Attualità - 04 ottobre 2026, 10:00

Porto di Andora, ricerca e sostenibilità: al via la collaborazione con l’Università di Pavia

Presentato al Salone Nautico di Genova il progetto per monitorare le specie aliene. De Nicola: "La collaborazione rappresenta il primo passo di un percorso più ampio"

Il Porto di Andora, con A.M.A. e Comune di Andora,  si mette a disposizione della ricerca universitaria e punta a diventare un laboratorio a cielo aperto per lo studio dell’ambiente marino.

Il primo progetto, presentato al Salone Nautico di Genova, riguarda il monitoraggio delle specie aliene presenti nelle acque del porto e nasce dalla collaborazione, attualmente in fase di definizione, con l’Università di Pavia e la prof.ssa Agnese Marchini, nell’ambito del progetto europeo GuardIAS – Guarding European Waters from Invasive Alien Species, finanziato da Horizon Europe.

Il monitoraggio dell'Unversità di Pavia, utilizzerà il sistema del cosiddetto “mattone”: una struttura semplice che mantiene in acqua una piccola piastra sulla quale si insediano spontaneamente gli organismi marini. I pannelli saranno controllati periodicamente dai ricercatori, indicativamente ogni sei mesi, per identificare le specie presenti e seguire nel tempo eventuali nuovi insediamenti.

Il metodo è già utilizzato dall’Università di Pavia nel Golfo della Spezia e permette di costruire una serie di dati confrontabili con quelli raccolti in altri porti.

“Le specie aliene possono essere trasportate involontariamente dalle imbarcazioni attraverso il biofouling, cioè gli organismi che si insediano su carene e altre superfici immerse. I porti rappresentano quindi un punto di osservazione particolarmente importante per intercettare tempestivamente eventuali nuove presenze - spiega la professoressa Agnese Marchini - E' importante anche il coinvolgimento e la sensibilizzazione dei diportisti che possono essere partecipare in azioni concrete con questo progetto. La specie aliena portata dalle imbarcazioni, può facilmente insediarsi e riprodursi, come una conchiglia originaria del Giappone che ho raccolto sulla costa romagnola”. 

Il progetto prende spunto anche dall’incontro dello scorso 5 settembre, quando il Porto di Andora ha ospitato la serata “Cosa c’è sotto la tua barca? Le specie aliene: intrusi che viaggiano con te”, promossa dalla Lega Navale Italiana – Sezione di Andora, con il patrocinio del Comune e la collaborazione del Circolo Nautico Andora. La prof.ssa Marchini ha presentato il progetto GuardIAS e accompagnato i partecipanti alla scoperta degli organismi presenti nel porto.

«Un porto può essere molto più di un luogo da cui si parte e a cui si torna – dichiara Fabrizio De Nicola, Presidente del Porto di Andora – Può diventare un luogo in cui il mare si studia, si osserva e si impara a rispettarlo. La serata con la prof.ssa Marchini ci ha dimostrato quanto interesse ci sia tra i nostri diportisti. Vogliamo partire da qui e mettere il porto a disposizione dell’Università di Pavia anche nell’ambito dei nostri progetti nell’ambito della certificazione EMAS. La collaborazione sulle specie aliene rappresenta il primo passo di un percorso più ampio. Il Porto di Andora intende infatti sviluppare i progetti di ricerca e valutare la partecipazione con le università a bandi europei, nazionali e regionali".

È inoltre allo studio un secondo filone dedicato al Santuario Pelagos e ai cetacei, con modalità e contenuti ancora da definire insieme al mondo universitario. Tra le possibili attività figurano iniziative di sensibilizzazione rivolte ai diportisti, raccolta delle segnalazioni di avvistamento e attività divulgative nelle scuole.

Presente al Salone Nautico, ospite dell'AMA e del comune di Andora nello stand Assonat, anche il ricercatore Davide Lelong, che si occupa di bioacustica ed ha portato la sua lunga esperienza in tutti mari del mondo anche al servizio in particolare con un progetto finanziato dalla Fondazione Principe Alberto II di Monaco: si tratta di Claps acronimo di CLimate Adaption Pelagos Sanctaury. Un progetto che monitora l'attività Acustica di cetacei, in diverse aree marine protette in relazione alle ondate di calore sempre più frequenti nel Santuario Pelagos.

Con la 39ª Bandiera Blu consecutiva nel 2026, la registrazione EMAS e le certificazioni ISO 14001, ISO 9001 e ISO 45001, il Porto di Andora consolida così una linea di attenzione alla sostenibilità che punta ora a unire gestione ambientale, ricerca scientifica e divulgazione.

Redazione

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