Quasi quarant’anni. Tanto è passato da quel settembre del 1987 quando, quasi per gioco, un gruppo di appassionati decise di organizzare a Finale Ligure una gara di mountain bike. Oggi, mentre il territorio si prepara ad accogliere il suo primo Mondiale, quella manifestazione pionieristica appare come l’inizio di una storia che ha portato il Finalese ai vertici internazionali dell’off-road.
Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli. Questa sera sarà la sfilata sul lungomare a dare ufficialmente il via alla competizione iridata, trasformando ancora una volta Finale nel punto di incontro di atleti, team e appassionati provenienti da tutto il mondo. Poi, da domani, sabato 17 ottobre, e per tutta la giornata di domenica, saranno le gare a prendersi la scena, con l’assegnazione di sei titoli mondiali nelle due discipline.
Un appuntamento che rappresenta il punto più alto di una lunga storia sportiva e territoriale, costruita passo dopo passo attraverso quasi vent’anni di competizioni internazionali e una crescita che ha fatto della Finale Outdoor Region una delle realtà di riferimento mondiali per la mountain bike e, in particolare, per l’enduro.
Ma per capire fino in fondo il significato di questo Mondiale bisogna tornare indietro, a quando la mountain bike era ancora agli inizi e Finale cominciava appena a intuire le potenzialità di un movimento destinato a cambiare il volto del territorio.
A raccontare quella storia è Danilo Basso, che l’ha vissuta fin dagli esordi. "Abbiamo organizzato la prima gara l’11 settembre del 1987 e non sapevamo ancora che formula adottare. Abbiamo fatto una formula un po’ particolare, nel senso che era un circuito tutto dentro il borgo, di circa un chilometro e mezzo, da ripetere nelle tre ore: una bicicletta, due partecipanti". Un’altra epoca, anche per le biciclette. "Le biciclette, ovviamente, non erano quelle che sono adesso - ricorda Basso - avevano le forcelle rigide, i pedali flat, il manubrio rigido e tante altre cose diverse".
Eppure quella prima scommessa funzionò. La disciplina era ancora giovane, ma la risposta fu superiore alle aspettative. "Eravamo proprio all’inizio del movimento e avevamo avuto 47 coppie. Quindi, voglio dire, per l’epoca è stato un grossissimo successo", ricorda con orgoglio Basso.
Da quelle 47 coppie sarebbe partita una crescita progressiva, prima a livello nazionale e poi internazionale. Dopo le prime otto edizioni, gli organizzatori cominciarono ad allargare i propri orizzonti e nel 1991 arrivò un appuntamento destinato a segnare un altro passaggio importante. "Nel ’91 abbiamo avuto la finale di Campionato Italiano di cross country, con 640 atleti provenienti da tutta Italia, con i migliori biker che esistevano al momento sulla scena", continua.
Numeri che oggi raccontano una fase ancora lontana dall’esplosione dell’enduro, ma che testimoniano come Finale avesse già cominciato a costruire una propria reputazione nel mondo della mountain bike. Da allora il rapporto tra sport e territorio si è fatto sempre più stretto. I sentieri, i borghi, l’entroterra e il paesaggio sono diventati parte integrante di un’offerta che nel tempo ha trasformato Finale in una destinazione internazionale per gli appassionati delle due ruote.
"Quello che abbiamo sviluppato in questi anni ci ha portato a essere un’eccellenza proprio a livello mondiale nel movimento della mountain bike". Insomma, una notorietà che Basso ha potuto toccare con mano anche viaggiando all’estero: "In qualsiasi posto io e tanti altri siamo andati in giro per il mondo, quando diciamo che siamo di Finale Ligure ci reputano delle persone fortunatissime e io credo di esserlo stato".
Ciò che quasi quarant’anni fa poteva sembrare soltanto una particolare vocazione sportiva è diventato nel tempo un elemento riconoscibile dell’identità di Finale Ligure. E con la crescita della mountain bike è cresciuto anche il territorio di riferimento. Oggi la Finale Outdoor Region non si limita al Comune di Finale Ligure, ma coinvolge una rete di località costiere e dell’entroterra, arrivando fino a Castelvecchio di Rocca Barbena.
Un sistema che, secondo Basso, ha saputo superare anche le possibili divisioni territoriali: "Io penso che il campanilismo non sia mai esistito, nel senso che ormai tutti i Comuni, sia dell’entroterra che quelli rivieraschi, hanno capito il fenomeno e hanno tutti gli interessi a non farsi concorrenza uno con l’altro e cercare di collaborare tutti insieme per ottenere il massimo risultato".
È anche grazie a questa dimensione comprensoriale che il movimento ha potuto crescere fino ad arrivare all’appuntamento di questi giorni. Da domani saranno circa 300 gli atleti professionisti chiamati a contendersi i titoli, ai quali si aggiungeranno le categorie Open, portando il numero complessivo dei partecipanti intorno alle 500 unità. Un salto impressionante rispetto alle 47 coppie della prima gara del 1987.
Ma il Mondiale non è soltanto un punto di arrivo. È anche una nuova responsabilità per un territorio che dovrà continuare a mantenere il livello raggiunto. "Le prospettive, almeno io parlo dal punto di vista personale, sono che bisogna mantenere questo livello e cercare di potenziarlo - racconta Danilo Basso -. Ci sono delle difficoltà perché comunque il mantenimento della sentieristica comporta dei costi e noi, come consorzio, cerchiamo di gestire i denari nel migliore dei modi e distribuirli ovviamente su tutto il territorio".
È il lato meno visibile, ma fondamentale, di una storia che ha trasformato i sentieri del Finalese in una vera infrastruttura sportiva e turistica. Dietro gli atleti, le gare e la ribalta internazionale c’è infatti un lavoro quotidiano fatto di manutenzione, collaborazione tra Comuni e capacità di preservare una risorsa che rappresenta il cuore stesso del movimento.
Questa sera, con la sfilata sul lungomare, Finale aprirà ufficialmente il capitolo più prestigioso di questa lunga storia. Quasi quarant’anni dopo quella prima gara organizzata l’11 settembre 1987, in mezzo tutta una storia fatta di passione, intuizione e di un territorio che ha saputo trasformare la mountain bike da fenomeno pionieristico in una delle proprie principali eccellenze.
Dal Borgo al Mondiale, dai primi 47 partecipanti alla scena iridata: la storia della mountain bike a Finale è arrivata al suo capitolo più importante.





