Il più antico documento di Savona: la Charta offersionis dell'Abbazia di San Quintino di Spigno sarà eccezionalmente esposta a cura della direttrice della biblioteca, Raffaella Grosso, e della catalogatrice di libri antichi, Carlotta Cerrato nel salone della Biblioteca, in via Monturbano 14, a Savona, venerdì 16 ottobre alle ore 16.30 .
Redatta nel castello di Visone dal notaio Gerbino per conto dei marchesi Aleramici, la "Charta offersionis" rappresenta il più antico documento originale conservato in area savonese ed è custodita nella Biblioteca Civica Anton Giulio Barrili di Savona. La conferenza di Furio Ciciliot e Giovanni Rebora sarà dedicata all'Abbazia di San Quintino di Spigno: se ne analizzeranno il valore diplomatico, il contesto geopolitico legato alle incursioni saracene, la distruzione della perduta abbazia di San Salvatore di Giusvalla e la rocambolesca storia archivistica.
Nel cuore della Val Bormida, nel comune piemontese di Spigno Monferrato (AL), sorge l'Abbazia di San Quintino, superba testimonianza storica risalente alla fine del X secolo. L'abbazia nacque con una duplice e fondamentale funzione: una prettamente spirituale, legata alla rinascita monastica benedettina, e l'altra fortemente geopolitica e strategica. L'edificio fu posizionato intenzionalmente lungo l'antico tracciato della via romana Aemilia Scauri, una via di comunicazione stradale cruciale che univa la costa ligure (Savona) con l'entroterra piemontese (Acqui Terme). La collocazione geografica rendeva l'abbazia un vero e proprio caposaldo per il controllo dei traffici commerciali transappenninici e, contemporaneamente, un sicuro ospitale e luogo di rifugio per i pellegrini che si muovevano su quelle impervie strade.
Le origini della struttura sono intimamente interconnesse alle sorti di un altro centro religioso altomedievale: l'Abbazia di San Salvatore a Giusvalla (SV). Quest’ultima era un’antichissima istituzione religiosa, eretta in possibile epoca longobarda in un luogo sconosciuto lungo l'omonimo torrente Valla. Durante una serie di devastanti e cruente incursioni, i Saraceni la saccheggiarono e rasero completamente al suolo. Per rimediare alla perdita di questo presidio religioso ed economico, i discendenti della dinastia degli Aleramici decisero di rifondare il polo monastico, spostandolo di pochi chilometri in una posizione più favorevole dal punto di vista commerciale.
La nuova fondazione fu sancita il 4 maggio 991 mediante la stesura della Charta offersionis, un documento notarile scritto in lingua latina dal notaio Gerbino. Per assicurare la prosperità economica del nuovo insediamento di Spigno Monferrato, i marchesi trasferirono nel suo patrimonio fondiario l'intero asse ereditario e tutti i diritti feudali appartenuti alla distrutta abbazia di San Salvatore di Giusvalla.
L'abbazia godette di secoli di splendore, accumulando un vasto patrimonio terriero e agrario tra Piemonte e Liguria. Tuttavia, la parabola discendente cominciò a manifestarsi nel XV secolo e la fine definitiva della funzione spirituale giunse all'alba dell'Ottocento, sotto il governo napoleonico, quando i beni ecclesiastici furono confiscati. Nel corso del XIX secolo l'intero complesso fu venduto e subì pesanti modifiche strutturali, venendo riadattato e integrato all'interno delle mura di una casa colonica e di un'azienda agricola. Essendo di proprietà privata, la struttura non è accessibile al pubblico; nella controfacciata si conservano eccezionali frammenti di affreschi risalenti al X-XI secolo.
La storia archivistica di questa pergamena è avventurosa e rocambolesca. Dopo la soppressione formale del monastero in epoca napoleonica, il documento rimase a lungo legato ai passaggi di mano delle proprietà terriere agricole. Nel 1821, con la scomparsa dell’archivista savonese Gian Tommaso Belloro, si persero le tracce della Charta e il documento fu ritenuto disperso. Solo nei primi anni del Novecento, grazie a Giovanni Battista Minuto, la pergamena originale fu rintracciata in mani private. Minuto la acquistò e la pergamena giunse così alla Biblioteca Civica Anton Giulio Barrili di Savona, dove l'atto originale è tuttora conservato e protetto.
