Alle otto del mattino il quartiere era già in movimento. C’era da montare i gazebo, sistemare tavoli e sedie, organizzare gli spazi e preparare tutto quello che sarebbe servito per una lunga giornata insieme. Poco alla volta, il piazzale e il giardino di una delle abitazioni di via Vittorio Veneto A hanno cominciato a trasformarsi nel luogo della festa.
È iniziato così, anche quest’anno, il tradizionale pranzo di quartiere che a Cengio è arrivato alla sua quarta edizione. A tavola si sono ritrovate 55 persone, tra abitanti, famiglie, ragazzi e anche alcuni ex residenti che, nonostante la distanza, hanno voluto tornare per non perdere l’appuntamento.
La formula è ormai collaudata, ma ogni anno conserva qualcosa di speciale. Non c’è un’organizzazione rigida e non servono grandi strutture: ciascuno mette a disposizione tempo, energie e capacità. I preparativi cominciano nei giorni precedenti, con la raccolta del materiale e l’organizzazione del pranzo. Poi, la mattina dell’incontro, tutti si danno da fare.
Anche l’acquisto dei due grandi gazebo è nato dalla volontà degli stessi abitanti di investire nella propria comunità. Una scelta che si è rivelata particolarmente utile durante la giornata, quando il sole e le temperature elevate avrebbero reso più difficile stare insieme all’aperto.
Ma il pranzo, alla fine, è quasi un pretesto.
A raccontare davvero lo spirito dell’iniziativa sono le ore trascorse insieme. Dalle 12 alle 19 i tavoli sono rimasti animati dalle conversazioni. Ci si è spostati da una parte all’altra, si sono incontrati amici e vicini, sono state raccontate le novità dell’ultimo anno e sono tornati alla memoria episodi e ricordi condivisi.
C’è chi vive ancora nel quartiere e chi nel frattempo si è trasferito. Ma il legame con via Vittorio Veneto A è rimasto abbastanza forte da spingere alcuni ex abitanti ad affrontare anche lunghi viaggi per esserci.
È questo, forse, l’aspetto che più colpisce della giornata organizzata a Cengio.
Perché vivere nello stesso quartiere non significa necessariamente conoscersi. Qui, invece, negli anni si è costruita una rete di rapporti che va oltre il semplice saluto quando ci si incontra per strada.
Ci si aiuta quando serve, ci si scambiano informazioni, si presta attenzione a quello che accade intorno e non mancano le occasioni per dare una mano. Piccoli gesti quotidiani che, messi insieme, diventano qualcosa di più grande.
Anche la tecnologia è stata trasformata in uno strumento per rafforzare questi rapporti. La chat del quartiere permette di comunicare rapidamente, condividere informazioni, segnalare eventuali problemi legati alla sicurezza e coinvolgere gli abitanti.
È un esempio semplice, ma significativo, di come uno strumento digitale possa servire non a sostituire le relazioni, bensì a mantenerle vive.
A Cengio, dunque, il pranzo di via Vittorio Veneto A racconta una storia che va oltre una tavolata estiva. Racconta la possibilità di costruire relazioni partendo dalle cose più semplici: un vicino che mette a disposizione la propria casa, qualcuno che monta un gazebo, chi prepara da mangiare, chi sistema i tavoli e chi, semplicemente, decide di esserci.
In un periodo in cui non è raro parlare di solitudine, isolamento e difficoltà nel costruire rapporti, questa piccola esperienza offre un’immagine diversa. Non una ricetta, ma un esempio concreto di come una comunità possa nascere e rafforzarsi nel tempo.
E forse proprio per questo sarebbe bello che anche altri quartieri di Cengio e dei comuni vicini trovassero il proprio modo per incontrarsi.
Una festa, una cena, un pranzo. Non servono grandi progetti.
A volte basta apparecchiare una tavola e invitare il vicino di casa.








