"Nei boschi della provincia di Savona si aggira un giovane cinghiale zoppicante, con una profonda ferita alla testa. L’animale è stato avvistato dopo l’apertura della stagione venatoria, ma non è possibile stabilire con certezza l’origine della lesione. Ciò che sappiamo è che è ferito, impaurito e in difficoltà. E mentre ci si interroga sulle cause di quella ferita, emerge anche il problema della possibilità di soccorrerlo. I vincoli che regolano il recupero e la detenzione della fauna selvatica possono rendere complicato intervenire sui cinghiali; per questo occorrono procedure chiare ed efficaci ma che consentano di prestare assistenza agli animali feriti. Un cinghiale ferito non può diventare invisibile davanti alla legge. Non può essere lasciato soffrire perché nessuno riesce a intervenire. Fino a quando si continua a chiamare tutto questo 'gestione della fauna selvatica'?".
Ad affermarlo sono il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA), che aggiungono: "Da anni si ricorre agli abbattimenti dei cinghiali, eppure il problema non può dirsi risolto. Chiediamo che le politiche adottate vengano valutate sulla base di dati scientifici trasparenti, risultati verificabili e strategie realmente efficaci"
"La peste suina africana rende questa necessità ancora più urgente. Le battute collettive possono provocare spostamenti degli animali e devono essere valutate con attenzione rispetto al rischio di diffusione del virus. Per questo chiediamo alle istituzioni di rendere pubblici i dati e le valutazioni scientifiche che giustificano le misure adottate. Se la caccia è la soluzione, perché continuiamo a discutere dello stesso problema dopo anni di abbattimenti? Ma c’è una realtà che nessuna statistica può cancellare: la sofferenza degli animali".
"E il quadro politico non ci rassicura. L’autonomia differenziata e le possibili modifiche alla normativa nazionale sulla caccia sollevano interrogativi importanti sulle future tutele della fauna selvatica. Come PAI e OSA continueremo a chiedere che ogni scelta sia valutata alla luce delle evidenze scientifiche, della tutela della biodiversità e del rispetto degli animali", aggiungono.
"Nel frattempo, il disegno di legge sulla caccia prosegue il suo iter parlamentare e l’onorevole Francesco Bruzzone, esponente politico da tempo vicino alle istanze del mondo venatorio, ha assunto la presidenza della Commissione Agricoltura della Camera. Una nomina che rende ancora più importante garantire un confronto trasparente, nel quale le ragioni della tutela ambientale e animale abbiano spazio e ascolto".
"Noi non accettiamo che la fauna selvatica venga considerata soltanto un problema da eliminare. Non accettiamo che la risposta a ogni difficoltà sia cercata nell’abbattimento. E non accettiamo che la sofferenza degli animali venga relegata a un dettaglio secondario. Chiediamo prevenzione, ricerca, trasparenza, metodi efficaci e un sistema che permetta di soccorrere gli animali in difficoltà. Perché dietro le decisioni politiche non ci sono soltanto numeri, piani di abbattimento e calendari venatori. Ci sono esseri viventi che provano dolore e paura - concludono - La caccia, per qualcuno è uno sport. Per lui, una ferita aperta, la paura e forse una condanna a morte".