Redatta nel castello di Visone dal notaio Gerbino per conto dei marchesi Aleramici, la "Charta offersionis" rappresenta il più antico documento originale conservato in area savonese ed è custodita nella Biblioteca Civica Anton Giulio Barrili di Savona.
Redatta nel castello di Visone dal notaio Gerbino per conto dei marchesi Aleramici, la "Charta offersionis" rappresenta il più antico documento originale conservato in area savonese ed è custodita nella Biblioteca Civica Anton Giulio Barrili di Savona.
L’evento si svolgerà nel salone della Biblioteca, in via Monturbano 14, a Savona, venerdì 16 ottobre alle ore 16.30. La pergamena originale sarà eccezionalmente esposta a cura della direttrice della biblioteca, Raffaella Grosso, e della catalogatrice di libri antichi, Carlotta Cerrato.
La conferenza di Furio Ciciliot e Giovanni Rebora sarà dedicata all'Abbazia di San Quintino di Spigno: se ne analizzeranno il valore diplomatico, il contesto geopolitico legato alle incursioni saracene, la distruzione della perduta abbazia di San Salvatore di Giusvalla e la rocambolesca storia archivistica.
Nel cuore della Val Bormida, nel comune piemontese di Spigno Monferrato (AL), sorge l'Abbazia di San Quintino, superba testimonianza storica risalente alla fine del X secolo. L'abbazia nacque con una duplice e fondamentale funzione: una prettamente spirituale, legata alla rinascita monastica benedettina, e l'altra fortemente geopolitica e strategica. L'edificio fu posizionato intenzionalmente lungo l'antico tracciato della via romana Aemilia Scauri, una via di comunicazione stradale cruciale che univa la costa ligure (Savona) con l'entroterra piemontese (Acqui Terme). La collocazione geografica rendeva l'abbazia un vero e proprio caposaldo per il controllo dei traffici commerciali transappenninici e, contemporaneamente, un sicuro ospitale e luogo di rifugio per i pellegrini che si muovevano su quelle impervie strade.
Le origini della struttura sono intimamente interconnesse alle sorti di un altro centro religioso altomedievale: l'Abbazia di San Salvatore a Giusvalla (SV). Quest’ultima era un’antichissima istituzione religiosa, eretta in possibile epoca longobarda in un luogo sconosciuto lungo l'omonimo torrente Valla. Durante una serie di devastanti e cruente incursioni, i Saraceni la saccheggiarono e rasero completamente al suolo. Per rimediare alla perdita di questo presidio religioso ed economico, i discendenti della dinastia degli Aleramici decisero di rifondare il polo monastico, spostandolo di pochi chilometri in una posizione più favorevole dal punto di vista commerciale.
La nuova fondazione fu sancita il 4 maggio 991 mediante la stesura della Charta offersionis, un documento notarile scritto in lingua latina dal notaio Gerbino. Per assicurare la prosperità economica del nuovo insediamento di Spigno Monferrato, i marchesi trasferirono nel suo patrimonio fondiario l'intero asse ereditario e tutti i diritti feudali appartenuti alla distrutta abbazia di San Salvatore di Giusvalla.
L'abbazia godette di secoli di splendore, accumulando un vasto patrimonio terriero e agrario tra Piemonte e Liguria. Tuttavia, la parabola discendente cominciò a manifestarsi nel XV secolo e la fine definitiva della funzione spirituale giunse all'alba dell'Ottocento, sotto il governo napoleonico, quando i beni ecclesiastici furono confiscati. Nel corso del XIX secolo l'intero complesso fu venduto e subì pesanti modifiche strutturali, venendo riadattato e integrato all'interno delle mura di una casa colonica e di un'azienda agricola. Essendo di proprietà privata, la struttura non è accessibile al pubblico; nella controfacciata si conservano eccezionali frammenti di affreschi risalenti al X-XI secolo.
La storia archivistica di questa pergamena è avventurosa e rocambolesca. Dopo la soppressione formale del monastero in epoca napoleonica, il documento rimase a lungo legato ai passaggi di mano delle proprietà terriere agricole. Nel 1821, con la scomparsa dell’archivista savonese Gian Tommaso Belloro, si persero le tracce della Charta e il documento fu ritenuto disperso. Solo nei primi anni del Novecento, grazie a Giovanni Battista Minuto, la pergamena originale fu rintracciata in mani private. Minuto la acquistò e la pergamena giunse così alla Biblioteca Civica Anton Giulio Barrili di Savona, dove l'atto originale è tuttora conservato e protetto.





