Acqua non idonea al consumo umano su tutto il territorio comunale di Pietra Ligure. Il divieto è stato ufficializzato ieri, 13 ottobre, con un’ordinanza contingibile e urgente firmata dal sindaco Luigi De Vincenzi, in seguito alla comunicazione di Servizi Ambientali S.p.A., gestore del servizio idrico integrato.
Le analisi hanno infatti rilevato il superamento dei parametri previsti per i PFAS, le cosiddette sostanze perfluoroalchiliche, facendo scattare il provvedimento. L’ordinanza dispone l’immediato divieto di utilizzare l’acqua per scopi potabili e per il consumo umano. La vicenda si inserisce in un quadro di attenzione che coinvolge anche i vicini comuni di Borgio Verezzi e Villanova d’Albenga.
Per garantire l’approvvigionamento alla popolazione, Servizi Ambientali ha predisposto sul territorio comunale tre autobotti, disponibili ininterrottamente, 24 ore su 24. Pesanti le ripercussioni sulla quotidianità di residenti e attività commerciali e produttive, costretti a riorganizzarsi per far fronte all’impossibilità di utilizzare l’acqua della rete.
Tra i residenti emerge soprattutto la preoccupazione per una situazione della quale non è ancora chiara la durata.
L’emergenza sta avendo ripercussioni concrete sulla quotidianità dei residenti. In queste ore sono numerose le persone che si stanno recando alle autobotti messe a disposizione sul territorio per procurarsi l’acqua potabile. Una situazione che ha comportato anche difficoltà nei supermercati, dove l’acqua minerale è stata rapidamente esaurita e, in alcuni casi, la vendita delle confezioni è stata razionata.
Per chi vive quotidianamente la situazione, il problema si traduce anche in un consumo molto maggiore di acqua minerale per le normali attività domestiche. C’è chi, in una sola giornata, ha utilizzato diverse bottiglie per preparare i pasti e per risciacquare piatti e stoviglie. La disponibilità dell’acqua nelle autobotti rappresenta quindi un aiuto concreto, soprattutto per poter disporre di una quantità maggiore rispetto a quella acquistabile nei supermercati.
Particolarmente complessa è la situazione per la ristorazione. Un ristoratore spiega che il problema riguarda innanzitutto la grande quantità d’acqua necessaria per il funzionamento delle attrezzature e per le diverse fasi della preparazione.
Di fronte a queste difficoltà, alcune attività hanno scelto di rimanere temporaneamente chiuse, in attesa di capire come affrontare l’emergenza. Altre stanno cercando di adeguarsi e di individuare soluzioni provvisorie, anche attraverso il confronto con le associazioni presenti sul territorio.
Resta dunque l’incertezza sui tempi e sulle modalità con cui la situazione potrà essere risolta. Per i residenti significa riorganizzare anche le più semplici attività quotidiane; per chi gestisce un ristorante, invece, significa fare i conti con una risorsa indispensabile per quasi ogni fase del lavoro.