Truffe che non risparmiano più nessuna fascia d'età, stupefacenti e una violenza sempre più utilizzata come risposta immediata a diverbi e conflitti. È il quadro della sicurezza nel Savonese delineato dal criminologo Stefano Padovano, secondo cui negli ultimi anni sono cambiate tanto le forme della criminalità quanto quelle dell'insicurezza urbana.
Un'analisi che Padovano ha sviluppato in occasione della nuova edizione aggiornata del suo saggio “La Sicurezza Urbana. Da concetto equivoco a inganno”, edito da Meltemi, presentato lo scorso 1 ottobre a Tovo San Giacomo, con nuovo appuntamento giovedì 8 ottobre, alle ore 11.15, presso la Biblioteca Comunale di Albenga, con la presentazione del saggio dedicato alle tematiche della sicurezza urbana.
Nel frattempo, Padovano ha tracciato con noi un quadro che riguarda anche da vicino la nostra provincia, sottolineando come il tema della sicurezza non possa più essere circoscritto a omicidi e furti ma, con l'evoluzione avuta negli ultimi dieci anni, si sia consolidata una progressiva trasformazione delle modalità con cui la violenza viene agita.
Il tema della sicurezza urbana sta riscontrando interesse sul territorio?
Sì, e non solo perché dopo cinque anni la casa editrice mi ha chiesto una nuova edizione del libro, aggiornata nell'introduzione e nel capitolo conclusivo. In una battuta: non esistono isole felici, né nelle 12 città metropolitane italiane né in aree territoriali più contenute. Oggi, più di dieci anni fa, il tema della sicurezza urbana riguarda anche comportamenti trasgressivi che stanno su un piano al confine col codice penale: disordine urbano, inciviltà diffuse che hanno comunque un'influenza sul cittadino. Non si parla più solo di omicidi o furti.
Quest'estate nella cronaca anche locale ci sono stati episodi anche particolare, come persone picchiate con un cartello stradale. È una criminalità che cambia?
Quando si va in profondità nell'analisi, leggendo ove possibile i fascicoli di reato, ci si accorge che ogni fascicolo prevede forme diverse di violenza. Non è solo quella agìta all'ultimo stadio: prima è premeditata su un piano psicologico e ritorsivo, fatta di intimidazioni che poi sfociano nell'atto. Le rapine sono sempre meno, ma tra furti e comportamenti collerici trovi ingiurie, percosse e minacce, tre reati che compaiono in gran parte delle contestazioni.
Riprendo una formula del libro: la violenza non è più l'ultimo stadio ma la risorsa principale. È sempre più immediata, nel senso comune, come mezzo risolutivo di incomprensioni, diverbi e conflitti che potrebbero essere mediati diversamente. Risolutivo tra virgolette, perché certo non lo è.
Una sorta di escalation, quindi.
Sì, ma graduale e costante negli ultimi dieci anni. Non è nata ieri e non se ne è preso atto oggi: nel decennio si è confermata anno per anno, senza mai arretrare.
Come vede l'estensione del decreto sulle strade sicure?
Ti rispondo guardando l'altra faccia della medaglia. Pone l'attenzione su un tema complementare: negli ultimi 10-15 anni le polizie locali hanno concepito sempre meno i propri ruoli come complementari a quelli delle forze dell'ordine, come invece prevedono i codici normativi della sicurezza urbana, voluta nella revisione costituzionale del 2001. Si è consolidata l'idea che fare il codice della strada non sia più una peculiarità della polizia locale. Lo dico anche da ex docente della scuola interregionale di polizia locale.
Si è rincorso un modello assimilabile alle forze dell'ordine, e questo è stato un grande errore, avallato da dirigenti di polizia locale che non si sono fatti sentire abbastanza con le parti politiche di riferimento. È un problema nazionale, che riguarda anche la Liguria e i comandi della provincia di Savona. Se si fa un intervento con l'unità cinofila per sequestrare quattro grammi di droga, si riempiono le agende mediatiche e si asseconda la politica. Intanto, secondo i dati elaborati da Il Sole 24 Ore, il più alto numero di morti per incidenti stradali da tre anni a questa parte è in Liguria, e se penso a Genova è così per tre anni consecutivi. Se si guardano ruoli, competenze e ore di formazione, per nuovi assunti e per ispettori, la maggior parte è convogliata su altre tematiche. Anche questo incide sulla sicurezza percepita, che non dipende solo dal degrado urbano.
Qual è il quadro complessivo della provincia di Savona?
Le criticità sono quelle delle altre province liguri. Il numero di omicidi è contenutissimo, quasi episodico per fortuna, ma non deve trarre in inganno: fa il paio con il ragionamento sulle violenze agìte. Anche l'assenza di dati su una criminalità più professionale, come quella organizzata campana, non dice che non ci sia. Sono sodalizi che lavorano nella clandestinità e, se la magistratura non porta alla luce notizie di reato, non possiamo saperlo con esattezza. Possiamo lavorare sui rischi di presenza criminale, ma non su dati che sono ridottissimi. Quindi attenzione alle facili associazioni, in un senso e nell'altro.
Qual è il dato più preoccupante?
Le truffe, in ogni declinazione: informatiche, porta a porta e di ogni genere. Savona è la provincia più anziana non solo d'Italia ma d'Europa, e incrociando la variabile cittadini-residenti il dato è pressappoco uguale alle altre province liguri. Resta però il più preoccupante.
Il fenomeno nasce dopo il Covid, quindi lo monitoriamo da cinque anni. Le truffe non sono più mirate solo ad anziani, disabili o persone fragili: sono indirizzate a tutti, dal messaggino sul cellulare che propone un prestito alla mail che chiede gli estremi, fino a chi suona alla porta. Se dopo cinque anni si continuano a fare campagne mediatiche pensando che il bersaglio prevalente siano gli over 65, siamo fuori strada. Bene sensibilizzare la cittadinanza, ma non è più solo un problema per una certa fascia d'età avanzata.
Si ipotizza inoltre che dietro la regia di alcune truffe ci siano forme di criminalità organizzata campana.
In questi mesi in Riviera, e non solo, si parla di una sempre maggiore incidenza, anche tra i giovanissimi, degli stupefacenti.
Collegandomi al quesito di prima, il terzo grande ambito è proprio questo. Non fai un furto con strappo o con destrezza per il gusto di farlo, e non fai una rapina in farmacia per comprare le aspirine. Sono reati che gravitano intorno agli stupefacenti, compresa una parte delle estorsioni, legate a partite non pagate o non rispondenti per qualità o quantità.
Ad esempio l'eroina, non ha mai smesso di girare né di essere consumata: è cambiata la modalità, oggi si fuma di più e si inietta meno. Dalla guerra in Afghanistan i prezzi sono calati gradualmente ma costantemente; non siamo più alle 200 mila lire al grammo degli anni Novanta. A questo si sono aggiunti il crack e ondate di fentanyl che passano da Genova, che resta il mercato di piazza, il centrale. Da ciò che raccontano i consumatori, si parte da entrambe le riviere, si compra fentanyl a Genova e si torna indietro.
A Savona si è appena insediato il nuovo questore di Savona.
Come studioso dell'Università di Genova chiederò, come faccio sempre, un incontro, nell'ottica della collaborazione tra ricerca e autorità della giustizia penale che da tempo cerco personalmente di portare avanti. Ho ottimi rapporti con diversi questori, mi auguro di incontrare il nuovo questore al più presto.





