"Non è chiaro se i PFAS, responsabili del divieto di bere l’acqua del rubinetto a Borgio Verezzi, Pietra Ligure e Villanova d’Albenga fossero mai stati monitorati prima nè da quanto tempo si beva acqua contaminata, e i PFAS, “inquinanti eterni” che si accumulano nelle falde e nel corpo umano, sono dannosi soprattutto quando l’esposizione è costante e prolungata".
A dirlo Azione Liguria e Savona in Azione.
"La contaminazione da siti industriali, discariche o scarichi va individuata all’origine e bonificata, non solo filtrata a valle. Per questo chiediamo alla Regione un’indagine idrogeologica e storica con ARPAL e ASL 2, e la verifica dei siti nel bacino dei pozzi, tra cui l’ex Fumeco di Tovo San Giacomo, sito di smaltimento smaltimento illecito di rifiuti sotto inchiesta. Non si afferma a priori un nesso con i PFAS, ma chiediamo approfondimenti - proseguono - I dati dei monitoraggi passati, ad esempio quelli condotti da Greenpeace e ARPAL nel 2019-22, vanno resi leggibili in un quadro unico regionale, con serie storiche, punti di prelievo e confronto con i limiti di legge. Chiediamo poi un biomonitoraggio per i cittadini delle zone colpite, come quello approvato dal Consiglio regionale a giugno 2025 per i Vigili del Fuoco, limiti regionali agli scarichi e piani di controllo sulle fonti come quelli adottati dalla Calabria a luglio 2026, oltre ad una campagna straordinaria di monitoraggio su acque potabili, falde, corsi d’acqua e suoli nelle zone di captazione idropotabile".
"Non condividiamo la proposta di AVS di chiedere alla Regione il divieto di tutti i PFAS: per quanto auspicabile, si tratta di una misura estrema che la Regione non ha il potere di adottare, perchè la disciplina delle sostanze chimiche e dei prodotti che circolano nel mercato europeo spetta all’UE, per cui si rischierebbe di lasciare il ponente savonese con un titolo di giornale e nessuna tutela reale. Servono dati, controlli, indagini e bonifiche, cioè ciò che la Regione può davvero fare - concludono Azione Liguria e Savona in Azione - Dove ha competenza, su scarichi, controlli, monitoraggio, trasparenza e sanità pubblica, la Regione deve agire subito. Dove non ce l’ha, deve fare pressione su Governo e Parlamento per una legge nazionale e sostenere a Bruxelles la restrizione universale dei PFAS, i cui pareri definitivi sono attesi entro dicembre 2026, come già fatto da altri Consigli regionali, ad esempio in Piemonte".





