffuse dalle app di scommesse sportive.

Gli equilibri cambiano con la nascita di nuovi progetti

Le nuove proprietà hanno portato impostazioni e metodi ma alcune realtà “made in Italy” resistono ancora. L’Atalanta con i Percassi ha realizzato un progetto coerente, ingresso stabile in Champions e vittoria della Europa League. Il Napoli quest’anno non ha fatto mercato, vero, ma negli ultimi anni ha vinto due scudetti (mix giovani/campioni). 

Il Como stupisce tutti per programmazione e risultati. Le milanesi, tenute da fondi, lavorano sullo stadio di proprietà con la crescita dei ricavi commerciali. Un tema che anche noi seguiamo da vicino.

La concorrenza dei grandi campionati

La Premier spende quasi il triplo della Serie A, la Liga attrae ancora i top player. La Bundesliga offre un salario più alto e gli stadi fanno sold-out. Deloitte Money League ammonisce: nessuna Società calcistica italiana è nella top 5 europea per i ricavi: il fatturato dei 20 club di A è più basso di quello dei 6 più importanti inglesi. 

La partecipazione alle Coppe Europee risulta vitale, le nostre squadre che hanno partecipato all’ultima Champions League hanno registrato 120 mln di introiti, ossigeno per reinvestire.

Nuovo volto per il calcio nostrano tra tradizione e innovazione

Il nostro calcio vive un momento delicato. Da una parte cerca di mantenere la sua storia e la sua tradizione a base di tattica, la famosa difesa organizzata e un lavoro quotidiano. Dall’altra l’innovazione e la visione a livello internazionale. C’è sempre la questione degli stadi: gli impianti moderni, proiettati verso il futuro garantiranno introiti importanti, una gestione nuova che riporterà campi campioni veri specialmente nostrani che possono far tornare grande la nostra Nazionale.

Un calcio pronto a guardare al futuro

Il calcio italiano sta attraversando una fase di trasformazione in cui tradizione e nuove esigenze economiche devono trovare un equilibrio. I club sono sempre più attenti alla sostenibilità, alla valorizzazione dei giovani e alla programmazione a lungo termine, elementi ormai indispensabili per competere con le principali realtà europee.

La crescita dei ricavi, gli investimenti negli stadi e un utilizzo più strategico dei dati possono rappresentare alcune delle chiavi per ridurre il divario con Premier League, Liga e Bundesliga. Allo stesso tempo, puntare sui talenti emergenti e sviluppare progetti solidi può permettere alle società italiane di costruire squadre competitive senza compromettere la stabilità finanziaria.

Il percorso non sarà immediato, ma i cambiamenti già in corso mostrano una Serie A sempre più orientata verso un modello moderno e sostenibile. Se i club riusciranno a unire una gestione più efficiente alla qualità del calcio italiano, il campionato potrà tornare a essere ancora più competitivo a livello internazionale, mantenendo al tempo stesso quella tradizione che lo ha reso unico.






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I.P.

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