Attualità - 13 ottobre 2026, 15:40

Peonie e ortensie al posto del degrado: a Cairo presentati i risultati del progetto europeo PoLaRecCE

Nell’area pilota di località Buglio recuperati terreni inutilizzati attraverso la floricoltura sostenibile

Dare una nuova vita a terreni degradati e inutilizzati, trasformandoli in risorse per il territorio attraverso la floricoltura e, allo stesso tempo, creare opportunità di formazione e inclusione sociale.

È il percorso avviato a Cairo Montenotte, dove oggi, alla Biblioteca Comunale “Francesco Cesare Rossi”, sono stati presentati i risultati del progetto europeo Interreg Central Europe PoLaRecCE, nell’ambito dell’iniziativa “Una peonia per valorizzare il territorio”.

Cairo è stata infatti scelta come area pilota per la Liguria del progetto, che punta al recupero e alla rigenerazione sostenibile di aree degradate o potenzialmente inquinate attraverso coltivazioni agricole non destinate all'alimentazione. In località Buglio, terreni precedentemente inutilizzati sono stati così recuperati e destinati alla coltivazione di specie floreali, in particolare peonie e ortensie.

La sperimentazione in Val Bormida del progetto che coinvolge un partenariato internazionale (composto da enti di ricerca e istituzioni di Polonia, Italia, Austria, Ungheria e Slovenia, con l’Accademia Polacca delle Scienze nel ruolo di capofila), e con  Anci Liguria che ha accompagnato l'iniziativa sul territorio ligure, non si limita al recupero dei terreni. Il progetto punta infatti a dimostrare come la rigenerazione ambientale possa diventare anche uno strumento di sviluppo economico e sociale.

"Questo progetto proposto da Anci Liguria ha rappresentato per noi una grande opportunità – ha sottolineato il sindaco di Cairo Montenotte Paolo Lambertini – perché ci ha permesso di portare a Cairo un'iniziativa di ampio respiro per valorizzare il territorio e creare un vero e proprio indotto sociale".

Secondo il primo cittadino, l'esperienza ha dimostrato concretamente la possibilità di "ridare vita a terreni degradati, inquinati o inutilizzati, trasformandoli in campi coltivati ad ortensie e peonie".

Un intervento che, per l'amministrazione comunale, si muove lungo due direttrici. Da una parte il recupero ambientale e agricolo, con la riconversione di suoli sterili in nuove risorse produttive per la floricoltura; dall'altra la dimensione dell'inclusione sociale, attraverso la possibilità di offrire a persone in situazione di difficoltà o prive di una formazione specifica l'opportunità di acquisire competenze professionali nel settore agricolo.

"L'obiettivo è favorire percorsi di reinserimento e nuove opportunità lavorative per il futuro – ha aggiunto Lambertini –. Siamo orgogliosi di aver partecipato in prima persona a questo percorso di rinascita per il nostro territorio".

Il valore dell'esperienza è stato sottolineato anche da Anci Liguria, partner del progetto. "Come Anci Liguria siamo orgogliosi di accompagnare i territori in percorsi di innovazione ambientale come il progetto PoLaRecCE – ha dichiarato la direttrice reggente Annalisa Cevasco –. L'esperienza pilota di Cairo Montenotte dimostra concretamente come la cooperazione europea possa tradursi in opportunità locali tangibili".

La sperimentazione, secondo Anci Liguria, rappresenta infatti un esempio di come sia possibile mettere in relazione risanamento di aree degradate, nuove filiere agricole sostenibili e inclusione sociale, trasformando una criticità ambientale in una possibile opportunità di sviluppo.

L'incontro in Biblioteca, moderato da Anci Liguria, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e del settore tecnico-scientifico. Tra i soggetti presenti la Direzione Generale Agricoltura della Regione Liguria, il CeRSAA – Centro di Sperimentazione e Assistenza Agricola, l'IRF – Istituto Regionale per la Floricoltura e Florcoop Sanremo.

Il progetto PoLaRecCE si inserisce così in una prospettiva più ampia, nella quale il recupero delle aree degradate non viene considerato esclusivamente come un intervento di carattere ambientale, ma come parte di un processo di rigenerazione territoriale capace di coinvolgere agricoltura, ricerca, formazione e inclusione.

Redazione

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